Il tema del divieto social per i più giovani sta guadagnando terreno anche a livello continentale, dopo che avevamo già raccontato di come 700.000 studenti veneti chiedessero una legge italiana per vietare l’accesso ai social sotto i 14 anni.
Ora è la stessa Commissione Europea a muoversi su questo fronte: Bruxelles sta valutando l’introduzione di un ritardo armonizzato a livello UE per l’accesso ai social media da parte dei minori di 13 anni, con un’eccezione solo nei casi in cui l’utilizzo avvenga sotto la supervisione di un genitore o di un tutore.
Indice:
Segui TuttoAndroid su Google Discover
La linea di von der Leyen: la crescita spetta ai genitori, non agli algoritmi
Presentando le linee guida elaborate dal panel di esperti sulla tutela dei minori online, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha rivendicato con decisione il ruolo delle famiglie nell’educazione digitale dei figli, sottolineando che spetta a loro, e non alle piattaforme, decidere quando un bambino può iniziare a usare uno smartphone. Ha però precisato che sull’esistenza di un’età minima per l’iscrizione ai social l’accordo, almeno a livello di principio, è già stato raggiunto.
Von der Leyen ha insistito molto sulla necessità di una risposta comune a livello europeo, dal momento che i rischi legati all’utilizzo dei social da parte dei più giovani non si fermano ai confini nazionali.
Ha definito utile il confronto con i dibattiti già avviati nei singoli Stati membri, descrivendo la fase attuale come un momento di cambiamento sociale e di crescente consapevolezza collettiva sui pericoli del mondo digitale, e ha ribadito che la sicurezza dei minori online resta la priorità assoluta dell’esecutivo comunitario. Il metodo di lavoro annunciato ricalca quello tipico dell’Unione: analizzare con attenzione le proposte già avanzate dai singoli Paesi, integrarle tra loro e presentare infine un testo capace di armonizzare l’approccio a livello continentale.
Secondo la presidente, dalle varie iniziative nazionali emerge già un punto fermo condiviso da tutti ovvero la necessità di regolamentare le piattaforme social, stabilendo con chiarezza a quale età e a quali condizioni i minori possano accedervi, e quali garanzie le aziende debbano fornire per dimostrare di offrire un ambiente sicuro e contenuti adatti alle diverse fasce d’età.
I numeri dietro l’allarme di Bruxelles
Von der Leyen ha accompagnato il proprio intervento con toni piuttosto netti sulle conseguenze di un accesso illimitato alle piattaforme:
“Se continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli, non faremo altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza.”
A sostegno di questa posizione, la presidente ha citato alcuni dati che descrivono un’esposizione agli schermi ormai strutturale nella vita degli adolescenti europei: tra le 4 e le 6 ore trascorse quotidianamente davanti a un dispositivo, un tempo che nell’arco di una vita equivale a circa 20 anni.
A questo si aggiunge un altro numero citato dalla presidente, quello del quasi 60% dei bambini che avrebbe già sperimentato difficoltà emotive o psicosociali legate all’uso di internet, con conseguenze che secondo von der Leyen si riflettono anche sulle famiglie, tra perdita di sonno, ansia, episodi depressivi e cyberbullismo.
Von der Leyen ha inoltre voluto ricordare come questa esposizione avvenga in una fase in cui il cervello dei più giovani è ancora in pieno sviluppo, sostenendo che non si può pretendere che i bambini crescano serenamente all’interno di un sistema digitale mai pensato tenendo conto del loro benessere, proprio nel momento in cui risultano più vulnerabili.
Un accesso scaglionato in base all’età
Sul piano pratico, von der Leyen ha delineato l’ipotesi di un accesso ai social e alle altre piattaforme online strutturato per fasce d’età progressive. Per i bambini più piccoli l’indicazione sarebbe quella di nessuno schermo, mentre sotto i 13 anni l’accesso ai social dovrebbe restare possibile solo sotto la supervisione diretta di genitori, tutori o insegnanti, e comunque entro limiti di tempo definiti.
Dai 13 anni in su, invece, la presidente ha parlato di un accesso graduale, subordinato alle prove che le piattaforme dovranno fornire circa l’adeguatezza dei propri contenuti all’età degli utenti, un principio che secondo von der Leyen dovrebbe valere anche per la fascia adolescenziale più ampia.
Si tratta di un impianto che ricorda da vicino quanto già proposto autonomamente da alcuni Stati membri, come il caso italiano del Veneto, dove gli studenti stessi chiedevano verifica dell’età tramite Carta d’Identità Elettronica ed educazione digitale obbligatoria nelle scuole.
L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è proprio quello di mettere ordine in iniziative di questo tipo, evitando che ogni Paese proceda in ordine sparso con regole differenti tra loro, un rischio concreto in un’Unione dove le proposte nazionali sui social e i minori si stanno moltiplicando rapidamente nel corso degli ultimi mesi, ma scegliere e perseguire una linea d’azione comune per regolare, una volta per tutte, l’accesso ai social per i minori.
