Una delle richieste più frequenti degli utenti Gmail sta finalmente per diventare realtà. Google ha infatti iniziato a rilasciare una nuova funzionalità che permetterà di modificare il proprio indirizzo email principale, quello che termina con @gmail.com, senza dover creare un nuovo account e senza perdere alcun dato.
Effettivamente, è un bel cambiamento, soprattutto se si pensa che Gmail è un servizio utilizzato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e che per quasi vent’anni ha mantenuto una rigidità assoluta sulla questione degli indirizzi email. Ora, però, le cose sembrano essere destinate a cambiare.
Andiamo, però, con ordine. I primi a rendersi conto di questa notizia sono stati alcuni utenti che, navigando sulla pagina del centro assistenza di Google aggiornata in lingua hindi, hanno improvvisamente scoperto la possibilità di cambiare l’indirizzo Gmail principale. La scoperta è stata segnalata inizialmente all’interno del gruppo Telegram Google Pixel Hub e da lì la notizia ha cominciato a diffondersi rapidamente tra gli appassionati di tecnologia e i media specializzati.
Quello che inizialmente sembrava un errore o un test molto limitato si è poi rivelato essere l’inizio di un rilascio graduale. Nel giro di pochi giorni, infatti, la documentazione è stata aggiornata anche in altre lingue confermando che si tratta di una funzione vera e propria che Google sta distribuendo progressivamente alla sua base utenti.
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Come funziona il cambio di indirizzo?
Per cambiare indirizzo email non sono necessari passaggi troppo complessi: nel momento in cui un utente decide di cambiare il proprio indirizzo Gmail, infatti, il vecchio recapito non viene cancellato o reso inutilizzabile. Al contrario, viene automaticamente convertito in un alias, ovvero in un indirizzo alternativo perfettamente funzionante. Pertanto, le email inviate al vecchio indirizzo continueranno ad arrivare nella stessa casella di posta con una sorta di portabilità digitale, e sarà inoltre possibile accedere a tutti i servizi Google utilizzando sia il nuovo che il vecchio indirizzo.
Tutto ciò premesso, chi vuole verificare se la funzione sia o meno già disponibile sul proprio account, non deve far altro che seguire il percorso indicato da Google: bisogna infatti visitare il sito myaccount.google.com, selezionare la sezione Informazioni personali, poi Email, quindi Email Account Google.
Se compare l’opzione Cambia l’email del tuo Account Google, significa che l’account è stato abilitato alla nuova funzionalità. Una volta cliccato, il sistema chiederà di inserire il nuovo nome utente desiderato, sempre con dominio @gmail.com, verificando che non sia già utilizzato da qualcun altro o che non sia stato utilizzato in passato e poi cancellato.
Dopo aver confermato il nuovo indirizzo, tutti i dati dell’account rimangono intatti. Email, messaggi, foto, documenti archiviati su Drive, la cronologia di YouTube, le mappe salvate su Maps e qualsiasi altro contenuto legato all’account Google restano esattamente dove sono. Non serve trasferire nulla manualmente, non serve riconfigurare app o servizi. L’unica cosa che cambia è l’etichetta visibile dell’indirizzo principale, mentre l’identità digitale sottostante rimane la stessa.
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La libertà non è così ampia come sembra
Ovviamente, una libertà così ampia avrebbe potuto aprire le porte a diversi problemi, dai tentativi di impersonificazione alla caccia agli username più desiderati. Proprio per questo motivo Google ha introdotto una serie di limitazioni piuttosto rigide.
Prima di tutto, pare che il cambio di indirizzo Gmail possa avvenire soltanto una volta ogni dodici mesi, con un massimo di tre modifiche complessive nell’arco dell’intera vita dell’account. In altre parole, ogni utente può avere al massimo quattro indirizzi Gmail nel corso del tempo, compreso quello originale.
Una volta scelto un nuovo indirizzo, inoltre, non è possibile eliminarlo. Il nuovo recapito diventa parte permanente dell’account e può essere ripristinato come indirizzo principale in qualsiasi momento, ma non può essere cancellato definitivamente a meno di non eliminare l’intero account Google. Anche il vecchio indirizzo originale rimane legato all’account e non può essere riutilizzato da altre persone per creare nuovi account.
Perché questa novità può cambiare la vita di tanti
Il rigido legame tra account Google e indirizzo Gmail è sempre stato uno dei punti più discussi dell’offerta di servizio di Mountain View. A differenza di altri servizi di posta elettronica, come Microsoft Outlook, che da tempo permettono di aggiungere alias o di cambiare l’indirizzo principale con relativa facilità, Gmail ha infatti mantenuto una posizione praticamente inflessibile per quasi vent’anni. Pertanto, chi voleva un nuovo indirizzo Gmail aveva sostanzialmente due opzioni: creare un account completamente nuovo e tentare di migrare tutto manualmente, oppure rassegnarsi a convivere con l’indirizzo originale.
Eppure, le ragioni per voler cambiare un indirizzo email sono innumerevoli e non sono certo riconducibili a dei meri sfizi.
Per esempio, c’è chi ha creato il proprio account da adolescente, magari scegliendo uno username poco professionale o legato a interessi di quel periodo della vita. C’è chi ha cambiato nome e cognome a seguito di matrimonio, divorzio o transizione di genere e vorrebbe che la propria identità digitale riflettesse questo cambiamento. C’è anche chi semplicemente desidera un indirizzo più sobrio e adatto a un uso professionale, magari perché quello scelto molti anni fa non è più in linea con la propria immagine attuale.
Fino ad oggi, tutte queste persone erano sostanzialmente bloccate nelle strette maglie di Gmail: creare un nuovo account significava perdere anni di email, dover riconfigurare decine o centinaia di servizi collegati, rischiare di perdere integrazioni con applicazioni di terze parti, e dover avvisare tutti i propri contatti del cambiamento. Un processo lungo, complesso, rischioso e spesso semplicemente non praticabile per chi utilizza Gmail in ambito professionale o ha costruito nel tempo un ecosistema digitale complesso attorno al proprio indirizzo.
Adesso, invece, Google sembra offrire un comodo percorso per trovare una maggiore soddisfazione e, soprattutto, evitare una pericolosa emorragia di utenti: negli ultimi anni molte persone hanno infatti preferito migrare verso servizi alternativi più flessibili come Proton Mail, Outlook o soluzioni di posta gestite autonomamente.
Non solo. Questa novità potrebbe avere un impatto sociale e psicologico non trascurabile. Milioni di persone in tutto il mondo si portano dietro indirizzi email creati nell’era pre-smartphone, quando Internet era ancora qualcosa di relativamente nuovo e l’idea di scegliere con cura il proprio indirizzo email non era così scontata. La possibilità di rinnovare questa parte della propria identità digitale senza perdere vent’anni di storia rappresenta una forma di libertà che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile.
Quando arriverà per tutti?
La grande incognita riguarda piuttosto i tempi di distribuzione. Google parla espressamente di un rilascio progressivo. Ovvero, la funzione non sarà immediatamente disponibile per tutti. Non ci sono date ufficiali, non ci sono criteri pubblici di eleggibilità, e non è chiaro se alcuni Paesi riceveranno la funzione prima di altri o se l’attivazione dipenderà da altre caratteristiche dell’account.
Al momento, molti utenti che hanno provato a verificare sul proprio account hanno trovato il messaggio che informa che l’opzione non è ancora disponibile. Altri, però, hanno già potuto testare la funzione con successo, confermando che il processo è effettivamente semplice e funzionale come descritto nella documentazione ufficiale di Mountain View.
Resta anche da capire se Google estenderà questa possibilità agli account Google Workspace, quelli utilizzati in ambito aziendale e organizzativo, dove la gestione degli indirizzi email segue dinamiche diverse e spesso più complesse legate ai domini personalizzati. Per ora l’azienda non ha fornito indicazioni in merito, lasciando aperte diverse domande sulla portata complessiva dell’aggiornamento.
