Google non è nuova a scelte hardware discutibili. Per nulla. Gli smartphone Android per antonomasia sono spesso stati protagonisti di vicende curiose – vedi le unità di Google Pixel 3 prima e di Google Pixel 4 poi sfuggite alle maglie dei controlli e finite in rete assai prima del lancio – o controverse – come la tacca marchiana di Google Pixel 3 XL schernita a lungo sul web.

Insomma, se dagli uomini di Google si può solamente imparare in quanto a software – non a caso il core business di un successo ventennale – è meglio chiedere consigli ad altri in fatto di hardware.

E in settimana peraltro il paziente si è aggravato.

Rewind: l’enigmatica settimana di Google

Lunedì è stato presentato Google Pixel 4a dopo una soap opera sulla data di presentazione che a un certo punto sembrava non dovesse finire mai. In diversi Paesi tra cui l’Italia però lo smartphone, molto atteso dopo il successo di Google Pixel 3a, non arriverà prima di ottobre e cioè quasi due mesi dopo l’ufficializzazione.

Un paio di ore più tardi Google torna a parlare: ad ottobre arriveranno una variante 5G del medio di gamma, Google Pixel 4a 5G, e la nuova generazione di top di gamma, Google Pixel 5. Altro giro altro sganascione per gli appassionati italiani, ma pure spagnoli, indiani e singaporiani: i due smartphone arriveranno in USA, Canada, UK, Irlanda, Francia, Germania, Giappone, Taiwan e Australia. Nove regioni piuttosto che le tredici di Google Pixel 3 e Google Pixel 4, e in Francia non è nemmeno stata fatta l’asta per l’assegnazione delle frequenze 5G.

Ieri, infine, a Mountain View hanno deciso di tornare protagonisti richiamando negli spogliatoi Google Pixel 4 e Google Pixel 4 XL dopo appena nove mesi di permanenza sul mercato, decisione forse inedita nella storia della telefonia moderna di un certo peso.

Chi vuol essere Google, sia: del doman non v’è certezza

Nell’articolo del 3 agosto su Google Pixel 4a 5G e Google Pixel 5 abbiamo scritto che i due smartphone “arriveranno terminata l’estate, inizialmente in USA, Canada, UK, Irlanda, Francia, Germania, Giappone, Taiwan e Australia, tagliando fuori l’Italia.”

Quell’inizialmente è farina del nostro sacco, cioè non fa parte del comunicato di Google. Lo abbiamo aggiunto poiché sembrava francamente illogico che l’azienda avesse davvero intenzione di vendere “Google Pixel 4 e Google Pixel 4a pressoché ovunque e con Google Pixel 4a 5G e Google Pixel 5 escludesse i Paesi fuori lista”.

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Una deduzione di routine la nostra avvalorata dal fatto che in Italia sono arrivati tutti gli smartphone della linea Nexus e quelli della linea Pixel, con qualche eccezione limitata alle prime generazioni. Ecco: quella dei Pixel 4 fuori catalogo dopo neanche dieci mesi di vita è una scossa tanto forte da produrre una crepa. Quella che doveva essere una deduzione banale, una formalità per qualsiasi produttore affermato, d’ora in poi con Google di mezzo non potrà che essere avventata.

Google Pixel 4 XL

Mixare logica ed esperienza per raccontare le vicende del Google produttore di hardware è più che mai avventato per i continui colpi di teatro con cui l’azienda è capace di sbarrare gli occhi di chiunque. Chi può dire, adesso, se i prossimi Pixel saranno venduti solamente – e non inizialmente – nei nove Paesi di sopra?

Non sarebbe una mossa logica, ma non lo è neppure fermare la produzione di prodotti ancora giovani come i Google Pixel 4 per lasciare un buco lungo almeno due mesi di fianco alla voce top di gamma, quando aziende come OnePlus li rinfrescano due volte l’anno. Per non parlare di Samsung o di Huawei, che hanno a listino due famiglie di assoluti portabandiera.

Qualcuno potrebbe puntare il dito verso il Covid-19 e le difficoltà nell’approvvigionamento dei componenti, ma la normalità con cui Samsung ha archiviato la pratica Galaxy Note 20 e Galaxy Note 20 Ultra 5G, presentati come di consueto ad agosto e acquistabili due settimane dopo, lascia intuire che probabilmente, se avesse voluto, Google avrebbe avuto i margini per continuare a produrre i Pixel 4 i cui componenti peraltro non sono più recentissimi, e magari anche accelerare la disponibilità di Google Pixel 4a in Italia e altrove.

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Google, altro passaggio enigmatico, durante l’evento di lancio di ottobre 2019 ha calcato la mano sul chip Soli/Motion Sense dei Pixel 4 – “i primi smartphone con un radar” – la cui gestazione ha richiesto quattro anni (se ne è parlato al Google I/O del 2015) prima di avere sufficienti garanzie per la produzione in serie. Secondo alcune voci di corridoio i Pixel 5 faranno a meno di Motion Sense: se così fosse, Google avrebbe già accantonato dopo neppure un giro di calendario uno sforzo da quattro anni di sudore e chissà quali cifre smerciato come un prodigio.

Normalità cercasi

Adesso noi, credeteci, vorremmo chiudere questa piccola riflessione “a tiepido” offrendovi una chiave di lettura sull’incedere di Google o anche un solo spunto di riflessione più concreto di altri, ma davvero mai è stato così complicato trovare un minimo comune denominatore allo zig-zag della grande G. Di fronte ad una strategia simile, che certamente nei corridoi di Mountain View ha delle basi logiche ma che da fuori il più delle volte appare schizofrenica, alziamo le mani.

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E non ci resta che attendere, speranzosi, un cenno di normalità da parte di Google. Perché così, davvero – da osservatori, appassionati e consumatori – non va bene per nulla.

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