Mark Zuckerberg vede l’intelligenza artificiale come il futuro dei social media. Durante l’ultima earnings call di Meta, il CEO ha delineato quella che definisce la terza era delle piattaforme social, un’evoluzione che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui gli utenti interagiscono con Facebook, Instagram e Threads.
Qualche anno fa Meta aveva puntato tutto sul Metaverso, con tanto di cambio di nome, convinta che visori VR e AR rappresentassero la prossima frontiera tecnologica. Oggi la direzione sembra essere drasticamente cambiata e quella scommessa è ormai persa; ora è l’AI al centro della strategia aziendale.
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Parlando con gli analisti, Zuckerberg ha ripercorso l’evoluzione delle piattaforme social. “I social media hanno attraversato finora due ere,” ha spiegato il CEO. “La prima era quella in cui tutti i contenuti provenivano da amici, familiari e account che seguivi direttamente. La seconda è arrivata quando abbiamo aggiunto tutti i contenuti dei creator.”
Zuckerberg non ha esplicitamente definito l’AI come la terza era, ma la direzione appare chiara. La sua visione prevede feed riempiti con video, immagini e testi generati dall’intelligenza artificiale, personalizzati specificamente per ogni singolo utente. Al posto delle foto delle vacanze degli amici o delle promozioni degli influencer, gli utenti potrebbero ritrovarsi a scorrere contenuti creati su misura da algoritmi.
I piani sono già in movimento
Meta non sta parlando di un futuro lontano, anzi, l’azienda ha già messo in pratica parte di questa strategia. L’app Vibes ha generato finora 20 miliardi di immagini AI, un numero che dà un’idea della scala su cui Meta sta operando.
L’obiettivo più ampio è integrare l’intelligenza artificiale in modo pervasivo su Facebook, Instagram e Threads, fondendo i modelli linguistici di grandi dimensioni con i sistemi di raccomandazione già esistenti. In pratica, l’AI non si limiterebbe a suggerire contenuti esistenti, ma ne creerebbe di nuovi basandosi sulle preferenze e sui comportamenti di ogni utente.
I rischi di un approccio così aggressivo
Questo pivot è particolarmente controverso: i pericoli dei social media sono ampiamente documentati, ma l’introduzione massiccia di contenuti AI solleva preoccupazioni ulteriori. L’intelligenza artificiale ha debolezze note, a partire dalle allucinazioni, quei casi in cui i modelli generano informazioni completamente inventate o inaccurate presentandole come fatti.
C’è poi un problema più sottile ma potenzialmente più grave. L’AI tende a essere molto accomodante con l’utente (sicofante), a meno che non venga esplicitamente istruita diversamente. Questo porta al rinforzo di pensieri e idee preesistenti, anche quando questi sono dannosi. Sono già stati documentati casi estremi in cui utenti particolarmente vulnerabili, coinvolti in interazioni prolungate con chatbot AI, hanno compiuto gesti autolesionisti.
A questo si aggiunge il crescente malcontento da parte degli utenti sull’intruvisità dell’intelligenza artificiale nelle applicazioni, sui siti e ora anche sui social con contenuti AI-generated caratterizzati da bassa qualità e produzione che hanno portato alla coniazione del termine “AI Slop”. Una transizione del genere potrà anche avere buona risonanza con gli investitori a breve termine, ma sul medio-lungo raggio il rischio, per Meta, è che, se questi contenuti dovessero divenire prevalenti nei feed, il malcontento degli utenti si possa trasformare in scelte più drastiche e radicali come un abbassamento del tempo trascorso sui social o il loro abbandono totale. Con implicazioni disastrose per l’azienda.
Dal punto di vista tecnologico, la visione di Zuckerberg è indubbiamente ambiziosa. Ma le implicazioni per la salute mentale degli utenti e per la qualità dell’informazione e dei contenuti sui social, già sotto la lente d’ingrandimento di regolatori e nazioni intere, forse meriterebbero una riflessione più approfondita prima di procedere su questa strada.
