Prisma è senza dubbio un’app molto curiosa che unisce l’utile al dilettevole grazie al connubio tra complicati algoritmi di deep learning e la bellezza senza tempo dell’arte. Ma come funziona in dettaglio e come sfruttare al meglio i 36 effetti disponibili?

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Rilasciata da nemmeno un giorno, l’app è riuscita a catturare l’attenzione di un enorme numero di utenti e mandare in tilt i server più di una volta. La particolarità sta senza dubbio nella capacità di riconoscere il contesto, suggerire i filtri e successivamente elaborare in remoto gli scatti.

Come utilizzarla

L’interfaccia utente è molto intuitiva e la schermata iniziale è composta da cinque bottoni principali tra cui quello per scattare la foto, quello il flash, per passare da fotocamera frontale a posteriore e viceversa, per andare nelle impostazioni e modificare un’immagine direttamente dalla galleria.

Dalle impostazioni potremo decidere se salvare la foto originale oppure quella modificata, potremo togliere o inserire il watermark in basso a destra e controllare diverse pagine e documenti importanti come le condizioni d’uso, la Privacy Policy ed altro.

Dopo aver selezionato o scattato una foto potremo girare l’orientamento o tagliarla in formato 1:1 (l’unico disponibile al momento NdR). Nella successiva schermata sarà possibile applicare uno dei 36 effetti e decidere se salvare il risultato nel dispositivo oppure condividerlo su Instagram, Facebook o su qualunque altra app.

Per ottimizzare i risultati vi consigliamo prima di modificare la foto per regolare contrasto, luminosità, colori, bilanciamento del bianco e molto altro: ciò aiuterà Prisma a riconoscere i diversi oggetti e le graduazioni di colore presenti.

Come funziona

Grazie al machine learning, alle reti neurali e molto probabilmente alle Cloud Vision API che troviamo anche in Google Foto, il programma riesce a capire quale sia l’effetto migliore da applicare e lo posiziona per primo tra quelli disponibili: trovate alcuni esempi negli sfondi che abbiamo preso da Backdrops.

Negli screenshot in basso Prisma ci consiglia di utilizzare l’effetto de “La grande onda di Kanagawa” proprio perché ha riconosciuto il mare sullo sfondo. Se proviamo ad utilizzare i filtri per i primi piani, ovviamente, i risultati potrebbero non essere soddisfacenti: choose wisely!

Il riconoscimento non è ancora perfetto, ad esempio nell’immagine dei fiori non è stato riconosciuto il soggetto ma è stata solo fatta un’associazione per colori e gli effetti suggeriti sono rimasti quelli di default: speriamo che l’algoritmo si migliori da solo con il tempo o che l’intelligenza non-artificiale (AKA sviluppatore) possa dargli una mano.

Se vi interessa scoprire di più riguardo le cosiddette IA, leggere una riflessione sulla loro veloce evoluzione e di come stiano entrando piano piano nella vita di tutti i giorni, vi consigliamo di dare uno sguardo all’editoriale “le macchine prendono vita” di Riccardo.

Non è ben chiaro quali siano state le tecniche di Deep Learning adottate dagli sviluppatori di Prisma ma cercheremo comunque di darvi un’idea sommaria di cosa accade mentre la piramide del caricamento si riempie grazie anche ad altri esperimenti come Google Deep Dream (provatelo!! NdR).

Una volta selezionato il filtro entra in gioco la magia: l’immagine viene inviata ad un server esterno per l’elaborazione (la mole di dati e il processo sono davvero troppo complicati anche per il migliore degli smartphone NdR), viene scomposta in vari livelli di complessità, ogni singolo pixel della foto viene analizzato, salvato in array particolari, messo a confronto con gli altri per colore, posizione e caratteristiche ed infine gli viene applicato l’effetto a seconda del particolare dell’immagine di base ritenuto più appropriato (ad esempio un dettaglio dell’onda in “La grande onda di Kanagawa”).

Tutto ciò accade grazie, almeno ipoteticamente, alle Convolutional Neural Networks (CNNs), un particolare tipo di rete neurale orientata al Deep Learning che divide le immagini a colori “mediante tre array bidimensionali contenenti le intensità dei pixel rispetto a tre diversi colori” ed estrae, grazie ai convolutional layerpooling layer, elementi ripetuti o comuni.unina-intelligenza-artificiale-foto-prisma

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Un esempio lampante di questa tecnologia lo possiamo trovare nelle immagini della chitarra e delle onde in cui sono stati scomposti colori e pattern ricorrenti per essere poi applicati uno ad uno nell’immagine modificata e successivamente confrontati con quelli vicini: noterete sicuramente che il motivo in bianco e nero dell’onda è piuttosto frequente e simile in tutto lo sfondo.

Curiosità e bug

Prisma non modificherà solo le foto ma presto anche i video: attraverso un post nell’account ufficiale di Facebook, infatti, gli sviluppatori hanno annunciato questa grande novità in arrivo “prossimamente”.

Un piccolo bug presente, almeno sui dispositivi dello staff, è la presenza di una notifica senza testo che non può essere eliminata e che rimane talvolta attiva anche dopo la chiusura dell’applicazione: l’avete notata?

Prisma vi ha convinti? Potete scaricarlo gratuitamente dal badge qui in basso.