Dopo aver sorpreso il mercato con il suo primo processore sviluppato internamente, Xiaomi si prepara già a lanciare il successore. Secondo il leaker Digital Chat Station, il nuovo chip (che potrebbe chiamarsi XRING O2) arriverà quasi certamente entro la fine del 2026.

La strategia (che è stata richiamata direttamente da Lu Weibing, presidente del gruppo cinese) ricorda da vicino quella di Google con la linea Tensor per i Pixel: un nuovo chip proprietario ogni anno, con una cadenza annuale che permetterebbe a Xiaomi di entrare stabilmente nel ristretto club dei produttori di smartphone che controllano anche i chip al loro interno.

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Il primo chip della serie

Con un piccolo passo indietro nel tempo, ricordiamo che il primo chip della serie, XRING O1, ha debuttato lo scorso maggio ed è stato costruito sul processo a 3 nanometri di seconda generazione di TSMC, la stessa che produce i chip di Apple. Il processore ha poi trovato spazio nello Xiaomi 15S Pro e nello Xiaomi Pad 7 Ultra, dove ha ottenuto punteggi multi-core superiori a 9.000 nei benchmark, collocandosi tra i chip di fascia alta del momento.

Il fondatore Lei Jun aveva già chiarito in anticipo le aspettative: la prima generazione serviva soprattutto a validare la tecnologia di base, non a conquistare volumi di vendita. I pre-ordini erano stati volutamente limitati, e lo sviluppo aveva richiesto tra i tre e i quattro anni di ricerca. Un esordio cauto, ma tecnicamente solido.

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L’O2 continuerà sulla strada dei 3nm

Ebbene, secondo le indiscrezioni, anche XRING O2 sarà prodotto con il processo a 3nm di TSMC, almeno in questa generazione. Non sono stati divulgati dettagli ufficiali su eventuali miglioramenti architetturali o di prestazioni, ma la direzione è chiara: accelerare i tempi ed espandere l’uso dei propri chip a tutta la gamma di dispositivi connessi al proprio sistema, che comprende tablet, wearable e altri prodotti smart.

C’è però un nodo ancora irrisolto: fino a oggi, i dispositivi con chip XRING sono rimasti confinati al mercato cinese. Lo Xiaomi 15S Pro, ad esempio, non è mai uscito dalla Cina, mentre la serie Xiaomi 17 che è stata appena lanciata a livello globale, monta esclusivamente processori Snapdragon di Qualcomm.

Xiaomi ha però confermato l’intenzione di portare i propri chip anche sui mercati internazionali in futuro, con un’espansione globale che avrebbe implicazioni significative, visto e considerato che determinerebbe una riduzione della dipendenza da Qualcomm nelle trattative commerciali, un maggiore controllo sull’ottimizzazione software e hardware e, come ha dimostrato Google con Tensor durante la recente crisi dei semiconduttori, una maggiore resilienza rispetto alle turbolenze della catena di fornitura globale.

In parallelo allo sviluppo hardware, infine, Xiaomi sta lavorando anche all’espansione internazionale del suo assistente AI interno, Xiao AI. Secondo quanto emerso nel corso di un’intervista a CNBC, l’espansione sarà supportata dai modelli Gemini di Google e andrà di pari passo con la diffusione globale delle auto elettriche dell’azienda.