Google sta ampliando le funzionalità del suo assistente di intelligenza artificiale Gemini, rendendo disponibile la modalità multitasking affiancata anche sui comuni smartphone, e non più esclusivamente su dispositivi pieghevoli o sui tablet, come inizialmente previsto.

Si tratta di una novità piuttosto gradita, che potrebbe apportare qualche miglioramento nell’uso di tutti i giorni per milioni di utenti.

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La novità arriva in silenzio

L’aggiornamento sta arrivando senza grandi clamori all’interno della versione 17.5.42.ve.arm64 dell’app Google. La caratteristica più interessante di questa innovazione è che non servono attivazioni manuali, impostazioni da configurare o flag da abilitare: la funzionalità è infatti presente e operativa per tutti coloro che ricevono l’aggiornamento.

Quando si attiva la visualizzazione divisa con Gemini affiancato a un’altra applicazione, gli utenti noteranno immediatamente una differenza rispetto all’esperienza precedente: al posto della tradizionale finestra di chat vuota, compare un nuovo pulsante di condivisione dello schermo e del contenuto delle app, visibile sia nella schermata principale di Gemini che all’interno delle conversazioni attive.

Come funziona il sistema di condivisione

Una volta premuto il pulsante di condivisione, l’interfaccia risponde con un’animazione colorata e luminosa, seguita da un indicatore testuale che conferma lo stato di condivisione. Il segnale visivo comunica dunque all’utente che Gemini sta effettivamente monitorando la metà dello schermo occupata dall’altra applicazione.

Per il resto, notiamo dalle prime schermate che il meccanismo con cui Gemini acquisisce le informazioni varia a seconda del tipo di app utilizzata.

Per esempio, quando si naviga con Google Chrome in modalità affiancata, l’assistente AI invece di analizzare visivamente i pixel del browser, recupera direttamente l’URL della scheda aperta. La situazione cambia quando si utilizzano applicazioni diverse dal browser. In questi casi, infatti, Gemini cattura uno screenshot della finestra adiacente per comprendere il contesto della richiesta dell’utente. Durante questo processo, l’assistente oscura la propria porzione di schermo per evitare confusione visuale e concentrarsi esclusivamente sul contenuto rilevante. Un’immagine tratta dal sito Android Authority chiarisce meglio la configurazione:

Un’esperienza migliorata per chi vuole evitare le sovrapposizioni

L’implementazione di questa novità è un netto miglioramento per tutti quegli utenti che trovano fastidioso il consueto overlay di Gemini, la sovrapposizione che tende a coprire ampie porzioni dello schermo. La modalità split-screen elimina infatti questo problema, permettendo una visualizzazione simultanea e paritaria tra l’assistente AI e l’applicazione con cui si sta lavorando.

La funzionalità è stata testata con successo su un Pixel 9, dimostrando una fluidità soddisfacente, considerando che si tratta di un rilascio graduale e poco pubblicizzato. Anche su dispositivi come il OnePlus Pad 3 l’esperienza si è rivelata positiva, confermando la versatilità della soluzione.

Qualcosa è ancora da rivedere

Nonostante i progressi, non tutto sembra ovviamente essere perfetto. La funzione split-screen di Android mantiene alcune inconsistenze che si riflettono anche su questa implementazione di Gemini. In particolare, la compatibilità varia significativamente tra dispositivi: mentre funziona egregiamente sui Pixel 9 con Android 17 beta (e presumibilmente anche con Android 16), altri smartphone mostrano dei limiti.

Un esempio riguarda il OnePlus 13R, in cui la funzionalità risulta completamente assente. Il problema non dipende dall’app Google, ma nel fatto che questo specifico modello non supporta ancora pienamente la modalità split-screen di Gemini.