Nonostante numerosissimi rumor avessero dipinto uno scenario molto diverso da quello a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, alla fine Samsung dovrebbe proporre nel 2026 una gamma flagship composta dalle solite vecchie glorie: Samsung Galaxy S26, Galaxy S26+ e Galaxy S26 Ultra.
Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli (e nuove conferme) su alcune potenzialità del modello di punta della gamma, un aspetto interessante che coinvolge il chip Exynos 2600 e alcune indiscrezioni su un inedito sensore fotografico che potrebbe arrivare sui futuri Samsung Galaxy S e far gola a tanti altri player del mercato smartphone. Facciamo ordine.
Indice:
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Arrivano alcune conferme per Samsung Galaxy S26 Ultra
Il modello di punta della prossima gamma flagship di Samsung, attesa all’inizio del 2026, è Galaxy S26 Ultra, l’unico certo di scendere in campo come centravanti di un attacco a tre punte in cui il colosso sudcoreano ha fatto fatica a delineare i suoi compagni di reparto.
Recentemente lo smartphone è stato avvistato sui database degli enti di certificazione cinese e statunitense, ovvero China Compulsory Certification (CCC) e della Federal Communications Commission (FCC), che ci hanno dato conferma circa alcune delle specifiche tecniche su cui potrà contare (via @yabhishekhd su X).
Snapdragon 8 Elite Gen 5 e connettività satellitare
Samsung Galaxy S26 Ultra ruoterà a livello globale attorno al SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm, la soluzione di punta più recente del chipmaker statunitense che abbiamo già conosciuto sui primi flagship di ultima generazione provenienti dalla Cina.
La certificazione CCC, che fa riferimento alla variante SM-948O dello smartphone (quindi quella destinata al mercato cinese), suggerisce la presenza della connettività satellitare diretta per le emergenze. Ciò non sorprende, dato che anche il modello 2025 dispone di questa potenzialità.
Resta da capire se Samsung mantenga tutto invariato (possibilità di inviare messaggi o la propria posizione ai servizi di emergenza locali interessati quando l’utente si trova in zone scoperte da reti Wi-Fi o rete cellulare) o aggiunga nuove funzionalità d’emergenza che sfruttano la connettività satellitare.

Capacità della batteria e ricarica cablata più rapida
Andando oltre, lo smartphone integrerà una batteria da 5.000 mAh: Samsung ha quindi deciso di confermare la medesima capacità che caratterizza il modello Ultra della gamma Galaxy S sin dai tempi di Samsung Galaxy S20 Ultra 5G (lanciato nel lontano 2020).
Dalla certificazione CCC salta fuori però un dettaglio interessante che conferma quanto emerso dalla One UI 8.5: Samsung Galaxy S26 Ultra potrà contare sulla ricarica cablata a 60 W (20 V e 3 A); si tratta di un miglioramento importante, il primo in tal senso dal 2020.
Il caricabatterie EP-T6010, presentato da Samsung nella giornata di ieri (via Samsung), dispone di una porta USB-C, supporta lo standard PD 3.1 PPS (più recente rispetto a quello dell’adattatore da 45 W che supporta lo standard PD 3.0 PPS) e dispone di ottimizzazioni che gli consentono di consumare appena 5 mW in standby. Esso sarà ovviamente venduto separatamente.

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Una innovazione dell’Exynos 2600 per “raffreddare” i chip Snapdragon?
Abbiamo già visto in passato che, come già avvenuto ad esempio sui Galaxy S24 nel 2024, anche la gamma Galaxy S26 del 2026 dovrebbe essere caratterizzata dal dualismo Exynos/Snapdragon: Exynos 2600 (il cui arrivo è stato confermato ufficialmente) sui modelli base, Snapdragon 8 Elite Gen 5 sul modello Ultra.
I chip Exynos hanno storicamente sofferto di problemi di surriscaldamento che hanno contribuito a costruire intorno all’ora una sorta di aura negativa ma, stando a un recente report della testata sudcoreana ET News, Samsung potrebbe aver risolto i problemi di thermal throttling sui propri chip.
Per fare ciò, Samsung ha integrato un dissipatore passivo in rame nel chip, sfruttando una tecnologia chiamata HPB (Heat Pass Block): si tratta della prima applicazione in assoluto di questa tecnica, molto comune su PC e server, su un chip per smartphone.
Secondo i dati riportati da ET News, l’efficienza termica dell’Exynos 2600 è migliorata del 30% rispetto all’Exynos 2500, proprio grazie alla tecnologia HPB: ciò ha ridotto il thermal throttling, donando costanza nel tempo alla resa (in termini di potenza) al chip.

2 nm e HPB: ora Samsung ha due armi nella lotta contro TSMC
Tra l’altro, Exynos 2600 sarà il primo SoC per dispositivi mobile realizzato a 2 nm: questa peculiarità, unita alla tecnologia HPB, potrebbe far gola ad alcuni competitor (come Apple e Qualcomm) nella lotta delle fonderie Samsung contro quelle TSMC, storicamente capaci di realizzare chip più efficienti e con resa più elevata.
Già qualche mese fa Qualcomm ha iniziato a testare una versione speciale dello Snapdragon 8 Elite Gen 5 realizzato da Samsung con il processo produttivo a 2 nm. Un conto sono i test, un conto la realizzazione effettiva: è probabile che il chipmaker statunitense si prenda del tempo per valutare l’effettiva resa dell’Eynos 2600 prima di andare in una direzione o nell’altra.
Per quanto concerne Apple, invece, molto dipenderà dal ruolo di Intel che potrebbe però limitarsi a SoC per iPhone o a SoC Silicon M di fascia bassa. Per i chip più costosi, nel passaggio a 2 nm, molto dipenderà dalla bontà del processo di TSMC rispetto a quello di Samsung.
Nuovo sensore fotografico per i Samsung Galaxy S del futuro
La testata sudcoreana Sisa Journal riporta che Samsung abbia sviluppato un nuovo sensore fotografico per smartphone con funzionalità simili a quelle offerte da un sensore con otturatore globale (Global Shutter) per implementarlo in una prossima gamma di Samsung Galaxy S (in dubbio sui Galaxy S26, più probabile sui Galaxy S27).
Attualmente, tutti i sensori delle fotocamere presenti sugli smartphone sfruttano sensori con otturatore a tendina (o a scorrimento, Rolling Shutter): essi non catturano tutta la scena in una volta ma leggono l’immagine riga per riga in rapida sequenza. Ciò produce un effetto collaterale, soprattutto quando si fotografano scene in rapido movimento: la parte più bassa dell’immagine verrà “catturata” alcune di frazioni di secondo dopo rispetto alla parte più alta, creando una distorsione nota come Jello effect.
I sensori dotati di otturatore globale, invece, espongono e leggono tutti i pixel del sensore contemporaneamente, producendo risultati ottimali nella cattura delle scene in rapido movimento. Essi hanno però il difetto di godere di risoluzioni “basse” perché necessitano di Pixel più grandi.
Il nuovo sensore di Samsung sarà una sorta di ibrido: di base sfrutterà ancora un otturatore a tendina ma sarà in grado di raggiungere prestazioni più elevate grazie a una nuova struttura dei Pixel (che integreranno un convertitore analogico-digitale per velocizzare l’acquisizione) e a un algoritmo di “flusso” ottico che compenserà il movimento. Questo sensore dovrebbe avere pixel da 1,5 µm e risoluzione da 12 megapixel.
La risoluzione da 12 megapixel suggerisce che questo sensore non verrà utilizzato come sensore principale dal colosso sudcoreano: d’altronde, Samsung ha ormai sdoganato (anche sui Galaxy A) sensori da almeno 50 megapixel; sui Galaxy S Ultra arriviamo a 200 megapixel. Questo sensore potrebbe invece essere perfetto per la fotocamera ultra-grandangolare o per il teleobiettivo 3x.

