5g in italiaIl 5G è una delle più imponenti rivoluzioni tecnologiche di questa prima parte di secolo, visto che apre a un’era in cui smartphone e altri dispositivi tecnologici quotidiani, oggetti, sensori, automobili, velivoli, impianti all’interno del corpo, fino alle intere città sono connessi tra loro ad altissima velocità e bassissima latenza.

Insomma, è la chiave d’ingresso per la vera esplosione di una serie di progetti per ora a livello embrionale o ancora potenziale come le Smart Cities, le auto che guidano da sole, il vero Internet delle Cose senza dimenticare la telemedicina, la possibilità di azzerare la burocrazia e tante altre novità in rampa di lancio.

Cambieranno le nostre abitudini, miglioreranno servizi e – gradualmente – si potrà anche dire addio a un digital divide che è purtroppo ancora presente. Nel periodo in cui il 5G farà il proprio ingresso in Italia nel triennio 2020-2022 fino a consolidarsi in modo più importante entro il 2025, tutti gli operatori di telecomunicazione italiani sono in prima linea per allestire il network secondo le più recenti regolamentazioni. Scopriamo tutto sul 5G.

Cos’è e come funziona il 5G

Due sono le caratteristiche fondamentali del 5G: altissima banda a disposizione e un valore di latenza molto basso. Semplificando, fa sì che milioni di dispositivi o di semplici oggetti si possano connettere alla rete comunicando tra loro in tempo reale, con un tempo di risposta (la latenza, appunto) quasi del tutto assente. Si parla spesso solo di velocità del 5G, ma è improprio e scorretto basarsi solo su questo particolare, perché le potenzialità di questa innovazione sono molteplici e ve le raccontiamo nei prossimi paragrafi.

A livello squisitamente tecnico, il 5G si appoggia su onde radio ad altissime frequenze, dalle attuali 5 GHz fino anche alle 300 GHz con il risultato che la velocità aumenta in modo esponenziale a discapito della propagazione, con più difficoltà a penetrare attraverso ostacoli. Per questo motivo sono strategici sia la posizione sia il numero delle antenne che comporranno l’infrastruttura.

Frequenze del 5G in Italia

Il 5G in Italia viene sfruttato su tre bande di frequenze ovverosia 694 – 790 MHz, 3600 – 3800 MHz e 26,5 – 27,5 GHz. Che cos’è la banda? Definisce la sezione dello spettro elettromagnetico utilizzata per la trasmissione di dati e informazioni. La suddivisione è regolamentata in modo rigoroso per evitare il più possibile conflitti e interferenze; da qui, l’asta (vedi sotto) che ha coinvolto i maggiori operatori di telecomunicazione in Italia.

Qual è la differenza tra le frequenze e le bande del 5G in Italia?

  • Banda 700 – Anche nota come “nobile” è quella che può penetrare con più efficacia all’interno di barriere come muri e soffitti raggiungendo i dispositivi in abitazioni, uffici, centri commerciali, aeroporto, porti, stazioni, rete ferroviaria e autostradale e quant’altro. Questa banda è stata assicurata da TIM e Vodafone a costo salato oltre che da Iliad con prezzi più convenienti grazie a un beneficio dato dalla sua recente comparsa sul nostro mercato. Queste frequenze sono occupate dalle trasmissioni del digitale terrestre, saranno liberate entro il 2022 con uno switch-off graduale.
  • Banda intermedia – Si riferisce a quella 3600-3800 MHz che è sfruttata per coperture macro-cellulari in ambienti molto abitati e in quelli con architetture ibride in zone caratterizzate da minore densità di popolazione.
  • Onde Millimetriche – La banda 26,5 – 27,5 GHz è conosciuta come quella delle onde millimetriche perché le lunghezze d’onda vanno proprio da 1 a 10 mm. Caratterizzata da una portata molto più bassa e non in grado di penetrare attraverso barriere, può però reggere una velocità di trasferimento anche superiore alla fibra ottica con una bassissima latenza. Ma, come dimostrato dall’antenna presentata da Qualcomm (QTM052) nel Luglio del 2018, può raggiungere anche gli smartphone.

Velocità e latenza del 5G

Quanto è veloce il 5G? Il miglioramento rispetto al 4G è netto e inequivocabile seppur, come abbiamo visto, il 5G non è solo e soltanto un’evoluzione della rapidità del trasferimento dati. Per dare un po’ di numeri possiamo citare le specifiche del nuovo protocollo che prevede una capacità di trasferire 1 Gbps di valore di picco su una singola cella LTE a 20 Gbps in downstream e 10 Gbps in upstream con valori “reali” di almeno 100 Mbps in down e 50 Mbps in up.

Ma la forza del 5G è nella capacità di reggere questa straordinaria velocità per un numero assai elevato di dispositivi, fino a un milione per ogni chilometro quadrato. Non solo, rimane operativo anche se l’utente si sta muovendo alla considerevole velocità di 500 km/h. Infine, merita una menzione speciale l’altra grande perla del 5G, che è la latenza, visto che – sempre secondo le specifiche del protocollo – deve rimanere sotto i 4 ms (contro i 70 – 100 ms del 4G) spingendosi fin a 1 ms con l’URLLC (ultra-reliable low latency communications). Gli operatori dispongono inoltre di 100 MHz di frequenza scalando fino a 1 GHz.

Copertura del 5G in Italia

Partiamo dalla fine: il digital divide coinvolge necessariamente il 5G perché la diffusione e la penetrazione sono vincolati naturalmente dall’attivazione graduale dell’infrastruttura e dalla necessità di recuperare le frequenze liberate man mano dal digitale terrestre. Di più: così come per i precedenti, le grandi città sono i primi centri che possono sfruttare la connessione di nuova generazione, con le piccole cittadine e le zone rurali che arriveranno in un secondo momento.

Il 4G è fondamentale per rendere la transizione il meno traumatica possibile, ma la differenza tra le due tecnologie è evidente, basti leggere i dati sulla velocità e latenza. Secondo quanto previsto dalla società d’analisi OpenSignal, il 5G andrà a interessare entro il 2025 il 31% del mercato europeo, vedendoci ben dietro il 49% del mercato statunitense, ma ben oltre il 14% a livello planetario oltre che il 25% del mercato cinese.

5G per TIM, Vodafone, Wind, Tre, Iliad e Fastweb

Ricollegandoci alle frequenze spiegate nel dettaglio nel paragrafo qui sopra, riepiloghiamo come gli operatori hanno distribuito il proprio budget per assicurarsi bande e frequenze specifiche e quanto hanno speso. L’incasso totale per lo Stato è pari a 6,5 miliardi, ben 4 miliardi in più rispetto alle previsioni come da legge di Bilancio 2018. Ricordiamo che Iliad ha potuto godere di un preziosissimo blocco riservato in quanto nuovo entrante sul mercato attraverso la delibera 231/18/CONS di AGCOM.

  • 700MHz blocco riservato – Iliad Italia – 676.472.792 euro
  • 700MHz blocco generico – Vodafone Italia – 345.000.000 euro
  • 700MHz blocco generico – Telecom Italia – 340.100.000 euro
  • 700MHz blocco generico – Telecom Italia – 340.100.000 euro
  • 700MHz blocco generico – Vodafone Italia – 338.236.396 euro
  • 3700MHz blocco specifico (80MHz) – Telecom Italia – 1.694.000.000 euro
  • 3700MHz blocco specifico (80MHz) – Vodafone Italia – 1.685.000.000 euro
  • 3700MHz blocco specifico (20MHz) – Wind Tre – 483.920.000 euro
  • 3700MHz blocco specifico (20MHz) – Iliad Italia – 483.900.000 euro
  • 26GHz blocco generico – Telecom Italia – 33.020.000 euro
  • 26GHz blocco generico – Iliad Italia – 32.900.000 euro
  • 26GHz blocco generico – Fastweb 32.600.000 euro
  • 26GHz blocco generico – Wind Tre – 325.86.535 euro
  • 26GHz blocco generico – Vodafone Italia – 32.586.535 euro

Ha fatto discutere molto proprio questa banda concessa a Iliad a prezzo molto scontato (sola base d’asta), ad esempio da parte di Maurizio Gasparri, ex ministro delle telecomunicazioni, ma anche l’exploit di Fastweb. A fronte di soltanto 198 milioni di euro si è infatti portata a casa uno spettro di 40 MHz nella banda 3,5 GHz, frutto di un accordo con Tiscali, che deteneva i diritti di quel lotto dopo essersi fusa con Aria nel 2008 inglobando proprio le frequenze della banda 3,4-3,6 GHz per il mai decollato WiMax. E la situazione potrebbe ripetersi con il lotto sugli 84 MHz in mano a Linkem nella pregiata banda 3,7 GHz.

Accordi e sperimentazioni del 5G in Italia

TIM è stata da subito molto operativa a Torino insieme a Ericsson e Qualcomm con un prototipo di smartphone con a bordo un chipset Qualcomm Snapdragon X50 5G (che è a bordo dei primi dispositivi compatibili) sulle frequenze 3,4 e 3,8 GHz. Nel Dicembre 2018 a Roma è stata effettuata con successo la prima videochiamata d’Europa, mentre al Festival di Sanremo 2019 sono state utilizzate a scopo dimostrativo le frequenze da 3,7 GHz con le antenne intelligenti 5G Ericsson (massive MIMO).

Vodafone sta testando il 5G soprattutto a Milano, in seconda battuta a Torino, Bologna, Napoli e Roma. Iliad ha stretto un accordo con INWIT, (Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A.) società di proprietà di TIM, per poter sfruttare le sue torri di trasmissione per la diffusione del proprio segnale. Wind e Tre hanno individuato in Prato e L’Aquila (insieme a Milano, Bari e Matera) città ’use cases’ per testare la rete 5G.

Tutta da valutare appieno e nel dettaglio la compatibilità degli operatori di altre nazioni e, peggio ancora, di altri continenti dato che uno smartphone 5G potrebbe non funzionare correttamente sulle reti di nuova generazione quando si trova oltreoceano (in una o nell’altra direzione).

Smartphone compatibili col 5G

Il Mobile World Congress 2019 di Barcellona presenterà numerosi modelli di smartphone già compatibili con il 5G. Sembra ormai sicuro che sia la famiglia Samsung Galaxy S10 sia il futuro nuovo OnePlus così come il prossimo top di gamma LG saranno già pronti. Motorola (dunque, Lenovo), ha invece già presentato 5G Moto Mod ossia il modulo da applicare al retro dello smartphone per farlo agganciare alle nuove reti.

5G per la salute

Una delle vicende e questioni più importanti intorno al 5G è quella sulla sua eventuale pericolosità. Mancano studi e risultati incontrovertibili dall’una o dall’altra parte, ma si può senza dubbio affermare che molte dichiarazioni sono fasulle e altre esagerate. Rimane che in Italia le regolamentazioni sull’elettrosmog siano piuttosto rigide e che – soprattutto con la possibilità che le antenne 5G siano capillari e assai diffuse – servirà molta attenzione da parte degli operatori di telecomunicazione per stare entro i limiti.

Specificato questo, si deve prestare la massima attenzione alla provenienza delle informazioni. A tutt’oggi non si sono evidenziati rischi sanitari connessi con l’uso di onde radio, naturalmente se ci si mantiene sotto i livelli consentiti dalle normative. Se prendiamo come riferimento, come è giusto che sia, ciò che ha dichiarato lo IARC allora si può ricordare che l’esposizione alle onde radio per usi cellulari è stata cautelativamente classificata come “possibile cancerogena“, tuttavia i ripetitori per telefonia non rientrano in questa classificazione. Rispetto a 4G e precedenti, il 5G non cambia di molto i livelli di esposizione.