Immaginate di ricevere una foto sospetta in chat: dita storte, sfondi troppo perfetti, scritte illeggibili. Fino a ieri dovevate affidarvi all’occhio, ma Google Messaggi ha appena attivato un nuovo strumento che vi dà una marcia in più: i Content Credentials, una sorta di “certificato di nascita digitale” per foto, video e audio. Ecco cosa cambia per le vostre conversazioni.

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Content credentials: come funzionano

Da poche ore, Google Messaggi supporta ufficialmente i Content Credentials, uno standard basato sul sistema C2PA (Coalition for Content Provenance and Authenticity). In pratica, quando qualcuno vi invia un’immagine o un video, l’app può mostrarvi la cronologia di creazione e modifica del file, indicando se è stato realizzato con una fotocamera, se è passato per software di fotoritocco o se è stato generato (o ritoccato) con strumenti di intelligenza artificiale. Non si tratta di rivelare se un contenuto è “falso” o “vero”, Google è chiaro: non può dirlo ma può fornirvi una tracciabilità oggettiva. Se i metadati originali riportano l’uso di AI, lo saprete; se mancano, l’app non potrà darvi informazioni. E attenzione: l’assenza di Credenziali non significa autenticità, perché molti strumenti (o versioni precedenti di app) non li includono.

Google ha già integrato tecnologie simili altrove: il suo SynthID ha filigranato oltre 100 miliardi di immagini e video, e i Pixel 10 sono i primi smartphone a fornire Content Credentials nativi dalla fotocamera. Ora, estendendo la lettura C2PA a Messaggi, Google porta la trasparenza proprio dove si condividono i media: nelle chat. Secondo le informazioni ufficiali, sono previste circa 18 etichette diverse per distinguere scatti autentici, ritocchi parziali con AI e contenuti completamente generati, un livello di granularità che può fare la differenza nelle discussioni di gruppo.

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Come verificare se una foto è stata modificata con l’AI

Usare la nuova funzione è semplice, ma al momento è disponibile solo sull’app Android di Google Messaggi (non sulla versione web). Ecco come fare: aprite la conversazione che contiene la foto, il video o l’audio sospetto, quindi premete a lungo sul messaggio e toccate Info. Scorrete fino a trovare la sezione Come è stato realizzato. Se il file contiene Content Credentials, vedrete dettagli come “catturato con fotocamera”, “modificato con strumenti AI” o, in caso di incertezza, “potrebbe essere stato modificato con strumenti AI”. Se la sezione non compare, significa che il file non ha credenziali compatibili.

Questo non risolverà ogni dubbio la diffusione dei Content Credentials è ancora agli inizi ma è un passo importante. Fino a ieri dovevate cercare dita con sei falangi o scritte storte; ora avete un dato effettivo su cui basarvi, almeno per i media che lo supportano. E in un’epoca in cui l’AI può generare foto sempre più realistiche, avere accesso a informazioni verificabili sulla provenienza è molto meglio che affidarsi all’occhio umano. Con il tempo, speriamo che sempre più app e dispositivi adottino questo standard, rendendo la trasparenza la norma nelle nostre chat.