Android e iOS: si può parlare ancora di migliore nel 2017? (editoriale)

Android e iOS: si può parlare ancora di migliore nel 2017? (editoriale)
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Chi vi scrive è, probabilmente, uno dei pochi utenti che possiede e utilizza con piacere sia smartphone Android che iPhone con iOS. Sono sempre stato convinto che entrambi i sistemi operativi avessero i propri pregi e le proprie caratteristiche peculiari che gli hanno permesso di dominare il mercato smartphone negli ultimi anni.

Per questo motivo nel 2017 ho deciso di non creare un contenuto che fosse un vero e proprio confronto tra iOS 11 e Android 8.0 Oreo, bensì una sorta di editoriale durante il quale in otto punti differenti (divisi tra software e hardware) analizzo aspetti di interesse oggettivo, dandovi le mie opinioni con un determinato scopo che vi svelerò alla fine.

Android non è meglio di iOS (e viceversa). Basta fanboy!

 

Personalizzazione

In questo caso siamo di fronte a un punto storicamente a favore del sistema operativo di Google, come saprete ogni due settimane tengo una rubrica su TuttoAndroid dove vi mostro cosa è possibile fare con la personalizzazione sui vostri smartphone. La filosofia alla base di Android è proprio quella di dare piena libertà all’utente finale, cosicché avete la possibilità di cambiare aspetto all’interfaccia, utilizzare temi o applicazioni che possono modificare il software da un punto di vista estetico e in taluni casi andare a cucire l’esperienza di utilizzo del device sulle proprie esigenze.

Su iOS la personalizzazione è un aspetto quasi del tutto sconosciuto, con l’ultima versione è possibile modificare gli elementi del control center o decidere quali widget utilizzare nella schermata dedicata, quindi negli anni c’è stato qualche miglioramento sotto questo punto di vista. Apple cerca di studiare un pacchetto finale per l’utente impossibile da cambiare ma che, al tempo stesso, cerchi di soddisfare il cliente medio.

Immediatezza

Per quanto riguarda l’immediatezza di utilizzo, invece, è sempre stata a favore dell’azienda di Cupertino, tuttavia qualcosa è cambiato nell’ultimo anno: nonostante iOS resti per alcuni aspetti la migliore scelta nel caso in cui si cerchi un software immediato, con iPhone X Apple ha eliminato il tasto home segnando una vera e propria rivoluzione nell’interazione con il proprio sistema.

Le gesture sono facili da comprendere per l’utente leggermente più smaliziato che ha utilizzato smartphone diversi nel corso della propria vita, ma è indubbio che la situazione sia peggiorata da quando il tasto centrale non è più presente sugli iPhone. Su Android attualmente tutti i produttori utilizzano la barra di navigazione, i tasti fisici sono quasi del tutto spariti, di conseguenza c’è una sorta di coesione tra i diversi produttori e i tasti della barra sempre visibili sono indubbiamente più semplici e immediati da utilizzare rispetto alle gesture.

Assistenti vocali

Il 2017 è stato anche l’anno degli assistenti vocali, Google Assistant è finalmente uscito anche nella nostra lingua e Siri ha visto alcuni miglioramenti. Senza perdermi in giri di parole posso affermare con sicurezza che attualmente l’assistente di Google è nettamente avanti rispetto a quello di Apple: l’intelligenza artificiale che c’è alla base è visibile fin da subito e la comprensione di comandi discorsivi è superiore su Assistant.

Siri resta un ottimo compagno virtuale per chiunque, ma l’azienda deve darsi da fare nelle prossime versioni del sistema operativo se non vuole perdere terreno.

Ecosistema e applicazioni

Alla base del fatto che su iOS ci siano applicazioni più curate graficamente c’è un cavillo tecnico tanto banale quanto difficile da superare: Android e le sue app devono poter girare su una grande quantità di schermi diversi tra loro, il sistema si basa su un’astrazione degli elementi dell’interfaccia che limita la possibilità degli sviluppatori di sfruttare pienamente ogni tipologia di schermo. Su iOS, ovviamente, questo non accade perché le dimensioni e le risoluzioni sono davvero poche visti gli iPhone in commercio, e il tutto risulta più semplice.

Più o meno per lo stesso motivo Apple può contare su un ecosistema hardware e software fortemente coeso, riuscendo a produrre in casa Mac, iPad, iPhone, Apple Watch e chi più ne ha più ne metta, il tutto può basarsi su un’unica piattaforma cloud che riesce a creare una continuità di utilizzo tra i diversi dispositivi. Per quanto mi riguarda vedo difficile l’avvicinamento di Android e dell’ecosistema Google sotto questo aspetto, anche nei prossimi anni.

Design e schermi

Dopo aver analizzato quattro punti strettamente dedicati al software è molto interessante andare a capire come le due aziende hanno messo in atto i diversi trend relativi all’hardware sui loro top di gamma “puri”, che dovrebbero rappresentare lo stato dell’arte dei due sistemi operativi: iPhone X e Google Pixel 2 XL.

Ovviamente il principale trend dell’anno è lo schermo 18:9, Google e Apple hanno dato una loro interpretazione a questo nuovo formato. Su iPhone troviamo un bordo uniforme su tre lati, mentre sull’ultimo è presente il tanto odiato “notch” con le due insenature ai lati. Su Google Pixel 2 XL la soluzione adottata è leggermente più classica, con dei bordi più evidenti superiormente e inferiormente, ridotti sugli altri due lati.

Personalmente trovo che il senso di immersione nel display sia maggiore su iPhone X, tuttavia sono consapevole del fatto che esteticamente può non piacere per via di quell’aspetto particolare nella parte superiore, di conseguenza anche in questo caso è impossibile dare un parere oggettivo. È interessante, invece, vedere come entrambi i colossi abbiano puntato sulla tecnologia OLED, a dimostrazione del fatto che ormai gli IPS sembrano quasi morti nel panorama smartphone, il futuro sarà completamente OLED per il mobile?

Fotocamere

In questo paragrafo non farò considerazioni su chi scatta meglio le foto, bensì analizzerò come Google e Apple abbiano scelto due strade molto diverse tra loro. L’azienda di Cupertino già da un anno ha seguito il trend della doppia fotocamera, con un sensore standard e un’ottica che permette di avere  zoom 2x e degli effetti ritratto, Google invece va controcorrente: a Mountain View hanno deciso di mettere in ridicolo tutti coloro che ritengono la doppia fotocamera un elemento indispensabile per ottenere degli effetti ritratto, di fatto il Pixel 2 XL offre le stesse, o quasi, possibilità di iPhone X facendo leva solo sul software.

In realtà la qualità è quasi sempre comparabile tra i due smartphone in questo contesto, solo in determinati casi il Pixel fa un po’ di fatica a sfocare alcune zone, a dimostrazione del fatto che il software deve essere rifinito nei minimi dettagli per creare effetti del genere sempre in maniera ottima.

Prestazioni

In questo caso è molto difficile fare un discorso generale, quindi partiamo con l’analizzare i due top di gamma in questione: iPhone X e Pixel 2 XL sono fluidi allo stesso modo, il primo è più piacevole da utilizzare nelle applicazioni più pesanti, il secondo può contare su animazioni meno lente e quindi su un senso di velocità maggiore.

In linea generale i top di gamma Android con il software stock sono ormai ai livelli di iOS, e non solo, purtroppo però diverse aziende personalizzano i propri software in maniera importante, spesso offrendo funzioni interessanti ma appesantendo il tutto e rappresentando la principale causa di rallentamenti e lag, seppur talvolta sporadici.

Metodi di sblocco

Gli sblocchi sono un altro dei punti cardine in questo 2017, ne abbiamo viste di tutti i colori: sblocchi con il volto, con gli occhi, con le dite in posizione frontale, laterale o posteriore.

Apple forse è l’azienda che ha fatto la scelta più interessante, implementando una nuova tecnologia su smartphone come il FaceID che mappa in tre dimensioni il vostro volto e funziona bene in tutti i contesti. Nonostante ciò trovo ancora il sensore delle impronte digitali ancora la scelta più comoda se inserito in una posizione facilmente raggiungibile, come quella del Google Pixel 2 XL.

Conclusioni

Come avrete potuto notare, all’interno di questo editoriale non sono state fatte considerazioni riguardo l’autonomia o la qualità degli scatti, il mio obiettivo non era creare un confronto diretto tra i due smartphone ma fare un discorso più generale, per capire come si stanno muovendo i due mondi agli antipodi.

Il fine ultimo e l’idea alla base dell’editoriale, però, è presto detto: non ha senso farsi la guerra perché si preferisce un sistema operativo o l’altro, si tratta di famiglie di smartphone orientate nella maggior parte dei casi a target di utenti diversi. Su ognuno degli otto punti è possibile decidere in maniera soggettiva in base alle proprie preferenze e necessità, l’unico aspetto da considerare in maniera oggettiva è la superiorità di Assistant rispetto a Siri.

 

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