Nelle ultime ore è emerso che Google abbia richiesto ai produttori di chip di implementare il supporto all’Android Virtualization Framework per tutti i nuovi chipset lanciati con il supporto ad Android 15.
Questa novità giunge a un mesetto di distanza dalle prime evidenze circa l’implementazione del supporto alle app Linux (e dell’app Terminal), funzionalità attesa con Android 16, e farà sì che gli smartphone di ultima generazione supportino le macchine virtuali. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.
Indice:
Segui Google Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo
Motorola edge 60, 8/256 GB
50+50+10MP, 6.67'' pOLED 120Hz, Batteria 5200mAh, ricarica 68W, Android 15
Supporto ad Android Virtualization Framework obbligatorio con Android 15
Android 15, la più recente versione di Android, è la prima a supportare il refresh adattivo, a dare una marcia in più alla suite “Protezione dai furti” e a implementare il supporto al Wi-Fi Ranging per migliorare la localizzazione indoor.
Con questa versione del sistema operativo del robottino verde, Google ha anche reso obbligatorio il supporto all’Android Virtualization Framework per tutti i nuovi SoC che verranno lanciati con supporto alle API di tipo vendor di livello 202404 (quelle di Android 15).
Android Virtualization Framework (AVF) è una tecnologia introdotta dal colosso di Mountain View già con Android 13 che permette di eseguire sistemi operativi (come Linux) e applicazioni all’interno di una macchina virtuale (ambiente sicuro) direttamente su un dispositivo Android.
Il team di sviluppo ha apportato alcuni miglioramenti alla funzionalità con Android 15, dimostrando di potere eseguire su una macchina virtuale un sistema operativo alternativo dotato di un’interfaccia grafica completa.
Molti dispositivi Android (ma nessun Samsung) supportano già AVF
Stando al catalogo dispositivi della Google Play Console, l’Android Virtualization Framework è già supportato da 361 dispositivi Android: oltre a tutti i Pixel a partire dai Pixel 6 del 2021, troviamo dispositivi di produttori come Motorola, OnePlus, OPPO, Vivo, Xiaomi e molti altri.
La lista non contiene dispositivi targati Samsung, a prescindere dal chip attorno a cui ruotano. Una spiegazione plausibile potrebbe essere qualche conflitto con Samsung Knox (si tratta solo di supposizioni).
Le evidenze sono presenti all’interno dei più recenti Vendor Software Requirements
Tornando al presente, il fatto che il supporto ad AVF sia un requisito obbligatorio per tutti i nuovi chipset è evidente all’interno dell’ultima versione dei Vendor Software Requirements (VSR): i SoC di ultima generazione, come lo Snapdragon 8 Elite di Qualcomm, il Dimensity 9400 di MediaTek e l’atteso Exynos 2500 di Samsung, devono soddisfare questo requisito.
Il documento (VSR) afferma inoltre che Android 16 richiederà alle macchine virtuali protette di supportare funzionalità di sicurezza aggiuntive (come Remote Attestation).
Sicuramente siamo ancora nelle fasi iniziali di questo progetto che Google sta portando avanti e passerà un po’ di tempo prima che gli utenti possano sfruttare attivamente l’Android Virtualization Framework per eseguire app Linux (e le altre potenzialità).
In ultimo, è logico ipotizzare che rendere obbligatorio il supporto ad AVF possa portare l’app Terminal (e tutte le potenzialità collegate) anche sui prossimi dispositivi Samsung. Emergeranno sicuramente ulteriori dettagli nei prossimi mesi, specie considerando che il ciclo di sviluppo di Android 16 sembra ormai dietro l’angolo.