La scorsa settimana vi abbiamo riportato alcune interessanti informazioni emerse nella causa antitrust che vede protagonista Google negli Stati Uniti, in quell’occasione abbiamo visto come il colosso di Mountain View abbia pagato i diversi produttori di smartphone Android per incentivarli a mantenere aggiornati e sicuri i propri dispositivi, tentando al contempo di mettere i bastoni fra le ruote alla concorrenza.
L’azienda si trova però coinvolta anche in un altro procedimento legale, quello con Epic Games a San Francisco, dal quale emergono i dati inerenti ad un accordo che l’azienda avrebbe stretto con il produttore coreano Samsung. Vediamo insieme qualche dettaglio.
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Google ha pagato Samsung per mantenere il monopolio del Play Store sui dispositivi Galaxy
Come già fatto presente nella notizia menzionata in apertura, non è un segreto che Google abbia in essere diversi accordi con i produttori di smartphone Android, ma ora sono state condivise ulteriori informazioni riguardanti il rapporto dell’azienda con Samsung.
Secondo la testimonianza di James Kolotouros, vicepresidente per le partnership di Google, il colosso ha pagato 8 miliardi di dollari a Samsung nel giro di quattro anni, il pagamento aveva lo scopo di rendere alcune app Google predefinite sugli smartphone e tablet Galaxy: nello specifico le app interessate sono Google Assistant, Google Play Store e Google Search, affinché fossero rispettivamente l’assistente vocale predefinito, l’app store e le app del motore di ricerca Internet.
Questa iniziativa, chiamata “Project Banyan”, prevedeva sì che il Google Play store fosse l’app store di default dei dispositivi Galaxy, ma non implicava la non coesistenza con il Galaxy Store proprietario; secondo alcuni documenti interni infatti, la possibilità per Samsung di mantenere lo store proprietario ha fatto risparmiare al colosso di Mountain View circa 1 miliardo di dollari nella stipulazione dell’accordo.
È alquanto evidente come Google tenti, con accordi di questo tipo, di mantenere il maggior controllo possibile sull’ecosistema Android nonché la propria posizione dominante per quel che concerne i servizi di ricerca online. A questo proposito, secondo un recente rapporto di Statcounter, l’azienda non avrebbe al momento molto di cui preoccuparsi, se in un primo momento infatti l’integrazione di ChatGPT di OpenAI in Bing da parte di Microsoft avesse fatto presagire un cambiamento nel settore, i dati mostrano che la quota di mercato di Bing non ha beneficiato più di tanto dell’implementazione anticipata dell’intelligenza artificiale nei motori di ricerca rispetto alla concorrenza.
La quota di mercato di Bing è pari a poco meno del 7% negli Stati Uniti, in calo rispetto al 7,4% rispetto all’anno precedente, mentre Google vanta una quota pari all’88% a ottobre 2023, attestandosi come re indiscusso dei motori di ricerca. Nonostante dunque Microsoft sia arrivata prima in questo ambito dal punto di vista temporale, l’approccio più lento e cauto di Google sembra aver dato i suoi frutti, sicuramente anche grazie alle nuove funzionalità di intelligenza artificiale implementate in seguito, come la nuova Search Generative Experience, che ha portato funzionalità come riepiloghi degli articoli durante la navigazione, diffusione stabile per la generazione di immagini e altro ancora.
Ad ogni modo, secondo i procedimenti legali in corso, Google avrebbe mantenuto la sua elevata quota di mercato attraverso mezzi anticoncorrenziali, come gli accordi stipulati con le aziende menzionati in precedenza; restiamo in attesa per scoprire come proseguiranno le cause che vedono protagonista il colosso di Mountain View.
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