Lo scorso 20 novembre, Google ha colto un po’ tutti di sorpresa, inclusa Apple, annunciando la compatibilità di Quick Share con AirDrop, potenzialità che estende la compatibilità di Quick Share per abilitare lo scambio di file con iOS, iPadOS e macOS.
Attualmente questa potenzialità è un’esclusiva dei Google Pixel 10 e, dallo scorso mese, sappiamo che dovrebbe essere estesa anche ai Pixel 9. Sin dal primo annuncio, Big G aveva lasciato intendere che questa potenzialità non sarebbe rimasta a lungo esclusiva dei Pixel e, nelle ultime ore, è arrivata la conferma ufficiale del fatto che nel 2026 raggiungerà molti più dispositivi. Scopriamo tutti i dettagli.
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Quick Share con AirDrop non è progettato come esclusiva dei Pixel
Sin dall’introduzione della versione “estesa” di Quick Share compatibile con AirDrop, Google ha scelto di svincolare questa potenzialità da qualcosa che fosse esclusivo dei Pixel. Il colosso di Mountain View ha infatti trasformato la Quick Share Extension da semplice “stub” di un’app di sistema a un’app di sistema vera e propria scaricabile e aggiornabile tramite Google Play Store.
Questa “estensione”, che al momento abilita la funzionalità sui soli Pixel 10, è in realtà potenzialmente compatibile con tutti gli smartphone Android. A poco meno di tre mesi dall’annuncio di Quick Share con AirDrop, arriva una conferma ufficiale da parte di Google sul fatto che la funzionalità verrà presto estesa ad altri dispositivi del Robottino verde con “annunci entusiasmanti“.
Annunci entusiasmanti in arrivo da parte di Google
Di seguito riportiamo le parole di Eric Kay, vicepresidente delle divisione Engineering for the Android platform presso Google, intervenuto sulla questione durante una conferenza stampa a Taipei, parte del tour dei Pixel Labs (via Android Authority):
“L’anno scorso abbiamo lanciato l’interoperabilità AirDrop. Nel 2026 la estenderemo a molti più dispositivi. Abbiamo dedicato molto tempo ed energie per assicurarci di poter realizzare qualcosa che fosse compatibile non solo con iPhone, ma anche con iPad e MacBook. Ora che l’abbiamo dimostrato, stiamo lavorando con i nostri partner per estenderlo al resto dell’ecosistema, e presto ci saranno annunci entusiasmanti.”
Quali dispositivi potrebbero essere i primi a beneficiarne
Google non ha nominato dispositivi o partner/produttori specifici, limitandosi a suggerire che Quick Share con AirDrop non sarà più esclusiva dei Pixel ma che nel corso del 2026 arriverà su molti altri dispositivi.
Finora, ma parliamo di informazioni risalenti a novembre, le uniche due realtà ad aver dichiarato di essere al lavoro per aggiungere ai propri prodotti questa potenzialità sono Nothing e Qualcomm; il fatto che il chipmaker statunitense sia coinvolto è molto positivo, dato che un sacco di smartphone e tablet Android ruotano proprio attorno a uno dei suoi chip Snapdragon.
Vedremo quanto tempo passerà prima che questa potenzialità possa effettivamente raggiungere un maggior numero di dispositivi Android ma, considerando che Android 17 si avvicina sempre di più, è lecito supporre che la prossima versione del sistema operativo del Robottino verde possa fare da spartiacque per l’arrivo di questa funzionalità.
Google parla anche dei miglioramenti alla migrazione da/per iPhone
Durante la stessa conferenza stampa, Kay ha poi speso alcune parole per un’altra faccenda attualmente in fase di sviluppo, ovvero la semplificazione del passaggio da Android ad iPhone (e viceversa) a cui stanno lavorando in collaborazione Google ed Apple:
“Lavoreremo anche per semplificare il trasferimento dei dati per chi decide di cambiare telefono e per assicurarci che mantenga tutto ciò che aveva dal suo vecchio telefono. Quindi, c’è molto altro da fare in questo senso”.
Tra le aggiunte ai dati che potranno essere trasferiti durante il passaggio da un mondo all’altro, stando a una vecchia build di Android Canary, rientreranno le impostazioni di accessibilità, le playlist musicali (da Apple Music a YouTube Music e viceversa), password e passkey, le carte salvate nei wallet (da Apple Wallet a Google Wallet e viceversa) e le credenziali delle reti Wi-Fi (dato che, finora, vengono trasferiti solo i nomi “noti” delle reti).
