Il costo più alto equivale sempre a un valore maggiore di quel prodotto? È un’equazione che in molti fanno, anche e soprattutto (ma non solo) sui dispositivi tecnologici. Per quel che riguarda i cavi di ricarica USB-C c’è l’idea che quelli che costano di più garantiscano prestazioni di ricarica migliori, tali da giustificare il prezzo.
Un tema, quello della ricarica dei dispositivi tecnologici, che abbiamo più volte trattato, sia analizzando il verso con il quale si inserisce il cavo USB-C nel dispositivo, sia verificando come la potenza dichiarata su un alimentatore non corrisponda automaticamente a quella effettivamente trasferita allo smartphone. Ora arriva un test, condotto da MakeUseOf, che ha messo alla prova un pregiudizio diffuso tra gli utenti, ossia l’idea che un cavo USB-C più costoso garantisca sempre prestazioni superiori rispetto a uno economico.
Indice:
Segui TuttoAndroid su Google Discover
Cosa determina la velocità di ricarica di uno smartphone
Secondo MakeUseOf, a incidere sulla velocità di ricarica sarebbero tre fattori. Il primo, il wattaggio richiesto dal dispositivo, il secondo il protocollo di ricarica rapida supportato e, il terzo, la presenza o meno di un chip e-marker nel cavo. Si tratta di un piccolo componente elettronico integrato nel connettore del cavo USB-C che comunica al dispositivo e al caricabatterie le caratteristiche del cavo stesso. I cavi USB-C privi di questo chip si fermerebbero generalmente a un massimo di 60 W, mentre oltre questa soglia il chip e-marker diventerebbe obbligatorio per segnalare al dispositivo quanta potenza il cavo può gestire in sicurezza. A questo si aggiungerebbero i protocolli di ricarica rapida come USB-C Power Delivery, e in particolare la sua estensione PPS, che regolerebbe il voltaggio in tempo reale per ricaricare il dispositivo in modo più efficiente, mantenerlo più fresco e preservare la salute della batteria. Marchi diversi adotterebbero protocolli diversi, con Google che utilizzerebbe PPS da Pixel 6 in poi, Samsung allo stesso modo da Galaxy S20 in poi, mentre OPPO si affiderebbe al proprio protocollo proprietario SUPERVOOC.
Il confronto tra un cavo economico e uno più costoso
Per verificare quanto le specifiche premium incidano davvero sulla ricarica di uno smartphone, il test ha messo a confronto due cavi USB-C su Samsung Galaxy S23 (un modello che richiederebbe al massimo 25 W di potenza). Da un lato un cavo economico da circa 5 dollari acquistato su Amazon, dichiarato per 25 W ma privo di chip e-marker, dall’altro un cavo da 30 dollari dotato di chip e-marker e certificato fino a 100 W.
Le due prove di ricarica, ripetute su entrambi i cavi, avrebbero restituito tempi pressoché identici. Partendo dal 20% di carica, il cavo da 5 dollari avrebbe raggiunto l’80% in 45 minuti, contro i 40-45 minuti impiegati da quello da 30 dollari. Partendo invece dal 5%, il cavo economico avrebbe toccato il 100% in 75 minuti, mentre quello premium avrebbe impiegato tra i 70 e i 75 minuti. L’unico scenario in cui il cavo economico potrebbe davvero penalizzare la ricarica sarebbe quello di un prodotto costruito male, che a causa di un’eccessiva resistenza elettrica interna non riesce a erogare la potenza dichiarata. Per un dispositivo come il Galaxy S23, invece, un cavo USB-C da 3A di discreta qualità sarebbe già sufficiente a garantire la velocità massima di 25 W.
Quando un cavo più costoso può davvero fare la differenza
Per la ricarica di uno smartphone, secondo MakeUseOf, spendere di più raramente porterebbe benefici concreti, dato che perfino Samsung Galaxy S26 Ultra (tra i modelli più esigenti in circolazione) richiederebbe al massimo 60 W, ossia la soglia oltre la quale il chip e-marker diventa obbligatorio. Il discorso cambierebbe per i laptop e i dispositivi ad alto wattaggio, che avrebbero bisogno di cavi in grado di sostenere correnti più elevate, dato che lo standard USB-C può trasportare fino a 240 W e non tutti i cavi reggerebbero una potenza del genere. Anche il trasporto di segnale video e audio tramite USB-C richiederebbe un cavo dotato di chip e-marker, oltre a una porta compatibile su entrambi i dispositivi collegati.
Conviene ancora spendere di più?
La conclusione a cui giunge MakeUseOf sarebbe che le specifiche andrebbero fatte coincidere con le reali esigenze del dispositivo, non con il prezzo del cavo. Nel caso specifico del Galaxy S23, il cavo da 5 dollari si sarebbe comportato allo stesso modo di quello da 30, proprio perché già in grado di erogare la potenza richiesta. Pagare di più, quindi, servirebbe soprattutto a ottenere un margine di potenza maggiore, materiali più resistenti, connettori di qualità superiore e velocità di trasferimento dati più elevate; tutte caratteristiche utili in alcuni contesti ma non decisive se valutate ai fini della sola ricarica.

