Le applicazioni preinstallate sugli smartphone Android sono un problema. Occupano spazio e possono rallentare il dispositivo. Ma c’è anche una preoccupazione per quel che riguarda la privacy degli utenti. È quello che emerge dall’ultimo studio di Surfshark che ha confrontato le app già presenti su iPhone e sugli smartphone Android di Samsung, Xiaomi e Google, valutando non solo (e non tanto) quante di queste si possono rimuovere, ma anche (e soprattutto) quanti tipi di dati dichiarano di poter raccogliere.

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Come è stato condotto lo studio

Surfshark ha preso in esame dispositivi Apple, Samsung e Xiaomi perché considerati come i principali marchi mobili, insieme a Google, definito il brand in più rapida crescita per volume di spedizioni. Per iPhone la lista delle app integrate deriva dalle specifiche ufficiali di Apple, in particolare quelle di iPhone 17 Pro, mentre per Android (dove manca una documentazione equivalente) è stato usato il database di app di sistema di Bayton, filtrato per produttore e limitato alle app visibili all’utente. Le informazioni sui dati raccolti provengono dalle schede privacy di Apple Store e Google Play Store. Gli sviluppatori devono dichiarare la raccolta su 35 categorie di dati per Apple e su 38 per Google Play, e per questo l’analisi si è concentrata solo sulle app presenti su questi due store, gli unici con etichette standardizzate. Secondo Surfshark, molte delle app preinstallate potrebbero non essere mai usate e restare comunque attive in background, aumentando la raccolta di dati personali che l’utente non intendeva condividere.

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Quante sono e quante si possono rimuovere

Ogni nuovo iPhone include fino a 50 app integrate, tutte sviluppate da Apple. Sul fronte Android i numeri sono più alti, e il database di Bayton, alimentato dagli utenti in modo volontario, registra 88 app preinstallate sugli smartphone Samsung, 71 su quelli Google e 61 su quelli Xiaomi. Sui Samsung provengono dal produttore, da Google, dagli operatori e da partner esterni.

Per capire quante siano davvero eliminabili, Surfshark ha usato il progetto Universal Debloater Alliance Next Generation, che indica come rimovibili senza problemi il 57% delle app di Samsung e di Xiaomi e il 38% di quelle dei Google. Su iPhone, dove la rimovibilità è stata ricavata dalla guida ufficiale di Apple e da ricerche online, conta l’area geografica. Gli utenti dell’Unione europea possono infatti eliminare fino al 98% delle app preinstallate, contro l’88% degli altri Paesi. Safari, per esempio, si può disinstallare nell’UE e in Giappone ma non nel resto del mondo. Nell’UE, tra le app scaricabili dall’App Store, solo Telefono non può essere rimossa, e lo stesso vale per Impostazioni, che però non è disponibile sullo store. Questo significa che le altre app integrate possono essere sostituite con delle alternative.

I dati che dichiarano di raccogliere

Le analisi sulla raccolta dei dati hanno riguardato 47 app Apple, 35 app sui Samsung, 33 sugli Xiaomi e 40 sui Google. Le app Apple dichiarano in media 8 tipi di dati ciascuna, mentre su Android la media è di 13 per Samsung e per Google e di 16 per Xiaomi. Su iPhone le più esigenti sono Apple Store e Apple Music, con 18 e 17 categorie su 35, più del doppio della media.

Sui Samsung emergono le app di terze parti. Tra queste Facebook e Instagram dichiarano di raccogliere 37 categorie di dati su 38, mentre Netflix ne dichiara 12, Microsoft OneDrive 15 e Link to Windows 6. Sei app affermano invece di non raccogliere alcun dato. Sugli Xiaomi le app più esigenti sono Gemini e Google, con 29 categorie su 38, mentre Meteo, File Manager e Mi Browser dichiarano di non raccogliere nulla. Anche sui Google in testa ci sono Gemini e Google con 29 categorie su 38 e nella classifica compaiono solo app del colosso di Mountain View. Password Manager, Pixel Screenshots e Pixel Studio dichiarano di non raccogliere dati.

Tra le informazioni più ricorrenti c’è la posizione. Nei quattro marchi la posizione approssimata è dichiarata da 14 a 19 app, quella precisa da 8 a 12 e gli indirizzi fisici da 5 a 17, con i valori più alti per Apple sulla posizione approssimata e per Xiaomi sugli indirizzi. Su iPhone le app dichiarano di poter raccogliere anche dati comportamentali e contenuti dell’utente, oltre a informazioni sensibili. Sui Samsung, come già su Apple, alcune app dichiarano di usare dettagli sensibili come l’orientamento sessuale o le convinzioni politiche e religiose.

I limiti della ricerca

Si tratta di dati dichiarati dagli sviluppatori e non di una verifica sul campo, e Surfshark parla di informazioni che le app potrebbero raccogliere. Gli autori riconoscono inoltre che il database di Bayton, basato su contributi volontari, potrebbe non essere del tutto completo o accurato. Restano escluse le app distribuite fuori da App Store e Google Play, che non hanno etichette privacy standardizzate e per le quali l’utente deve consultare complesse informative legali o restare all’oscuro delle pratiche di raccolta.

Secondo Surfshark, rimuovere le app superflue libera spazio, rende l’interfaccia più pulita e riduce i rischi. Passare ad alternative di terze parti, inoltre, evita che i dati si concentrino in un unico ecosistema, limitando la possibilità di profilare l’utente. Al netto dei limiti dello studio resta l’interrogativo su quanto convenga tenere sul telefono app che l’utente non ha scelto di installare e che, secondo le schede degli stessi sviluppatori, in alcuni casi dichiarano di poter raccogliere anche dati sensibili.