Dopo settimane di indiscrezioni e anticipazioni varie, i Google Pixel 7 e Pixel 7 Pro sono finalmente stati presentati ufficialmente dal colosso di Mountain View e in Rete vanno moltiplicandosi i contributi ad essi dedicati.
Nelle scorse ore il team di sviluppatori di Google ha pubblicato le factory image di Android 13 per Google Pixel 7 e Pixel 7 Pro, tre build per ciascun modello, confermando peraltro i nomi in codice “panther” (versione base) e “cheetah” (versione Pro).
Ecco le varie build con i rispettivi link per il download (tutte hanno le patch di sicurezza di ottobre 2022):
Pixel 7
- TD1A.220804.009.A2 — Factory Image — OTA
- TD1A.220804.009.A5 — JP carriers — Factory Image — OTA
- TD1A.220804.031 — Factory Image — OTA
Pixel 7 Pro
- TD1A.220804.009.A2 — Factory Image — OTA
- TD1A.220804.009.A5 — JP carriers — Factory Image — OTA
- TD1A.220804.031 — Factory Image — OTA
Grazie a queste immagini gli utenti hanno la possibilità di ripristinare un Pixel 7 o un Pixel 7 Pro con software danneggiato al firmware originale di fabbrica e il team di Google al riguardo precisa che in genere è più facile e sicuro effettuare il sideload dell’immagine OTA completa.
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Su Google Pixel 7 e Pixel 7 Pro solo le app a 64-bit
E sempre nelle scorse ore è arrivata tramite Mishaal Rahman su Twitter la conferma a un’altra indiscrezione sui due nuovi smartphone di Google: entrambi i device supportano soltanto le app a 64-bit.
Ciò significa che i possessori di tali device non potranno installare tutte le applicazioni che non dispongono di librerie a 64-bit.
C’è da precisare che non si tratta di una decisione legata al processore Google Tensor G2, in quanto è in grado di supportare l’architettura a 32-bit ma di una specifica presa di posizione da parte del colosso di Mountain View, per il quale è arrivato il momento di mettere da parte app e giochi a 32-bit.
Per gli utenti finali la maggior parte dei vantaggi di tale novità non sarà realmente visibile, in quanto i miglioramenti che porta con sé riguardando principalmente un più elevato livello di sicurezza, prestazioni migliori e costi di elaborazione ridotti.
Peraltro, nel Google Play Store le app che non supportano le librerie a 64-bit iniziano a divenire una rarità.
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