I contenuti generati dall’intelligenza artificiale pullulano in ogni meandro della rete — a partire dai social media — e sebbene in alcuni casi siano facilmente riconoscibili, non mancano esempi talmente realistici da ingannare anche l’occhio più allenato, per questo motivo Google ha pensato bene di dotare Gemini di un nuovo superpotere: l’AI di Mountain View può contare su un nuovo strumento di riconoscimento dei contenuti generati dall’AI, sebbene il suo funzionamento non sia esattamente impeccabile.

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Gemini scova l’AI grazie a SynthID

Ai più attenti di voi il nome SynthID non suonerà affatto nuovo e infatti non si tratta di una novità in senso assoluto: l’avevamo incontrato qualche mese fa, quando Google l’aveva implementato in Foto per applicare una sorta di filigrana invisibile alle immagini create o modificate con Magic Editor. Non è tutto, perché lo scorso mese di maggio, in occasione del Google I/O, era stato annunciato anche il portale SynthID Detector, pensato proprio allo scopo di facilitare il riconoscimento dei contenuti generati con l’aiuto dell’AI; al netto della lista d’attesa iniziale, il principale limite di questo strumento risiede nella necessità di caricare manualmente su un portale apposito ogni immagine sospetta.

Ebbene, adesso Google ha pensato ad una soluzione più alla portata, integrando lo strumento di SynthID direttamente in Gemini: come potete vedere dagli screenshot riportati qui sotto, SynthID figura in fondo all’elenco delle app connesse nelle Impostazioni di Gemini; questo vuol dire per interrogare lo strumento è sufficiente menzionarlo nella propria richiesta. In teoria, dunque, basta caricare un’immagine e chiedere se sia stata generata dall’AI per ottenere una risposta esaustiva; nella pratica, però, lo strumento è ancora acerbo e imperfetto nel suo funzionamento: gli screenshot seguenti mostrano due immagini generate da Gemini, ma soltanto in una di esse viene riconosciuto lo zampino dell’AI, che però sarebbe stato evidente a chiunque.

Come se non bastasse, va sottolineato che lo strumento sarebbe del tutto inutile a fronte di un’immagine generata con un modello di AI non facente uso della filigrana SynthID.