Se pensate che la memoria interna del vostro smartphone attuale sia già abbastanza rapida, preparatevi a ricredervi. JEDEC, l’organizzazione internazionale che definisce gli standard per la memoria digitale, ha appena ufficializzato le specifiche di UFS 5.0, la nuova generazione di Universal Flash Storage. E i numeri che porta in dote sono, senza mezzi termini, sbalorditivi.

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Quasi il doppio della velocità rispetto a UFS 4.0

Il dato più immediato e d’impatto è quello della velocità di trasferimento sequenziale: UFS 5.0 arriva fino a 10,8 GB/s, contro i 4,2 GB/s dello standard precedente, UFS 4.0. Tradotto in termini pratici, stiamo parlando di una crescita di oltre il 150% in termini di banda disponibile. Ma il confronto più sorprendente è un altro: anche le SSD NVMe con interfaccia PCIe 4.0 montate sui notebook moderni si fermano generalmente tra i 7 e gli 8 GB/s. In altre parole, lo storage del prossimo smartphone di punta potrebbe essere più veloce del disco fisso del vostro laptop.

Come si raggiunge questa velocità

Dietro a questo salto prestazionale c’è un’evoluzione sostanziale dell’interfaccia fisica tra il chip di memoria e il processore. UFS 5.0 adotta il protocollo MIPI M-PHY versione 6.0, che introduce una nuova modalità di trasmissione ad alta velocità capace di trasportare fino a 46,6 Gbit/s per singola linea dati. Poiché lo standard utilizza due lane in parallelo, si ottiene la banda complessiva di 10,8 GB/s.

Aumentare la velocità di trasmissione, però, non basta se non si garantisce anche la qualità e la stabilità del segnale. Per questo UFS 5.0 introduce una calibrazione automatica della qualità del segnale, negoziata direttamente tra il controller del processore e il chip di memoria. Inoltre, circuiti di alimentazione separati tra l’interfaccia e il blocco di memoria riducono le interferenze elettriche, un problema che diventa sempre più rilevante man mano che le frequenze di lavoro aumentano.

Tra le novità più interessanti c’è anche una funzione di inline hashing: un meccanismo che verifica l’integrità dei dati in tempo reale, durante il trasferimento stesso, senza introdurre latenze aggiuntive o rallentare il flusso. Un dettaglio tecnico, certo, ma che in un contesto di sicurezza e affidabilità fa davvero la differenza.

Il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale

Non è un caso che JEDEC abbia spinto così forte sull’acceleratore proprio ora. L’intelligenza artificiale on-device, ovvero quella che gira direttamente sullo smartphone, senza affidarsi al cloud, ha un appetito vorace di dati. Che si tratti di modelli linguistici locali, generazione di immagini in tempo reale o traduzione istantanea, tutte queste funzionalità richiedono accesso continuo e rapidissimo a grandi volumi di dati. UFS 5.0 è pensato esattamente per rispondere a questa esigenza, e non solo nel mondo degli smartphone: lo standard guarda anche a tablet, wearable e sistemi automotive, ambiti in cui la velocità di elaborazione locale sta diventando sempre più critica.

Compatibilità e disponibilità

Una buona notizia per i produttori è che UFS 5.0 mantiene la retrocompatibilità con l’hardware UFS 4.x, il che semplifica notevolmente la transizione. Sul fronte dei produttori di memoria, Kioxia è già in fase avanzata, con campioni di valutazione disponibili nelle versioni da 512 GB e 1 TB. Anche Samsung e Western Digital hanno già dichiarato il proprio supporto allo standard.

Quanto ai tempi di arrivo sul mercato consumer, le previsioni sono ottimistiche: i primi dispositivi equipaggiati con UFS 5.0 potrebbero debuttare già nel corso del 2026, probabilmente a bordo dei flagship di nuova generazione basati sui prossimi chip di Qualcomm e MediaTek. Insomma, il prossimo ciclo di smartphone top di gamma potrebbe portare con sé un aggiornamento storage davvero generazionale, e questa volta non è solo una questione di numeri su una scheda tecnica.