Ogni versione di Android porta con sé nuove funzionalità di sicurezza e privacy che, pur essendo integrate nel sistema, richiedono spesso il supporto di app di terze parti.

Qualche mese fa Google ha espresso la volontà di penalizzare le app di terze parti non aggiornate sul Google Play Store, dando maggiore visibilità a quelle che, al contrario, supportano pienamente le funzionalità introdotte dagli ultimi sistemi operativi Android.

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Cosa ci dice lo studio di Pixalate

Nella prima parte dell’anno il team di analisti di Pixalate ha condotto uno studio intitolato “The Abandoned Mobile Apps Report”. La finalità dichiarata era quella di aiutare Apple a pulire il proprio App Store dalle applicazioni obsolete, tuttavia il report ha preso in esame anche le app presenti sul Play Store di Google.

Il team di Pixalate ha classificato come abbandonate tutte quelle app che non hanno ricevuto alcun nuovo aggiornamento negli ultimi due o più anni. Mettendo insieme i dati dei due store di riferimento di Android e iOS riferiti al primo trimestre del 2022, sono state conteggiate più di 1,5 milioni di applicazioni abbandonate; queste corrispondono a circa il 33 percento del totale delle app prese in esame (poco più di cinque milioni) nello studio. Un dato altrettanto significativo riguarda le app classificate come aggiornate di recente, vale a dire tutte le app che hanno ricevuto un aggiornamento negli ultimi sei mesi: il conteggio di tali app segnala un totale di 1,3 milioni.

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Quali misure ha deciso di adottare Google

Le app non aggiornate frequentemente sul proprio smartphone, oltre a non portare nuove funzionalità, sono un potenziale rischio per la sicurezza: si pensi a eventuali vulnerabilità annidate nel codice non risolte con apposite patch. Per questo motivo, Google ha deciso di porre rimedio alla problematica dando – come detto – meno visibilità alle app non aggiornate nel breve termine.

In un post sul blog ufficiale di Android il colosso di Mountain View aveva comunicato che, a partire dal  1° novembre 2022, le app esistenti che non avessero raggiunto un livello API tra quelli rilasciati nei due anni precedenti all’ultima versione di Android, non sarebbero stati disponibili per l’individuazione e l’installazione da parte degli utenti. In particolare sarebbero state escluse dai risultati di ricerca per i dispositivi con un livello API superiore rispetto a quello delle suddette applicazioni.

Inoltre, quando in futuro verranno rilasciate nuove versioni di Android, i requisiti minimi saranno modificati di conseguenza: in pratica, gli sviluppatori saranno obbligati ad aggiornare le proprie app e seguire le evoluzioni del sistema operativo di Google.

È importante sottolineare che questa novità riguarda soltanto i nuovi utenti che vogliono installare delle app obsolete per la prima volta e che, non le visualizzeranno tra i consigli del Play Store.

Questa modifica non influenzerà chi invece ha già installato in passato una determinata app obsoleta dal Google Play Store, in quanto continuerà a visualizzarla e potrà installarla nuovamente anche su eventuali nuovi dispositivi, a prescindere dalla versione di Android utilizzata.

Google proroga la scadenza per gli sviluppatori

Nonostante la data comunicata diversi mesi fa, Google ha deciso di ritardare l’entrata in vigore delle nuove norme. Il termine di applicazione è stato spostato dal 1° novembre 2022 al 31 gennaio 2023. Questo dovrebbe facilitare la transizione per gli sviluppatori di app, che possono presentare richieste di scadenza separate se hanno necessità di un periodo di tempo prolungato per rispettare i nuovi requisiti.

Nelle prossime settimane ci si aspetta quindi un intervento di aggiornamento massivo da parte di tutti quegli sviluppatori rimasti indietro con gli update delle proprie app. Nel caso in cui una o più app installate sul vostro smartphone non dovessero rispettare i requisiti imposti da Google, il consiglio è quello di procedere con la disinstallazione e cercare una alternativa equivalente che rispetti pienamente i nuovi requisiti.