La trasformazione dello Spid da servizio gratuito a sistema a pagamento segna un cambio di rotta significativo per l’identità digitale in Italia. Dopo la decisione di Aruba, anche Infocert ha introdotto un costo annuo per la gestione dello Spid: 4,90 euro più Iva, che portano il totale a 5,98 euro a partire dal secondo anno di abbonamento. A dare la notizia è Assoutenti, che lancia l’allarme su un possibile effetto domino tra gli altri provider. Un cambiamento che potrebbe coinvolgere oltre 40 milioni di italiani già in possesso dello Spid, uno strumento diventato essenziale per l’accesso a una vasta gamma di servizi pubblici e privati, dalla sanità alle dichiarazioni fiscali.
Il timore è che il servizio, nato come gratuito e supportato dallo Stato, si stia avviando verso una logica di mercato che penalizza gli utenti finali. E dietro l’introduzione dei costi, si nasconde un problema più ampio: la sostenibilità economica dell’intero sistema.
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Identità digitale a pagamento: il nodo della sostenibilità
Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, chiarisce i motivi dietro questa svolta: “Alla base di questi nuovi balzelli addebitati agli utenti c’è l’insostenibilità economica del modello di Spid gratuito e i ritardi nei finanziamenti da parte del governo”. In altre parole, i fornitori privati che gestiscono lo Spid non riescono più a sostenere i costi di gestione senza un ritorno economico, e l’assenza di fondi pubblici sufficienti li sta spingendo verso un modello commerciale.
La scelta di Aruba e Infocert potrebbe non restare isolata. Se altri identity provider decidessero di seguire questa strada, l’Italia si troverebbe di fronte a una privatizzazione de facto di un’infrastruttura digitale strategica. Una prospettiva che preoccupa le associazioni dei consumatori, soprattutto perché lo Spid è ormai diventato uno strumento indispensabile per accedere a moltissimi servizi digitali, anche di primaria necessità.
Secondo Melluso, l’unica strada percorribile per tutelare i cittadini è accelerare la transizione verso la Carta d’identità elettronica (Cie) come strumento unico per l’identità digitale. Una soluzione che, se ben gestita, permetterebbe di mantenere gratuito l’accesso ai servizi e ridurre la dipendenza da fornitori privati.
Nel frattempo, milioni di utenti dovranno fare i conti con l’ennesimo costo digitale, in un contesto già segnato da rincari e nuove tariffe in altri settori della pubblica amministrazione.
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