Google occupa una posizione di dominio nel campo della pubblicità online, un fattore che fa storcere il naso alle aziende concorrenti e alle autorità antitrust.
Negli ultimi anni i reclami delle aziende rivali relative alle presunte pratiche anticoncorrenziali di Google hanno portato gli organi regolatori a indagare sulla questione in più continenti.
Secondo quanto riportato da Reuters, le autorità di regolamentazione antitrust dell’Unione Europea sarebbero attualmente sul piede di guerra e potrebbero ordinare a Google (Alphabet Inc.) di vendere una parte della sua attività di tecnologia pubblicitaria.
Secondo quanto riferito la Commissione europea potrebbe emettere un foglio di accusa formale nei confronti di Google già mercoledì, intensificando ulteriormente gli sforzi per diminuire il dominio del colosso di Mountain View nel Vecchio Continente per quanto riguarda la pubblicità online.
Nel 2022 la Commissione ha avviato un’indagine sull’ampia presenza di Google a quasi tutti i livelli nel business della pubblicità online, esprimendo preoccupazione per la sua posizione dominante e secondo la fonte i timori sarebbero aumentati dopo che Google non è riuscita a trovare un accordo.
All’inizio di quest’anno gli Stati Uniti hanno avviato una causa contro Google chiedendo la vendita della sua suite per la gestione degli annunci, sostenendo che la società avrebbe abusato illegalmente del suo dominio sulla pubblicità online e naturalmente Google ha negato qualsiasi illecito.
Per avere una misura del denaro in ballo basti pensare che le entrate pubblicitarie totali di Alphabet durante il primo trimestre dell’anno si sono attestate a poco meno di 70 miliardi di dollari.
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Aggiornamento:
Dan Taylor, VP Global Ads di Google, ha dichiarato quanto segue:
“I nostri strumenti di tecnologia pubblicitaria aiutano i siti web e le app a finanziare i propri contenuti e consentono alle aziende di tutte le dimensioni di raggiungere in modo efficace nuovi clienti. Ci impegniamo a creare valore per i nostri partner in un settore altamente competitivo come questo – che si tratti di inserzionisti oppure dei publisher che ospitano pubblicità sui propri siti e app. L’indagine si concentra su un aspetto ristretto della nostra attività pubblicitaria, e non si tratta di una novità. Non condividiamo il punto di vista della Commissione Europea e risponderemo di conseguenza.”
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