Torna d’attualità il dilemma, tra l’etico e il politico, tra il diritto alla privacy e l’efficacia delle misure di prevenzione e protezione dei minori. Il motivo della discussione nasce dall’idea dell’Unione Europea, su proposta del Belgio che fino a fine giugno sarà a capo del Consiglio d’Europa, di poter scansionare le comunicazioni private (anche quelle crittografate) per individuare materiale pedopornografico online.

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Perché la privacy è a rischio con le misure contro la pedopornografia

È da mesi che si discute e dibatte sulla questione e una svolta è arrivata dalla proposta di legge presentata dal Belgio (complice anche la fine del mandato come capo del Consiglio d’Europa) lo scorso maggio e che ora è arrivata in fase di revisione.

Il nuovo regolamento ha come obiettivo quello di creare un sistema grazie al quale è possibile individuare e segnalare materiale pedopornografico online (CSAM). Come avverrà questo? Scansionando tutte le app di comunicazione – WhatsApp e Gmail comprese tanto per fare degli esempi – anche quelle che utilizzano il sistema di crittografia end-to-end.

La proposta del Belgio presenta una sorta di compromesso che renda accettabile tale attività di controllo, ovvero richiedere l’autorizzazione degli utenti alla scansione dei propri contenuti multimediali prima di essere crittografati. Il problema è che se tale autorizzazione venisse negata o non venisse fornita gli utenti non potrebbero più inviare immagini, foto, video e indirizzi URL. A essere esentati da questa misura di controllo sarebbero il personale delle forze di polizia, delle forze armate e delle agenzie di intelligence.

Al netto di un obiettivo condivisibile (contrastare la diffusione del materiale pedopornografico) si violano i diritti fondamentali delle persone che, di fatto, verrebbero sottoposti a una sorveglianza di massa. Sorveglianza che, come sollevato da diversi attivisti, potrebbe essere utilizzata per qualsiasi scopo sia da parte di hacker che di governi con derive autoritarie. Una volta che la tecnologia è stata messa in atto e la legge la renda lecita, infatti, diventa difficile pensare che tutti ne facciano un utilizzo lecito.

Attualmente la crittografia end-to-end, che scompone i dati in una modalità illeggibile, è una delle principali modalità di tutela della privacy delle comunicazioni tra le persone. Sacrificarla in nome di un valido motivo può essere paradossalmente un rischio maggiore dei potenziali benefici arrecati.

Non a caso diverse app di messaggistica che fanno della sicurezza uno dei loro elementi chiave, come Signal, hanno già dichiarato che abbandoneranno il mercato UE se la proposta di legge andasse in porto. Le discussioni continuano. Così come le polemiche.