C’è una frase che risuona ancora nelle orecchie di chi ha seguito il Samsung Galaxy Unpacked di fine febbraio, e non è uscita dalla bocca di un dirigente Samsung. A pronunciarla è stato Sameer Samat, Presidente dell’ecosistema Android in Google, salito sul palco per lanciare un messaggio che va ben oltre il semplice aggiornamento software: Android sta cambiando pelle, e lo sta facendo in modo radicale.
“Stiamo passando da un sistema operativo a un sistema intelligente.” Queste parole aprono una nuova era per il robottino verde, e non si tratta di marketing fine a se stesso. Google sta ridisegnando le fondamenta stesse di Android attorno all’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di creare una piattaforma che non si limiti più a eseguire app, ma che comprenda davvero l’utente e lavori attivamente per lui.
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Il “prossimo capitolo” di Android inizia con la versione 17
Samat ha usato un’espressione interessante durante il suo intervento: ha parlato di “prossimo capitolo di Android”, un modo per sottolineare che quello che sta per arrivare non è una semplice iterazione, ma qualcosa di sostanzialmente diverso da tutto ciò che abbiamo visto finora. La direzione è chiara: AI al centro, non come funzione aggiuntiva, ma come colonna vertebrale dell’intero sistema operativo.

E il veicolo di questa trasformazione sarà proprio Android 17, la prossima grande versione del sistema operativo di Google. Il primo canale beta è già disponibile, e la versione stabile è attesa nel giro di qualche mese. Samat non si è spinto a svelare dettagli tecnici precisi, ma le sue parole hanno lasciato poco spazio all’immaginazione: “Abbiamo cose straordinarie nella prossima versione di Android, e sono entusiasta di condividerle nei prossimi mesi.” Una promessa esplicita, quasi un appuntamento fissato con gli appassionati di tutto il mondo.
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Gemini diventa il vero motore di Android
Al centro di questa evoluzione c’è Gemini, l’assistente AI di Google che sta progressivamente sostituendo il vecchio Google Assistant su miliardi di dispositivi. Samat ha anticipato quella che ha definito “la prossima evoluzione di Gemini”, descrivendo un sistema in grado di fare molto di più su smartphone, integrando funzionalità trasversali che spaziano da un’app all’altra con una fluidità che oggi semplicemente non esiste.
Non si parlerà più di un assistente vocale a cui fare domande isolate, ma di un’entità digitale capace di capire il contesto, anticipare le esigenze e agire in modo proattivo sull’intero dispositivo. Un cambiamento di paradigma enorme, che Google sembra intenzionata a rendere realtà già con Android 17.

Le prime a beneficiarne saranno le ammiraglie di punta: la serie Google Pixel 10 e la linea Samsung Galaxy S26, i cui dispositivi riceveranno queste funzionalità avanzate di Gemini in anteprima, prima di qualsiasi altro dispositivo sul mercato.
Un palco condiviso, due protagonisti
La scelta di far salire Samat sul palco del Galaxy Unpacked non è casuale. Rappresenta una collaborazione sempre più stretta tra Google e Samsung, i due giganti che di fatto dominano l’ecosistema Android a livello globale. Da un lato Samsung ha annunciato i nuovi Galaxy S26, S26+ e S26 Ultra, smartphone di fascia altissima che portano con sé hardware aggiornato e alcune novità interessanti, soprattutto nella variante Ultra. Dall’altro, Google ha usato quello stesso palco per proiettare la visione del futuro di Android, come a dire che i due brand condividono non solo il mercato, ma anche la direzione strategica.
Il messaggio finale di Samat è stato forse il più evocativo di tutti: “Android è sempre il posto dove si vede il futuro per primo.” Una chiusura quasi poetica, ma anche una dichiarazione d’intenti precisa. Il futuro, stando a Google, è intelligente. Ed è già in arrivo.

