Negli ultimi giorni sui social e forum dedicati si è diffusa un’ondata di segnalazioni secondo cui Google avrebbe iniziato ad addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale sui contenuti delle email di Gmail. L’azienda ci ha tenuto a smentire ufficialmente le voci, definendole “fuorvianti” e chiarendo che Gemini non utilizza le email degli utenti per il training dei modelli AI. Facciamo chiarezza.
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Le voci che hanno scatenato la polemica sul presunto addestramento di Gemini
Tutto è partito da una serie di post virali, tra cui uno in particolare su X (ex Twitter), che accusavano Google di aver “automaticamente iscritto” gli utenti Gmail all’addestramento dei propri modelli di intelligenza artificiale tramite le impostazioni delle cosiddette smart features di Workspace. Alcune testate, tra cui Malwarebytes, hanno inizialmente riportato la notizia, salvo poi correggere gli articoli dopo la risposta ufficiale di Google.
Il fraintendimento nasce dal fatto che Gmail offre da tempo alcune funzioni basate su modelli di intelligenza artificiale, come il completamento automatico delle frasi o i suggerimenti per la risposta rapida.
Tuttavia, come chiarisce l’azienda, queste funzionalità non comportano in alcun modo l’uso delle email personali per addestrare Gemini o altri modelli linguistici.
La posizione ufficiale di Google
Attraverso un comunicato pubblicato sull’account ufficiale di Gmail su X, Google ha ribadito con fermezza:
“I messaggi Gmail non vengono utilizzati per addestrare Gemini. Nessuna impostazione degli utenti è stata modificata per consentire l’uso dei dati ai fini del training dei modelli di intelligenza artificiale.”
L’azienda ha inoltre sottolineato che qualsiasi futura modifica delle politiche sulla privacy o delle condizioni d’uso verrà comunicata in modo chiaro e diretto agli utenti, evitando modifiche silenziose o automatismi nascosti che le speculazioni stavano paventando nei vari post sui social e forum.
Let’s set the record straight on recent misleading reports. Here are the facts:
• We have not changed anyone’s settings.
• Gmail Smart Features have existed for many years.
• We do not use your Gmail content to train our Gemini AI model.
We are always transparent and…
— Gmail (@gmail) November 21, 2025
L’ennesimo caso di disinformazione digitale
L’episodio si va a inserire nell’ormai enorme novero di fake news digitali che non fanno altro che dimostrare quanto rapidamente le informazioni possano degenerare sui social, soprattutto quando riguardano temi sensibili come la privacy e, di questi tempi, l’intelligenza artificiale ormai sempre più spesso al centro di informazioni fuorvianti che possano suscitare indignazione e timore nella gestione dei dati sensibili. Alcuni utenti hanno condiviso post d’allarme senza verificare le fonti, contribuendo alla diffusione di contenuti parzialmente falsi o decontestualizzati.
Come osservano diversi analisti, queste dinamiche non sono molto diverse dalle catene di disinformazione virali che circolavano su Facebook negli anni 2010, come i post del tipo “Condividi questo messaggio per impedire a Facebook di usare le tue foto”.
Oggi, però, l’incentivo è anche economico: su piattaforme come X, i post virali possono generare guadagni diretti, aumentando il rischio di disinformazione deliberata. Qui ci sarebbe tutto un discorso legato alla moderazione scarsa, per usare un eufemismo, su X che ormai è sempre più evidente faccia parte di una scelta consapevole dei piani alti dei social; tematica che sfocia anche nella manipolazione del discorso politico ma che esula da questo argomento.
Il caso di Gmail mette in evidenza una contraddizione sempre più comune ossia la crescente diffidenza dei consumatori verso le grandi aziende tecnologiche da un lato, e la facilità con cui si finisce per credere a voci infondate diffuse da utenti sconosciuti dall’altro.
Google non è nuova a dover gestire ondate di sospetti legati all’uso dei dati personali, ma in questo caso la smentita è stata immediata e accompagnata da un chiarimento pubblico. L’azienda ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni sulla privacy, pur ribadendo che le smart features di Gmail restano facoltative e che, peraltro, non hanno alcun collegamento diretto con l’addestramento di Gemini.
