Editoriale: Stonex, un nuovo miracolo italiano

Editoriale: Stonex, un nuovo miracolo italiano
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Da qualche tempo sto pensando a questo articolo, cioè da quando Stonex ha reso noti i dettagli della propria community “Breakers”. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e abbiamo visto le prime immagini, il primo video e la scocca posteriore.

A questo punto credo sia giusto fare qualche considerazione sul progetto, che esula da una semplice analisi delle specifiche tecniche o da sterili critiche ai personaggi coinvolti nella vicenda. Cercherò di essere il più obiettivo possibile, anche perché non trovo corretto giudicare un prodotto senza averlo potuto provare.

Da tempo i produttori di tutto il mondo si appoggiano alle realtà economiche emergenti, Cina e India su tutte, per la realizzazione dei propri prodotti. Non è quindi assolutamente strano che una piccola realtà come Stonex abbia deciso di commercializzare smartphone prodotti in Cina. Sono sempre di più anche gli stilisti famosi, che non hanno certamente bisogno di guadagnare qualche euro in più, che usano questo metodo, svilendo peraltro il Made in Italy che ci ha reso famosi nel mondo.

Ora va di moda parlare di “progetto tutto italiano”, “disegnato e sviluppato in Italia”, ma prodotto all’estero perché le leggi italiane e la burocrazia soffocano gli imprenditori. Sono imprenditore da quasi vent’anni e conosco le difficoltà legate alle attività commerciali in Italia, per questo trovo che a volte si tratti di discorsi di comodo. Quando Stonex afferma di non aver ribrandizzato un telefono esistente, posso credere che non stia mentendo. Posso pensare che sia stato steso un progetto di massima e poi si sia cercato un OEM cinese in grado di realizzarlo, scegliendo da un “catalogo” di componenti con cui assemblare lo Stonex One.

Niente di sbagliato né di ideologicamente scorretto, però parlare di prodotto etico solo perché si comunica un ipotetico costo dei componenti è un po’ fuori luogo. Poca importa all’acquirente dei costi sostenuti, del margine di guadagno da parte del produttore: lo dimostrano gli acquirenti dei prodotti più famosi, a cui poco importa se Apple o Samsung hanno dei ricarichi esagerati sul prodotto. E il fatto che sia stato ripetutamente sottolineato che lo scopo di Stonex One non è quello di arricchire i suoi creatori non fa che indispettire la gente, visto che difficilmente qualcuno investe il proprio tempo senza averne un tornaconto e la favola del “lo facciamo solo per voi” difficilmente può essere accettata. L’impressione che potrebbe ricavarne il potenziale acquirente è che, una volta stufo del giocattolo nuovo, il team possa abbandonarlo a se stesso visto che “non ci guadagna niente” – e, si sa, nessuno fa niente per niente.

Avendo qualche anno in più della media degli appassionati di questo settore, mi è venuta subito in mente un’analogia con quanto successo oltre vent’anni fa, quando “Sua Emittenza” decise di scendere in politica annunciando “un nuovo miracolo italiano”, promettendo un futuro migliore per i nostri figli. I fatti stanno dimostrando che nemmeno quel famoso personaggio aveva la bacchetta magica per risolvere i problemi dell’Italia.

Ecco perché trovo un po’ ridicola, ma è un mio personalissimo punto di vista, la strategia comunicativa adottata da Stonex. Un’aria da novello Steve Jobs che poco si addice ad un personaggio diventato famoso per altri motivi, il personaggio stereotipato del programmatore “nerd” schivo e poco avvezzo a parlare con le persone, e in particolare questa atmosfera generale di una cosa completamente nuova che porterà qualcosa di realmente nuovo nelle nostre vite. In fin dei conti stiamo parlando di uno smartphone, qualcosa che esiste da diverso tempo sul mercato! Che poi Stonex One abbia una scheda tecnica di tutto rispetto, almeno sulla carta, a fronte di un prezzo di vendita particolarmente vantaggioso è una cosa che andrà suffragata da una prova “su strada”, ma non parliamo di una cosa completamente nuova. Non è un game changer.

Trovo discutibile anche questa voglia di italianità data dal nome “Ciao OS”, questo voler mostrare una particolare personalizzazione che, a detta della stessa Stonex, sarà molto leggera, lasciando pressoché invariata l’interfaccia standard di Android. E questa community di “breakers”, presentata come una possibilità di interazione con il produttore, mi sembra più un tentativo di far risolvere i problemi agli appassionati, riducendo al minimo il personale che segue lo sviluppo della propria ROM. A questo proposito voglio ricordarvi che Vanni, responsabile dello sviluppo di Ciao OS è disponibile, nei limiti del possibile, a rispondere ai vostri dubbi sul thread ufficiale presente sul nostro forum.

Tanto valeva a questo punto trovare un accordo con qualche team già affermato come ha fatto OnePlus con Cyanogen Inc. Proprio da OnePlus sembra prendere ispirazione il team di Stonex One, a partire dall’idea dello Smash Phone. Se il produttore cinese aveva lanciato l’idea di distruggere il proprio smartphone per poter acquistare un OnePlus One, Stonex ha trasformato tutto in un semplice gioco, peraltro non esente da bug, che alla fine si è rivelato inutile.

Ancora più “bizzarra”, per usare un eufemismo, l’idea di permettere agli utenti di proporre a Stonex i propri progetti per gli accessori. “Voi li progettate, ci mandate i disegni, gli schemi, i render, e noi li giriamo a qualche OEM che li realizzerà”. Un modo tutto italiano per scrollarsi di dosso la parte di ricerca e sviluppo.

Il signor Facchinetti, e qui non posso esimermi dal citarlo direttamente, afferma che gli italiani non si fidano più di nessuno perché per anni sono stati “fregati” e più o meno esplicitamente critica i detrattori del progetto. Anche questo è un tipico modo di ragionare italiano, esportato con successo ormai in tutto il mondo: attaccare chi critica, evidenziare i difetti della concorrenza ed esaltare anche i dettagli più insignificanti della propria proposta. Non so perché, ma tutto questo mi ricorda le campagne elettorali che hanno caratterizzato gli ultimi anni della nostra politica.

Vorrei tanto pensare che Stonex One sarà lo smartphone che riscriverà la storia, che porterà veramente un prodotto di altissimo livello ad un prezzo realmente vantaggioso, ma per ora vedo soluzioni poco convincenti e dall’aspetto molto “cheap”. Immagino che verrà tirata in ballo la storia degli esemplari di pre-produzione, per cui mi riservo di giudicare definitivamente il prodotto una volta che sarà giunto nelle mani degli acquirenti. Quello che è certo, per ora, è la sensazione generale di arroganza e superiorità che traspira dall’intero progetto, anche questa vagamente ispirata ad altre realtà che stanno incamerando figuracce a ripetizione. Solo il tempo potrà dimostrare chi aveva ragione, se i detrattori di Stonex One o i sostenitori. Nel frattempo aspettiamo di conoscere l’esatta data in cui potremo mettere le mani su quello che, volenti o nolenti, è ormai diventato lo smartphone più atteso sul mercato italiano.

 

Nota: questo articolo è un editoriale e, in quanto tale, rispecchia l’opinione di chi scrive senza voler assumere caratteri di notizia oggettiva o di cronaca dei fatti. Esso è un articolo in cui vengono esposte le opinioni personali dello scrivente e, in quanto tale, non è oggettivo e può essere contrario all’opinione di chi legge. Invitiamo tutti i lettori a commentare tramite gli appositi strumenti mantenendo il rispetto e la civiltà.