Android Auto è da tempo uno dei pilastri dell’ecosistema Google in ambito automotive e, come molti di voi avranno notato, negli ultimi mesi l’azienda sta lavorando con una certa insistenza per renderlo più moderno, coerente e ricco di funzionalità, soprattutto sul fronte multimediale.
Tra rinnovamenti grafici in arrivo, standardizzazione dell’esperienza tra le app e piccole sorprese nascoste sotto il cofano, la piattaforma dimostra di avere molto più potenziale di quanto emerga dall’utilizzo quotidiano superficiale.
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Un nuovo look per il lettore multimediale di Android Auto in arrivo con il Material 3 Expressive
Partiamo da ciò che Google sta preparando per il prossimo futuro, nell’ultima versione di Android Auto (la 15.9) è stato individuato il codice relativo a una nuova barra di avanzamento ondulata per le app musicali, ispirata allo stile Material 3 Expressive già visto sui Pixel.
Si tratta di una modifica apparentemente semplice, ma che rientra in un disegno più ampio: rendere l’interfaccia multimediale più viva, moderna e coerente tra tutte le app di riproduzione, come Spotify, YouTube Music e servizi analoghi. La forma ondulata della barra di avanzamento aggiunge un tocco visivo più dinamico a un elemento che, fino ad oggi, è rimasto piuttosto statico.
Al momento questa nuova interfaccia non è ancora attiva nel ramo stabile, né è stata ufficialmente implementata dalle app, ma rappresenta un ulteriore segnale della direzione intrapresa da Google per uniformare l’esperienza di ascolto su Android Auto.


Diversi utenti apprezzano la flessibilità e utilizzano app di terze parti
Accanto a queste evoluzioni visibili (o quasi), Android Auto nasconde però anche funzionalità meno note, che contribuiscono a spiegare perché molti utenti lo considerino uno dei prodotti Google meglio riusciti.
La piattaforma infatti non si limita esclusivamente ad eseguire le app disponibili sul Play Store, esiste un menù sviluppatore nascosto di cui vi abbiamo parlato di recente che, se attivato, consente di sbloccare opzioni aggiuntive, tra cui il supporto alle app provenienti da fonti esterne e alcune impostazioni avanzate sul funzionamento del sistema (come la gestione di Android Auto wireless).
Non si tratta di funzioni pensate per l’utente medio, ed è probabilmente per questo che restano volutamente fuori dai riflettori, ma per chi desidera spingersi oltre l’esperienza standard rappresentano un valore aggiunto non indifferente.
In maniera piuttosto interessante emerge come una parte non trascurabile della community utilizzi, o sia quantomeno interessata a utilizzare, queste opzioni avanzate, mentre molti altri ignorano totalmente la loro esistenza. Il dato è indicativo ma non sorprendente, Android Auto tende a nascondere le sue possibilità più spinte, privilegiando un’esperienza semplice e controllata.
Le app di terze parti, non presenti sul Play Store, continuano infatti a circolare tra gli utenti più esperti, ampliando ulteriormente gli scenari d’uso della piattaforma, anche se Google mantiene una posizione piuttosto prudente su questo fronte.
Mettendo insieme tutti questi elementi, il quadro è piuttosto chiaro: Android Auto sta crescendo su due binari paralleli, da un lato Google lavora sull’interfaccia, sul design e sulla coerenza dell’esperienza multimediale; dall’altro, sotto la superficie, esistono strumenti e possibilità che rendono la piattaforma molto più versatile di quanto appaia.

