Tutti gli appassionati di tecnologia, soprattutto nell’ambito mobile, hanno sicuramente ben presente la crescita esponenziale che ha avuto Xiaomi negli ultimi anni; seguendo le orme e in parte le strategie della Huawei dei tempi d’oro, è passata nel corso del tempo da brand di cinesoni a basso prezzo, ad essere uno dei marchi più influenti del settore, questo almeno fino a qualche tempo fa.
Segui TuttoAndroid su Google Discover
Il terzo trimestre 2022 segna l’inizio del declino di Xiaomi?
Tutto filava liscio come l’olio, almeno fino al primo trimestre 2021 per Xiaomi che in seguito, tra alti e bassi, non è stata più in grado di far registrare dati di vendita considerevoli. Sia chiaro che non si tratta dell’unico brand in questa situazione, tralasciando Apple, tutti gli altri hanno subito dei cali a livello di vendite, e la colpa com’è di moda adesso si dà alla pandemia. Ma è davvero tutta colpa della situazione mondiale degli ultimi due o tre anni?
Diamo prima un breve sguardo ai numeri, secondo gli ultimi dati di Omdia il terzo trimestre 2022 di Xiaomi ha fatto registrare una perdita dell’11% su base annua, comunque inferiore al calo subito da concorrenti quali OPPO e vivo che hanno registrato dati peggiori; Samsung dal canto suo registra un calo del 7,4%, mentre Apple gongola grazie ad un leggero rialzo. Dunque la situazione sembra simile per tutti, i vari produttori sono tutti sulla stessa barca, una barca che ovviamente è in balia del mercato in cui naviga che, per forza di cose, non può certo vedere i consumatori acquistare compulsivamente e ripetutamente nuovi dispositivi.
Dunque perché Xiaomi dopo essersi affermata come terzo brand del settore in diverse occasioni, ha subito un calo così pesante? Difficile dare una risposta chiara ed univoca, ma possiamo fare qualche considerazione di carattere personale; in parte ha sicuramente influito l’innalzamento dei prezzi di vendita dei prodotti del brand che, come già detto, ha iniziato la sua scalata forte della nomea di produttore di smartphone economici ma con un buon rapporto qualità prezzo. Ma questo aspetto da solo non basta a giustificare il calo, bisogna dunque prendere in considerazione anche e soprattutto l’opinione che i consumatori hanno del brand; alcune politiche, come quelle inerenti agli interventi in garanzia, non hanno certamente contribuito in alcuni mercati ad aumentare le vendite, coloro i quali si sono visti rifiutare le riparazioni in garanzia difficilmente hanno nuovamente acquistato un dispositivo Xiaomi.
C’è però un altro aspetto da considerare, che solo pochi produttori sembrano aver identificato come vincente, il supporto software: chi vi scrive ha sulla scrivania al momento due dispositivi Xiaomi, un Mi A1 e un Redmi Note 5. Il primo è ormai esclusivamente dedicato al modding, di modo da permettermi di testare con mano le ultime funzioni delle nuove versioni di Android, mentre il secondo è fermo ad Android 9 con le ultime patch di sicurezza risalenti al 2020; non sono una persona che ama cambiare smartphone in continuazione, anzi solitamente finché dura e funziona non ne sento la necessità, ho utilizzato e amato un vecchio LG G3 per ben 4 anni (ok, cambiando ROM mediamente ogni sei mesi grazie al magico mondo del modding) e l’ho dovuto sostituire all’improvviso proprio con il Redmi Note 5. Poco più di quattro anni fa lo smartphone in questione mi è costato solo 200 euro, un dispositivo di fascia medio bassa dunque, sul quale non ci si può aspettare chissà quale supporto software in teoria; Samsung però con la sua recente nuova politica sugli aggiornamenti ha fatto vedere come dispositivi “equivalenti” possano ricevere aggiornamenti per 4 o 5 anni (un dispositivo analogo, rapportato a 4 anni fa potrebbe essere un odierno Galaxy A52s, che beneficerà di molti più aggiornamenti). Non sono mai stato particolarmente legato o fissato con un brand in particolare, ma di sicuro il mio prossimo acquisto non sarà uno smartphone di Xiaomi: il Redmi Note 5 funziona ancora alla perfezione dopo quattro anni, è fluido e reattivo e mi consente di compiere qualsiasi operazione decida di sottoporgli senza alcun problema ma, vi assicuro, di aggiornamenti nei primi due anni ne ha ricevuti davvero pochi.
In conclusione Xiaomi, come anche gli altri brand, dovrebbero puntare ad una maggior fidelizzazione del cliente invece che concentrarsi esclusivamente sulla scheda tecnica facendo a gara a chi ce l’ha più grosso (intendo il sensore fotografico ovviamente), il cliente non è stupido e non tutti sono appassionati e sanno dove mettere mano per allungare la vita di uno smartphone, dunque se il dispositivo che acquistano non li soddisfa, per qualsiasi motivo, non si serviranno più di quel brand.
Potrebbe interessarti anche: i migliori smartphone Xiaomi del mese, la classifica di ottobre 2022
