Capita spesso di avere a portata di mano il caricabatterie del portatile quando lo smartphone è quasi scarico, se entrambi utilizzano la porta USB-C, la tentazione di utilizzare lo stesso alimentatore è forte, soprattutto considerando che i caricabatterie dei laptop sono generalmente molto più potenti di quelli degli smartphone.

Ma collegare un telefono a un alimentatore da 65 W, 100 W o addirittura 140 W può sembrare rischioso. La domanda che molti utenti si pongono è quindi se uno smartphone possa essere danneggiato da un caricabatterie progettato per un dispositivo molto più potente.

Nella grande maggioranza dei casi non c’è motivo di preoccuparsi, il numero di watt scritto sull’alimentatore non indica infatti quanta energia verrà necessariamente trasferita al dispositivo collegato; con i moderni sistemi USB-C, telefono e caricabatterie possono comunicare e stabilire autonomamente quale livello di alimentazione utilizzare. Questo però, non significa che tutti gli alimentatori e tutti i cavi siano uguali, la qualità dei componenti con gli standard di ricarica rimangono aspetti importanti.

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I watt del caricabatterie non vengono trasferiti automaticamente al telefono

L’errore più comune consiste nel pensare che un caricabatterie da 100 W spinga 100 W verso qualsiasi dispositivo venga collegato, ma in realtà il funzionamento dell’USB-C moderno è molto diverso.

Il punto centrale è USB Power Delivery, lo standard sviluppato dall’USB Implementers Forum che permette a caricabatterie e dispositivi di negoziare le modalità di alimentazione. Quando lo smartphone viene collegato, l’alimentatore comunica quali livelli di potenza è in grado di fornire, mentre il telefono determina quale può essere utilizzato.

In altre parole, un alimentatore potente non obbliga lo smartphone a utilizzare tutta la potenza disponibile, se il telefono è progettato per ricevere 18 o 20 W, continuerà a comportarsi secondo le proprie specifiche anche quando viene collegato a un alimentatore capace di arrivare a 100 W.

È per questo motivo che un unico caricabatterie può essere utilizzato per dispositivi molto diversi, la potenza massima dell’alimentatore rappresenta semplicemente ciò che quest’ultimo è in grado di fornire, non ciò che verrà necessariamente assorbito dal dispositivo.

Lo stesso principio è particolarmente evidente con i caricabatterie multiporta, dove la potenza complessiva può raggiungere valori molto elevati proprio perché l’alimentatore deve poter gestire contemporaneamente più dispositivi.

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Perché uno smartphone moderno può essere collegato senza problemi al caricabatterie del laptop

La diffusione dell’USB-C ha reso sempre più semplice utilizzare un unico alimentatore per computer, tablet e smartphone, molti dispositivi moderni supportano infatti USB Power Delivery, inclusi numerosi iPhone, Google Pixel e Samsung Galaxy, oltre ai MacBook e alla maggior parte dei portatili Windows recenti.

Quando entrambi i dispositivi utilizzano USB-PD, il sistema di negoziazione permette di determinare automaticamente una configurazione compatibile. Per l’utente non c’è praticamente nulla da fare, basta collegare il cavo.

Anche la mancanza di USB-PD da parte di uno dei due dispositivi non significa necessariamente che si verificherà un problema. Un caricabatterie USB-PD collegato a un telefono che non supporta lo standard può passare a una modalità di alimentazione sicura, con una conseguente ricarica più lenta.

Nello scenario opposto, un alimentatore che non supporta USB-PD collegato a uno smartphone compatibile dovrebbe limitarsi a un’alimentazione di base pari a 5 V/ 3 A; in entrambi i casi, quindi, il semplice fatto che caricabatterie e smartphone abbiano capacità differenti non significa che uno dei due debba danneggiarsi.

Il discorso cambia, invece, quando si utilizzano componenti molto vecchi, accessori di dubbia provenienza oppure cavi che non rispettano correttamente le specifiche USB-C.

Un alimentatore più potente non significa necessariamente una ricarica più veloce

C’è poi un’altra convinzione piuttosto diffusa: se il caricabatterie del portatile è più potente, allora lo smartphone dovrebbe ricaricarsi molto più rapidamente. Non è necessariamente così.

La velocità dipende innanzitutto dalla potenza massima supportata dal telefono e dai protocolli di ricarica compatibili. Se uno smartphone può ricevere al massimo 20 W, collegarlo a un alimentatore da 100 W non farà aumentare questo limite.

Al contrario, in determinate condizioni un caricabatterie per laptop può effettivamente consentire una ricarica rapida, se il telefono supporta una modalità di ricarica ad alta tensione e l’alimentatore è in grado di fornirla, il dispositivo può sfruttare le capacità dell’alimentatore per raggiungere una velocità superiore.

Apple, per esempio, indica per molti iPhone recenti la necessità di un alimentatore USB-C compatibile da almeno 20 W per la ricarica rapida; un alimentatore da 65 W dispone quindi di potenza sufficiente, ma sarà comunque l’iPhone a stabilire quanta energia utilizzare.

Bisogna inoltre considerare le tecnologie proprietarie adottate da alcuni produttori. In questi casi, per raggiungere la velocità massima pubblicizzata potrebbe essere necessario utilizzare specifici alimentatori o cavi, anche se la porta è fisicamente una USB-C.

Quando bisogna davvero preoccuparsi del caricabatterie?

Il problema principale, quindi, non è tanto utilizzare un alimentatore potente, quanto utilizzare un alimentatore o un cavo di scarsa qualità. Un caricabatterie contraffatto o realizzato senza adeguati sistemi di protezione può presentare problemi di isolamento tra la rete elettrica e l’uscita destinata al dispositivo. Una sovratensione potrebbe così raggiungere lo smartphone e provocare danni ai suoi componenti.

Anche il cavo svolge un ruolo importante, non tutti i cavi USB-C sono necessariamente realizzati allo stesso modo e un prodotto non conforme agli standard può non gestire correttamente la connessione tra alimentatore e dispositivo; per questo motivo è preferibile evitare accessori estremamente economici e privi di certificazioni affidabili.

Tra i marchi di sicurezza che possono essere presenti sui prodotti rientrano UL, ETL e CE, anche se la semplice presenza di un marchio non dovrebbe essere considerata da sola una garanzia assoluta della qualità del prodotto.

Una maggiore prudenza è inoltre consigliabile con alcuni piccoli dispositivi USB-C e accessori che potrebbero non integrare gli stessi componenti utilizzati dagli smartphone moderni per gestire la comunicazione con alimentatori ad alta potenza. In questi casi, quando disponibile, utilizzare l’alimentatore fornito dal produttore rimane la scelta più semplice.

Quindi si può usare il caricabatterie del portatile per caricare lo smartphone?

In condizioni normali, sì. Se si dispone di un moderno caricabatterie USB-C di buona qualità, non c’è generalmente motivo di evitare di utilizzarlo per ricaricare lo smartphone.

Un alimentatore da 65 W non trasformerà automaticamente il telefono in un dispositivo da 65 W e uno da 100 W non gli trasferirà tutta quella energia senza che venga richiesta. La potenza viene gestita sulla base delle capacità del dispositivo e dei protocolli supportati.

Anzi, avere un solo alimentatore USB-C sufficientemente potente per più dispositivi può essere molto comodo, soprattutto quando si viaggia o quando si vuole ridurre il numero di caricabatterie da portare con sé.

La vera attenzione dovrebbe quindi essere rivolta alla qualità dell’alimentatore e del cavo, più che al numero di watt riportato sulla confezione. Se il caricabatterie è affidabile, integro e compatibile con gli standard utilizzati dal telefono, il fatto che sia stato progettato per alimentare un laptop non rappresenta di per sé un pericolo per lo smartphone.