Gli smartphone che utilizziamo quotidianamente sono stracolmi di dati personali, tralasciando per un momento documenti di vario genere, già soltanto foto e video archiviati sui nostri dispositivi rappresentano un potenziale problema a livello di privacy e Google ne è ben consapevole; esistono diverse applicazioni Android che richiedono l’accesso all’intera galleria multimediale del telefono a prescindere dalla reale esigenza, per questo motivo il colosso di Mountain View ha cercato nel corso del tempo di spingere gli sviluppatori di app ad adottare strumenti e metodi più idonei alla tutela della privacy degli utenti.
Un paio di anni fa, con il lancio di Android 13, Google introdusse l’API Photo Picker, un metodo di tutela della privacy per le app per accedere alle foto e ai video senza la necessità di avere accesso all’intera galleria multimediale, teoricamente utile per tutti quei software che hanno un’esigenza sporadica di accedere a tali dati. Photo Picker è essenzialmente una versione appositamente modificata del selettore di file di sistema che esiste da quando è stato rilasciato Android 4.4 nel 2013, a differenza di questo strumento però non permette l’accesso a qualsiasi tipologia di file, ma solo a foto e video; con il passare del tempo tuttavia l’azienda non è riuscita a convincere gli sviluppatori ad adottare Photo Picker, ma le cose stanno per cambiare.
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Google vuole rendere obbligatorio l’utilizzo di Photo Picker per gli sviluppatori
Allo stato attuale la maggior parte delle applicazioni Android utilizza il vecchio selettore di file di sistema o una soluzione proprietaria sviluppata in autonomia, entrambi gli approcci però minano la privacy degli utenti visto che, soprattutto le soluzioni proprietarie, richiedono un ampio accesso a foto e video. Per ovviare a queste problematiche e fornire una maggiore tutela ai propri utenti, Google ha deciso di rendere obbligatorio l’utilizzo di Photo Picker, sfruttando il Google Play Store.
Tempo fa il colosso annunciò che avrebbe represso le app che “richiedono inutilmente i permessi READ_MEDIA_IMAGESand/or READ_MEDIA_VIDEO(su Android 13 e successivi) per accedere alle immagini e/o ai video dell’utente”, le manovre di pulizia sarebbero dovute iniziare a metà 2024 partendo dalle applicazioni che hanno bisogno sporadicamente di accedere a immagini e video, chiedendo ai loro sviluppatori di rimuovere i permessi READ_MEDIA_IMAGESand/or READ_MEDIA_VIDEO; in seguito “solo le app con funzionalità di base che si basano sull’accesso alle immagini e/o ai video dell’utente” sarebbero autorizzate a utilizzare i permessi menzionati.
A partire dal mese scorso, nella pagina di supporto per la politica sulle autorizzazioni per foto e video di Google Play, Google afferma di aver iniziato a chiedere agli sviluppatori il 18 settembre di “inviare un modulo di dichiarazione per qualificarsi per l’uso principale/accesso ampio o rimuovere le autorizzazioni (se si tratta di un caso di utilizzo una tantum/non frequente); gli sviluppatori hanno tempo fino a fine ottobre per inviare la documentazione richiesta, pena l’impossibilità di aggiornare le proprie app presenti sul Play Store (in realtà Google sta dando agli sviluppatori la possibilità di richiedere una sospensione dell’applicazione fino al 22 gennaio 2025).

L’immagine che vedete qui sopra è stata condivisa su Reddit da uno sviluppatore e ci mostra come le uniche app che possono richiedere i permessi READ_MEDIA_IMAGESe READ_MEDIA_VIDEO siano le app galleria o le app che si concentrano sulla modifica, la gestione e la manutenzione di foto/video. Secondo quanto riportato in una pagina di supporto dalla stessa Google, anche “le applicazioni che rientrano nelle categorie social, comunicazione, editor di foto/video e altre che possono dimostrare ampie esigenze di accesso come editor di foto, piattaforme di contenuti generati dagli utenti, funzionalità di ricerca di immagini, scanner di codici QR e simili” possono presentare domanda per mantenere questi permessi, ma sono obbligate a dimostrare un “caso d’uso principale che richiede un accesso persistente o frequente a foto/video”.
Questa dunque è la strategia scelta da Google per obbligare gli sviluppatori all’adozione di Photo Picker (o comunque del selettore file di sistema al posto di quelli proprietari) che, per dovere di cronaca, se da un lato aumenta la tutela della privacy degli utenti, dall’altro pecca dal punto di vista delle funzionalità: lo strumento in questione, per esempio, non ha ancora una funzione di ricerca, non visualizza gli album locali creati dalle app Android, non ha opzioni di filtro o ordinamento, la possibilità di selezionare un album o un modo per selezionare rapidamente molti elementi,
Tuttavia Google dovrebbe essere già al lavoro per risolvere queste mancanze con i futuri aggiornamenti di Android Photo Picker, aumentare la privacy degli utenti va benissimo ma obbligare gli sviluppatori ad adottare uno strumento castrato potrebbe non piacere a molti, utenti compresi.
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