Negli scorsi mesi, Google ha introdotto all’interno di Gemini un nuovo generatore di immagini IA chiamato Nana Banana. Chi ha provato anche solo una volta questo editor di immagini si è sicuramente chiesto perché il colosso di Mountain View avesse scelto un nome così particolare e, come spesso accade, le motivazioni dietro questa scelta sono il risultato di un mix di caso e ironia.

Google ha finalmente svelato l’arcano e ha spiegato come si è arrivati a scegliere il nome di Nano Banana. Tutto è nato grazie ad una Product Manager di nome Nina che, alle due e trenta del mattino e in piena fase di sviluppo del nuovo generatore di immagini, ha dovuto caricare in forma anonima il modello sul sito di LM Arena, una piattaforma che permette agli utenti di testare proprio questi nuovi modelli prima del loro rilascio ufficiale.

Per inserire il modello all’interno della piattaforma era richiesto un nome provvisorio, in modo da mantenere l’anonimità del progetto, e la prima cosa che è venuta in mente alla Product Manager di Google è proprio il nome di Nano Banana. Quel nome, nato per restare online poche ore, è subito diventato virale, al punto che gli utenti hanno iniziato a usarlo ovunque, generando meme sul web: a quel punto il colosso di Mountain View ha deciso di cogliere la palla al balzo e di rendere Nano Banana il nome ufficiale del modello di generatore di immagini di Gemini.

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Il vero nome di Nano Banana è sicuramente meno di impatto

Questa simpatica curiosità è stata raccontata da David Sharon, responsabile del prodotto, all’interno dell’ultimo episodio del podcast Made by Google. David ha spiegato che il vero nome di Nano Banana è in realtà Gemini 2.5 Flash Image, ma ormai nessuno all’interno di Google lo chiama in questo modo. Il team ha deciso inoltre di spingersi oltre, disseminando icone a forma di banana all’interno dell’app di Gemini (e non solo) per indicare tutte le sezioni in cui il modello è attivo, trasformando così quello che era nato come uno scherzo interno in un simbolo di riconoscimento.

A parte il nome divertente, però, David ha spiegato che ci sono anche altre motivazioni che hanno reso Nano Banana così diffuso a livello globale. La vera forza del nuovo generatore di immagini di Google è sicuramente la capacità di ricreare fedelmente i volti umani, senza modificarne i connotati e rendendoli subito riconoscibili. Le immagini create con Nano Banana sono subito diventate virali su tantissime piattaforme proprio per questo motivo: a detta di David riescono a sembrare personali, quasi intime e non create con l’intelligenza artificiale.

Da quando Nano Banana è disponibile all’interno dell’app di Gemini, sono state tante le tendenze diventate virali sul web. Dal prompt delle “statuette” da 90 parole nato in Thailandia fino ai collage in stile Polaroid e alla restaurazione delle vecchie foto di famiglia condivise su piattaforme come TikTok, l’uso del modello si è ormai diffuso in tutto il mondo.

Durante il podcast David ha inoltre spiegato che Google non ha dimenticato la questione sicurezza, poiché ogni immagine generata con Nano Banana include una filigrana visibile e un marchio invisibile SynthID, che permette di riconoscere subito che si tratta di un file prodotto con l’intelligenza artificiale. L’ultimo consiglio lasciato durante il podcast, dedicato a chi prova Nano Banana per la prima volta, è quello di partire con comandi semplici, sfruttando i modelli già pronti da abbinare alle proprie foto.

Se siete interessati ad ascoltare il podcast (in lingua inglese), potete visionare l’episodio completo direttamente su YouTube qui in basso.