Google sta rivoluzionando il modo in cui protegge Chrome, introducendo un approccio sempre più basato sull’intelligenza artificiale per individuare, analizzare e correggere le vulnerabilità di sicurezza. Dietro le quinte del browser più utilizzato al mondo è infatti in corso una profonda trasformazione che coinvolge i modelli della famiglia Gemini, gli strumenti sviluppati da DeepMind e il team Project Zero, con risultati che l’azienda definisce già estremamente significativi.
L’obbiettivo è duplice: da un lato aumentare drasticamente la capacità di individuare bug prima che possano essere sfruttati, dall’altro ridurre il tempo necessario affinché le correzioni raggiungano concretamente gli utenti, anche eliminando, quando possibile, la necessità di riavviare il browser.
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L’intelligenza artificiale sta trovando vulnerabilità che erano nascoste da anni
Secondo quanto spiegato da Google in un approfondimento pubblicato sul blog di Chromium, l’azienda ha costruito una serie di framework basati su agenti IA che lavorano direttamente nel codice sorgente di Chrome; questi sistemi analizzano continuamente il progetto alla ricerca di vulnerabilità, individuando potenziali problemi e supportando gli sviluppatori nelle varie fasi della loro risoluzione.
I risultati sono già evidenti, nelle versioni Chrome 149 e Chrome 150 Google ha corretto 1.072 vulnerabilità di sicurezza, un numero che supera quello complessivo delle precedenti 23 release stabili del browser. Tra le scoperte più rilevanti figura anche una vulnerabilità di elevata gravità che consentiva l’elusione della sandbox di Chrome e che era rimasta nascosta nel codice sorgente per oltre 13 anni.
L’enorme incremento del numero di bug individuati è stato accompagnato anche da una crescita delle segnalazioni interne, Google spiega infatti che già entro marzo 2026 il volume delle vulnerabilità rilevate aveva superato quello registrato durante l’intero 2025, rendendo necessario automatizzare gran parte del processo di analisi.
Per questo motivo l’azienda ha introdotto un sistema di lavoro composto da più agenti specializzati, ognuno con un ruolo ben preciso. Gli agenti incaricati delle correzioni producono diverse possibili modifiche al codice, mentre altri sistemi analizzano criticamente ogni proposta verificandone qualità, conformità agli standard di Chromium e rispetto delle linee guida interne; a completare il processo intervengono ulteriori agenti dedicati alla creazione automatica dei test, che verificano il corretto funzionamento delle correzioni su tutte le piattaforme supportate da Chrome.
Google afferma che questi strumenti vengono eseguiti automaticamente ogni 24 ore all’interno dell’infrastruttura di integrazione continua dell’azienda e che soltanto nel mese di maggio sono riusciti a bloccare oltre 20 vulnerabilità, inclusa almeno una classificata come critica di livello S1+, prima ancora che il codice raggiungesse le versioni destinate agli utenti.
L’azienda sottolinea inoltre di aver progettato questi sistemi con particolare attenzione alla sicurezza, i modelli di intelligenza artificiale operano esclusivamente su macchine isolate, prive di accesso a internet, mentre tutte le eventuali richieste di rete vengono intercettate e filtrate attraverso rigide liste di autorizzazione. Inoltre, gli agenti non possono modificare liberamente il sistema né accedere a file esterni alle directory contenenti il codice sorgente di Chrome.
Parallelamente continua anche il lavoro sulla sicurezza della memoria, una delle principali fonti delle vulnerabilità più gravi nei browser moderni. Oltre a rafforzare progressivamente il codice C++ esistente, Google conferma che la strategia a lungo termine prevede una migrazione sempre più ampia verso linguaggi progettati per garantire la sicurezza della memoria, come Rust.
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Aggiornamenti più frequenti e Chrome senza riavvio
Individuare rapidamente una vulnerabilità rappresenta però soltanto una parte del problema, una volta pubblicata una correzione nel codice sorgente di Chromium, gli aggressori possono infatti analizzarla per comprendere quale vulnerabilità sia stata risolta e tentare di sfruttarla sui computer che non hanno ancora installato l’aggiornamento; questo intervallo viene definito patch gap ed è uno degli aspetti su cui Google vuole intervenire.
Per ridurre questa finestra temporale, l’azienda prevede di passare dagli attuali aggiornamenti settimanali a due aggiornamenti di sicurezza a settimana, accelerando ulteriormente la distribuzione delle correzioni.
Il vero ostacolo tuttavia, resta il comportamento degli utenti. Molte persone rimandano il riavvio del browser per non interrompere il proprio lavoro, lasciando Chrome vulnerabile anche quando l’aggiornamento è già stato scaricato.
Per questo Google sta sviluppando una nuova tecnologia di patching dinamico, pensata per installare gli aggiornamenti critici senza richiedere il riavvio completo del browser; il sistema sfrutta l’architettura multi-processo di Chrome sostituendo in background componenti come il processo Renderer o quello della GPU con versioni aggiornate, riducendo al minimo l’impatto sull’esperienza d’uso.
Si tratta ancora di una tecnologia in fase di sviluppo, ma l’azienda sta già lavorando anche a sistemi capaci di garantire un ripristino completamente trasparente della sessione anche nei casi più complessi, salvando localmente una quantità maggiore di informazioni.
Nel frattempo sono già arrivati i primi passi concreti, con Chrome 150 su macOS ad esempio, Google sfrutta il particolare funzionamento delle applicazioni sul sistema operativo Apple per riavviare automaticamente il browser quando è disponibile un aggiornamento e non sono presenti finestre aperte. In questo modo l’aggiornamento viene completato senza interrompere il lavoro dell’utente, avvicinando Chrome a un futuro in cui le patch di sicurezza potranno essere installate in maniera praticamente invisibile.
La combinazione tra strumenti di intelligenza artificiale, processi automatizzati e nuove modalità di distribuzione degli aggiornamenti rappresenta uno dei cambiamenti più importanti nella storia recente della sicurezza di Chrome. Se questi sistemi continueranno a dimostrarsi efficaci, gli utenti potranno beneficiare non solo di un browser più sicuro, ma anche di aggiornamenti sempre meno invasivi e più rapidi da installare.
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