Sapevamo già che il 2026 si preannunciasse come un anno complesso per il mercato degli smartphone, tra contrazione della domanda e rincari dei prezzi al dettaglio definiti “inevitabili” dagli esperti del settore. La causa principale continua a essere la grave crisi che ha colpito le forniture di memorie, i cui costi stanno registrando impennate senza precedenti, che sta un po’ investendo un po’ tutti i segmenti del settore tecnologico.
Secondo le analisi di mercato di Counterpoint Research e le recenti dichiarazioni del presidente di Xiaomi, l’aumento vertiginoso del prezzo di questi componenti sta avendo un impatto profondo sul costo dei materiali necessari per realizzare uno smartphone, colpendo in particolar modo i dispositivi economici e costringendo i vari brand a ripensare le proprie strategie industriali.
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Mercato smartphone: l’aumento dei prezzi nel 2026 è “inevitabile”
Non è la prima volta che ci troviamo a parlare di aumento dei prezzi degli smartphone e, già a fine gennaio, abbiamo riportato che il prezzo medio aveva superato per la prima volta i 400 dollari e che presto le cose sarebbero peggiorate ulteriormente.
Oltre alla “normale” impennata dei costi nel passaggio da una generazione all’altra, sempre più prepotentemente sentiamo parlare della crisi delle memorie e dell’impennata dei prezzi delle componenti legate allo sviluppo delle infrastrutture che sostengono la corsa all’intelligenza artificiale.
Tutto ciò impatta anche sul mercato degli smartphone: d’altronde, DRAM (memoria RAM) e NAND (spazio di archiviazione) sono due delle voci più costose nel cosiddetto Bill of Materials (BOM) di uno smartphone, ovvero l’elenco completo e strutturato di tutto ciò che serve per realizzare il prodotto finito.
I dispositivi di fascia economica pagano il prezzo più alto
Un recente report pubblicato dalla divisione coreana di Counterppoint Research, evidenzia come gli smartphone di fascia bassa, ovvero quelli venduti a meno di 200 dollari, siano attualmente i più penalizzati dalla crisi delle memorie.
Su un dispositivo equipaggiato con 6 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio di archiviazione, caratteristiche ormai comuni per i dispositivi di fascia medio-bassa, queste due voci sono arrivate a pesare fino al 43% del costo totale dei materiali.
In questo contesto, la fascia economica è ora considerata un vero e proprio rischio dai produttori che, per compensare gli aumenti, stanno valutando due possibili strade: ridurre la dipendenza dagli smartphone entry-level limitandone le spedizioni o tagliare la qualità di altre specifiche ritenute non essenziali.
Anche le altre fasce di prezzo non sono immuni agli effetti scatenati dalla crisi delle memorie: per i dispositivi di punta, quelli che hanno un prezzo dagli 800 dollari a salire, i costi di produzione potrebbero aumentare tra i 100 e i 150 dollari nel solo secondo trimestre del 2026.
La meno colpita da questa situazione, in proporzione, sembra essere la fascia media, quella caratterizzata dai dispositivi tra i 400 e i 600 dollari. Anche in questo caso si avranno aumenti significativi, è certo, ma meno impattanti rispetto alle altre fasce del mercato.
L’impatto reale sui listini dal punto di vista di Xiaomi
Tramite un intervento su Weibo, il presidente di Xiaomi, Lu Weibing, ha rilasciato una dichiarazione sorprendentemente specifica sull’effetto che la crisi delle memorie sta avendo sul segmento degli smartphone in Cina.
Weibing ha rivelato che l’azienda sta pagando 1.500 yuan in più (circa 190 euro) per ogni singola configurazione con 12 GB di RAM e 512 GB di spazio di archiviazione rispetto al primo trimestre del 2025. Per le varianti con 16 GB di RAM e 1 TB di spazio di archiviazione, l’aumento di prezzo è ancora più importante (anche se in questo caso non fornisce una cifra precisa).
A farne le spese più di tutti in casa Xiaomi è il marchio REDMI, storicamente caratterizzato (soprattutto in Cina) per il lancio di prodotti dal prezzo estremamente competitivo. Per questo motivo, l’azienda ha dovuto annunciare un leggero aumento del prezzo di alcuni modelli a partire dall’11 aprile.
Weibing ha promesso che l’azienda provvederà ad abbassare i listini non appena la situazione si stabilizzerà ma, al contempo, è conscio del fatto che prevedere quando possa avvenire la fine della crisi è attualmente impossibile.
Alcuni analisti sperano in un calo dei prezzi a partire dal 2028, mentre le prospettive di alcuni fornitori sono più pessimistiche: c’è la paura che questa crisi possa protrarsi addirittura fino al 2030.
