Il presidente per gli affari globali di Google e Alphabet, Kent Walker, ha lanciato un allarme diretto nei confronti delle più recenti decisioni legate al Digital Markets Act, la normativa europea pensata per regolare il potere dei grandi gruppi tecnologici. Secondo Walker, le scelte compiute dalla Commissione Europea in questa fase rischiano di compromettere alcune delle tutele fondamentali che milioni di cittadini europei danno ormai per scontate quando usano i propri dispositivi digitali, in particolare per quanto riguarda la sicurezza informatica e la riservatezza dei dati personali.
Nel suo intervento riportato sul blog ufficiale di Google, il dirigente sottolinea come l’azienda abbia più volte cercato un dialogo costruttivo con le istituzioni europee, proponendo soluzioni alternative capaci di conciliare gli obiettivi della normativa con la necessità di proteggere gli utenti. Nonostante questi tentativi, le decisioni prese finora sembrerebbero non tenere adeguatamente conto delle prove raccolte da Google sui possibili danni concreti che potrebbero derivare da un’applicazione troppo rigida delle regole.
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La questione degli assistenti basati su AI
Una delle questioni centrali riguarda il modo in cui gli assistenti digitali basati sull’intelligenza artificiale interagiscono con il sistema operativo Android. Google fa notare che, nell’assetto attuale, questi strumenti già dispongono di un accesso sicuro alle funzionalità del telefono, un accesso reso possibile anche grazie al ruolo di filtro svolto dai produttori dei dispositivi. Sono infatti questi ultimi a occuparsi di verificare e validare le applicazioni prima che possano interagire in profondità con il sistema.
La nuova decisione relativa ad Android, secondo l’azienda, andrebbe invece a scardinare questo equilibrio, permettendo ad applicazioni esterne di ottenere permessi molto delicati e potenzialmente invasivi sul dispositivo, senza che vengano più applicati gli stessi controlli di sicurezza oggi in vigore. Si tratterebbe, in altre parole, di aprire una porta che finora era stata tenuta sotto stretta sorveglianza, proprio in un momento storico in cui la sicurezza digitale è considerata più cruciale che mai.
Non a caso, Walker richiama anche la posizione della stessa agenzia europea per la cybersicurezza, che ha più volte ribadito come i principi fondamentali di sicurezza siano diventati ancora più importanti nell’epoca dell’intelligenza artificiale, un’epoca in cui le minacce informatiche si evolvono rapidamente e richiedono barriere protettive solide.
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Il rischio per le ricerche private degli utenti
Un altro aspetto sollevato con particolare insistenza riguarda la protezione delle ricerche online effettuate dagli utenti europei. Secondo l’azienda, le nuove regole potrebbero portare all’esposizione di queste informazioni, considerate estremamente sensibili, verso aziende terze poco conosciute e non necessariamente soggette agli stessi standard di tutela. Il problema, spiega Walker, non riguarda soltanto la mancanza di consenso esplicito da parte degli utenti, ma anche l’assenza di adeguati meccanismi di anonimizzazione dei dati prima della loro condivisione.
Le conseguenze di questo scenario, secondo Google, non si limiterebbero alla violazione della privacy personale, perché il vero timore è che informazioni sensibili possano finire per mettere a rischio anche segreti industriali e commerciali delle aziende, oltre a sollevare interrogativi legati alla sicurezza nazionale dei singoli Stati membri, qualora dati particolarmente delicati finissero nelle mani sbagliate o venissero gestiti in maniera poco trasparente.
L’appello di Google per un approccio più flessibile
Nonostante il tono critico, l’intervento di Walker non si chiude con un rifiuto totale della normativa europea. Al contrario, viene riconosciuto che la stessa decisione della Commissione ammette la necessità di un processo flessibile e basato su prove concrete, capace di adattarsi nel tempo man mano che emergono nuovi elementi o criticità. È proprio su questo punto che Google intende fare leva per continuare il confronto con le autorità europee.
L’azienda ribadisce quindi la propria intenzione di proseguire il dialogo istituzionale, con l’obiettivo dichiarato di trovare un punto di equilibrio che sappia tutelare davvero la sicurezza e la riservatezza dei cittadini europei, senza però rinunciare agli obiettivi di apertura e concorrenza del mercato digitale che il Digital Markets Act si propone di raggiungere. Una sfida non semplice, che nei prossimi mesi potrebbe portare a nuovi confronti, chiarimenti e forse anche a modifiche pratiche nell’applicazione delle regole attualmente previste.
