Uno dei rovesci della medaglia della rapida evoluzione e diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale è la crisi delle RAM. La domanda di memoria da parte dei data center per l’AI, infatti, sta incidendo sulla riduzione della disponibilità di questi componenti e, di conseguenza, sul loro aumento di prezzo. I chip DRAM vengono sempre più deviati verso la produzione di HBM (High Bandwidth Memory), il tipo di memoria usato nei data center per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, lasciando meno capacità produttiva per la RAM consumer (LPDDR) destinata a smartphone, PC e console.
Una situazione che ha già fatto diverse vittime. Nothing ha cancellato il successore del CMF Phone 2 Pro perché il costo dei chip LPDDR5X da 12 GB sarebbe più che raddoppiato in pochi mesi. Samsung ha confermato un aumento di 100 dollari sul prezzo dei Galaxy S26 per lo stesso problema, mentre anche Qualcomm ha comunicato ai propri clienti l’intenzione di alzare il prezzo dei chip Snapdragon a partire dalle spedizioni successive al 1° settembre.
Ora emerge come la crisi delle memorie RAM potrebbe manifestarsi anche in un ambito meno evidente agli occhi di chi acquista, ovvero la qualità dei prodotti. In modo particolare degli altoparlanti degli smartphone.
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Il caso Xiaomi 17T

Xiaomi 17T, lanciato lo scorso maggio come alternativa di fascia media ai modelli di punta della gamma Xiaomi 17, avrebbe subito un taglio ai costi che non emerge dalla scheda tecnica. Secondo la recensione pubblicata da NotebookCheck, che ha sottoposto gli altoparlanti a un test acustico standardizzato (pink noise) per confrontarne la resa, gli Xiaomi 17T offrirebbe una qualità sonora inferiore rispetto sia a Xiaomi 17T Pro sia al predecessore diretto Xiaomi 15T, oltre che al più compatto Xiaomi 17.
Nello specifico, Xiaomi 17T restituirebbe meno bassi e minore profondità sonora, mentre il modello dello scorso anno gestiva meglio i suoni più acuti senza risultare eccessivamente aspri. I test riportano anche un calo di qualità audio (meno evidente ma comunque percepibile) anche sul modello Pro.
Tra gli aspetti interessanti della vicenda c’è che non si tratterebbe di un caso isolato. La stessa dinamica era già emersa nelle recensioni dei tablet OPPO Pad 5 e Pad 5 Pro, per i quali si pensava che la carenza di DRAM avrebbe spinto i produttori a intervenire proprio sugli altoparlanti integrati. Il prezzo di listino della serie T parte da circa 700 dollari negli Stati Uniti, quindi la scelta non sarebbe stata quella di alzare il prezzo per compensare i costi più elevati delle memorie, ma di intervenire su un componente a cui gli acquirenti prestano solitamente meno attenzione.
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Una strategia difficile da individuare
Il caso degli altoparlanti risulta particolarmente indicativo perché i produttori raramente forniscono informazioni dettagliate su questo componente, a differenza di quanto avviene per display, fotocamere o batteria. Questo renderebbe l’audio uno degli ambiti più semplici in cui contenere i costi senza che gli acquirenti se ne accorgano prima dell’acquisto. Diverso è l’approccio di Motorola, che per il nuovo Razr Ultra ha scelto di mantenere lo stesso chipset del modello precedente rinunciando a introdurre modifiche più difficili da giustificare sul piano dei costi.
La crisi non risparmia nessuno, nemmeno le aziende più grandi, anche se le strategie adottate variano tra le big tech. Google ha scelto di scaricare parte dei costi sui consumatori, aumentando negli USA i prezzi della gamma Pixel 11. Apple, invece, ha optato per un ridimensionamento della gamma Mac mini, eliminando il taglio di memoria da 256 GB e le varianti con RAM da 32 e 64 GB proprio a causa dell’aumento dei costi delle componenti.
Con la crisi delle memorie destinata a proseguire ancora per diversi mesi, il consiglio, per chi valuta l’acquisto di un nuovo smartphone (o qualsiasi altro prodotto), di informarsi anche su aspetti solitamente trascurati e che raramente compaiono nelle schede tecniche ufficiali.

