Motorola propone sul mercato smartphone una vasta gamma di dispositivi con cui copre praticamente ogni fascia di prezzo: dagli economicissimi Moto E, si arriva ai flagship pieghevoli della gamma Razr, passando per la fascia medio-bassa con la gamma Moto G e per le fasce medio-alta/top con la gamma Edge.
Solitamente, specie quando si parla di dispositivi di fascia medio-bassa, i produttori tendono a implementare all’interno dei loro smartphone un sacco di bloatware (sostanzialmente contenuti sponsorizzati) con l’obiettivo di abbattere il prezzo finale a fronte di partnership con app e servizi. Motorola non ha fatto eccezione negli ultimi anni ma sembra che ora le cose stiano cambiando (in meglio).
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Il bloatware, una delle piaghe degli smartphone economici
Annunci camuffati da cartelle di app, app assurde pre-installate, partnership con servizi che portano sul dispositivo app invase dagli annunci pubblicitari, hub per lo shopping, per i giochi e per l’intrattenimento.
Tutte queste cose costituiscono il bloatware, software pre-installato sui dispositivi che risulta spesso inutile o indesiderato per l’utente, una sorta di “spazzatura” che i produttori di smartphone implementano all’interno dei dispositivi (soprattutto di fascia media e bassa) per contenere il prezzo finale di vendita.
Non c’è praticamente un produttore del panorama Android che non abbia installato qualcosa del genere, almeno una volta, su (almeno) uno dei propri device. Da questo punto di vista “comandano” senza dubbio i produttori cinesei, soliti intasare di pubblicita (in precedenza addirittura non disinstallabile) i propri smartphone.
Gli smartphone economici Motorola sono invasi dal bloatware
Anche Motorola, ormai di proprietà della cinese Lenovo, ha iniziato da qualche anno a mettere in pratica qualcosa del genere, dotando i dispositivi di fascia medio/bassa di questo software spazzatura che contribuisce a rallentare il dispositivo, già non proprio il top dal punto di vista delle performance.
Nel tempo la Casa Alata ha dotato i propri smartphone di svariate app pre-installate. Prendiamo ad esempio Moto G54: sullo smartphone risultano pre-installate app come LinkedIn, Google News, Google Wallet, Google Podcast, TikTok, Opera Browser e Weather (frutto di una partnership con il provider meteo 1Weather).
In particolare l’ultima di queste app, risulta quasi inutilizzabile: mostra le previsioni del tempo, ok, ma propone le varie metriche intervallate da annunci pubblicitari invasivi che impattano sulle performance dello smartphone (rallentandolo di parecchio). Fortunatamente molte di queste app, inclusa Weather, risultano disintallabili (mentre altre, ahinoi, sono solo disattivabili).


Motorola sta iniziando a ridurre il bloatware sui Moto G
Gli ultimi arrivati della gamma Moto G di Motorola, ovvero i Moto G (2025) e Moto G Power (2025) che si configurano come le proposte della Casa Alata per il mercato nordamericano, sembrano invertire (parzialmente) questo trend che ha recentemente caratterizzato i dispositivi di fascia medio-bassa dell’azienda.
Motorola ha rimosso tutti gli hub per lo shopping, per i giochi e per l’intrattenimento dai due smartphone, alleggerendo di gran lunga il software. Restano, per forza di cose, ancora alcune app pre-installate (come la sopra-citata Weather) ma, fortunatamente, sono (quasi) tutte disinstallabili una volta che avrete portato a termine il processo di configurazione dello smartphone. La speranza è che Motorola possa replicare quanto fatto sul mercato statunitense anche ai prossimi Moto G che arriveranno dalle nostre parti.
Negli ultimi tempi, tra l’altro, la Casa Alata sembra aver migliorato sensibilmente le tempistiche di rilascio dei nuovi aggiornamenti: tanto per fare un esempio, in settimana Motorola ha rilasciato Android 15 per Moto G54, smartphone economico (sotto ai 200 euro) che ha debuttato nell’agosto del 2023 con a bordo Android 13, che ha ricevuto l’aggiornamento ad Android 15 ben prima rispetto ad altri competitor (e persino rispetto ad alcuni flagship, vero Samsung?).
Quindi un plauso a Motorola che sembra avere imboccato la strada giusta sul supporto software (anche se qualche annetto in più di supporto non guasterebbe) e sulla pulizia dal bloatware della propria interfaccia utente Hello UI, molto simile ad Android “stock”.
