La discussione sulla Manovra 2026 entra nel vivo e, come spesso accade quando si parla di un settore cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni come l’e-commerce (complici le abitudini nate durante la pandemia), una delle misure più discusse riguarda l’introduzione di un contributo fisso da 2 euro per ogni pacco dal valore inferiore ai 150 euro; una novità che, ovviamente, tocca da vicino milioni di consumatori e piccoli rivenditori italiani.
Una precisazione è però fondamentale: non si tratta di una tassa applicata solo ai pacchi provenienti da Paesi extra-UE, come inizialmente molti avrebbero potuto pensare, la misura infatti coinvolge tutte le spedizioni, incluse quelle che partono e arrivano all’interno del territorio italiano. Una scelta che, come sempre, è legata più a vincoli normativi europei che a logiche domestiche.
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Cosa cambierà per gli acquisti online con la nuova tassa sui pacchi
Secondo quanto emerge dal pacchetto di emendamenti alla manovra, attualmente in esame presso la commissione Bilancio del Senato, differenziare i pacchi extra-UE da quelli nazionali avrebbe configurato un vero e proprio dazio doganale, una materia di competenza esclusiva dell’Unione Europea. Per evitare qualsiasi interferenza con le regole comunitarie, il governo ha dunque optato per un prelievo universale, che si applicherà a qualunque microspedizione sotto i 150 euro.
In questo modo, la misura resta un intervento interno (e quindi legittimo), pur mantenendo l’obbiettivo principale, ovvero reperire nuove risorse per finanziare le coperture della manovra, andando a colpire un settore che negli ultimi anni ha moltiplicato i volumi a ritmi senza precedenti.
Il nuovo contributo da 2 euro arriva, peraltro, in un momento in cui l’Unione Europea sta già lavorando da mesi alla riforma che eliminerà l’esenzione dai dazi per i pacchi a basso valore provenienti da Paesi extra-UE; un cambiamento annunciato da tempo e su cui, come spesso accade, Bruxelles spinge per evitare ulteriori ritardi.
Questa riforma tuttavia non entrerà in vigore prima della metà del 2026, motivo per cui la mossa italiana, sebbene anticipatoria, è stata calibrata per non sovrapporsi o interferire con il quadro normativo europeo.
L’effetto della misura sarà immediato e probabilmente molto visibile, tutti i pacchi di valore fino a 150 euro comporteranno un contributo fisso di 2 euro, e considerando che parliamo di milioni di microspedizioni ogni anno, spesso legate ad acquisti di modesto valore come accessori elettronici, gadget, prodotti per la casa o piccoli ricambi, l’impatto per consumatori e negozianti potrebbe essere tutt’altro che trascurabile.
Il governo difende l’iniziativa come una scelta razionale e necessaria, soprattutto per compensare altre modifiche fiscali previste nella manovra. Resta da capire, nei prossimi mesi, se la misura verrà eventualmente ricalibrata o se verranno introdotte eccezioni specifiche, anche se al momento non ci sono indicazioni in tal senso.
Il dibattito politico è destinato a intensificarsi, come sempre accade quando si interviene su un settore sensibile come quello dell’e-commerce, ma la direzione sembra ormai tracciata; la tassa da 2 euro sui pacchi dal valore inferiore ai 150 euro rappresenta uno dei tasselli più immediati dell’intera manovra e, salvo sorprese, potrebbe diventare operativa già nel corso del 2026.
Gli utenti, come sempre, dovranno attendere per conoscere modalità definitive, scadenze ed eventuali chiarimenti operativi, ma resta chiaro che il modello delle piccole spedizioni a basso costo è destinato a cambiare, forse radicalmente, nei prossimi mesi.
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