Stop all’utilizzo dello smartphone in negozio: è questa l’idea che sta prendendo piede in quel di Treviso, dove i commercianti si dicono esasperati dal comportamento di alcuni clienti. L’idea è quella di evitare che le persone entrino negli esercizi solo per provare i prodotti per poi acquistarli online a cifre inferiori, ma non solo: c’è anche chi parla semplicemente di educazione.
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Stop agli smartphone in negozio? L’idea di alcuni commercianti
Sempre più negozi di Treviso (e quasi certamente non solo) stanno esponendo una nuova segnaletica all’interno, che invita i clienti a non comportarsi “maleducatamente” con il telefono o lo smartphone. I motivi possono però essere diversi in base al tipo di negozio. Come spiega ad esempio il titolare di “Tabacco Piazza del Grano”, in certi casi si tratta proprio di una questione di educazione: “Come qualcuno ha già detto è una semplice questione di educazione“, ha spiegato, “e per questo da circa un mese ho deciso di esporre un cartello che invita i clienti a non entrare nel negozio con il telefono“. Un modo di fare che evidentemente non va giù e che il commerciante spiega in questo modo: “dopo la pandemia la gente è fuori, non capisco perché non possa aspettare di finire la telefonata per poi entrare in negozio e fare acquisti“.
Pare che siano in parecchi a voler vietare l’utilizzo dello smartphone, ma in diversi casi (come quello del negozio di calzature di Giancarlo Pupin) la motivazione è diversa da quella appena descritta: gli esercenti vogliono evitare che le persone possano fotografare i prodotti o provarli per poi cercarli online e acquistarli a prezzi più convenienti. “È vero che in tanti entrano in negozio parlando al telefono e pretendono un servizio, tanti anche con il vivavoce, facendo ascoltare a tutti i fatti propri“, ha spiegato, “ma il cartello che ho messo chiede ai miei clienti di non fare foto alle calzature che espongo in negozio“.
Questo divieto vuole andare a contrastare il fenomeno del cosiddetto “Showroomer”, che vede diverse persone provare in negozio per poi acquistare online, sfruttando al contempo un servizio offerto dai punti vendita fisici. “È un fenomeno che prende sempre più piede ultimamente“, ha sottolineato Pupin, “che non riconosce il giusto valore del nostro tempo di commercianti di prossimità, perché la nostra forza è il servizio e non può essere preteso gratuitamente, come se, per esempio un idraulico non facesse pagare l’uscita“.
Lungi da noi giudicare il comportamento, ma possiamo dirvi che, nel caso di indecisioni sugli acquisti, potete in certi casi contare su servizi come Prova prima, paga poi di Amazon Prime, che consente ad esempio di provare calzature e capi d’abbigliamento per una settimana ed effettuare solo successivamente il pagamento.
Siete d’accordo con quanto sostenuto dai commercianti? Fateci sapere la vostra.
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