L’AGCM multa Samsung e Apple per 5 e 10 milioni di euro con l’accusa di obsolescenza programmata (aggiornato)

L’AGCM multa Samsung e Apple per 5 e 10 milioni di euro con l’accusa di obsolescenza programmata (aggiornato)
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A quasi un anno di distanza dall’avvio delle prime indagini le sanzioni per Samsung e Apple da parte dell’AGCM sono arrivate. Ammontano rispettivamente a 5 e 10 milioni di euro le multe che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha provveduto a notificare alle due aziende.

La motivazione è presto detta: l’accusa è di obsolescenza programmata e di violazione del Codice del Consumo come sottolineano i documenti stilati dall’AGCM in proposito che trovate in calce.

In poche parole gli illeciti di cui i due colossi sono stati incolpati riguardano i ripetuti solleciti ad aggiornare i firmware degli smartphone. Tali solleciti, privati di molte delle informazioni necessarie ai consumatori, quali il rischio di incorrere in malfunzionamenti e riduzioni delle prestazioni dei dispositivi, sono stati considerati illeciti.

Samsung e gli aggiornamenti di Galaxy Note 4

Per quanto riguarda Samsung gli imputati sono gli aggiornamenti di Samsung Galaxy Note 4 proposti dal produttore a partire dallo scorso maggio del 2016, aggiornamenti che, come menziona il testo dell’AGCM relativo, hanno causato un gran numero di problemi risolvibili soltanto sborsando cifre ingenti in quanto prodotti fuori garanzia. “Noi non rallentiamo i nostri smartphone” aveva ribadito il colosso sudcoreano all’indomani dell’avvio delle indagini dell’Antitrust, ma tant’è.

Quasi tutti i consumatori facevano riferimento ad una presunta obsolescenza programmata del prodotto, rilevando che il bene sarebbe divenuto inutilizzabile all’incirca al termine della durata biennale della garanzia legale di conformità.

Apple: batterie e iOS 10

Per Apple la situazione è più grave, come intuibile dalle cifre riportate sopra, nonché più estesa in quanto riguarda vari modelli fra cui iPhone 6/6 Plus e iPhone 6s/6s Plus.

Anche in questo caso gli accusati sono gli aggiornamenti, gli aggiornamenti a partire da iOS 10 nello specifico che, come citato nel documento relativo dell’Autorità, avrebbero causato numerosi inconvenienti e malfunzionamenti nonché richiesto un maggior numero di risorse agli smartphone senza che i consumatori ne siano stati preavvisati  e senza predisporre misure di assistenza consone ai suddetti modelli non più coperti da garanzia.

Oltre a questo è particolarmente rilevante per la sanzione anche la questione relativa alla mancata possibilità di effettuare il downgrading dopo l’insorgere di problemi: “proposta insistente […] le cui caratteristiche e impatto sulle prestazioni (degli aggiornamenti) degli smartphone stessi sono state descritte in maniera omissiva e ingannevole, senza offrire (se non in misura limitata o tardiva) alcun mezzo di ripristino dell’originaria funzionalità”.

Un altro punto dell’accusa dell’AGCM si rivolge inoltre alla “mancata informazione sulle caratteristiche delle batterie degli iPhone […] in relazione alla sua durata e alle modalità per la corretta gestione e il suo controllo” questione risolta tuttavia a partire dallo scorso dicembre 2017.

Comunque, gli articoli violati del Codice del Consumo sono il 20, 21, 22 e 24 sia da parte di Apple, sia di Samsung e, chi di voi intendesse approfondire la questione, può far riferimento ai collegamenti che seguono contenenti il testo completo:

Aggiornamento del 25 ottobre: siamo stati raggiunti da Samsung Italia e così possiamo fornirvi la posizione ufficiale dell’Azienda in merito alla questione. Samsung rifiuta categoricamente la decisione dell’AGCM:

“Per Samsung la soddisfazione dei propri clienti è obiettivo primario, strettamente legato al proprio business. Samsung non condivide la decisione presa dall’AGCM in quanto la società non ha mai rilasciato aggiornamenti software con l’obiettivo di ridurre le performance del Galaxy Note 4. Al contrario, Samsung ha sempre rilasciato aggiornamenti software che consentissero ai propri utenti di avere la migliore esperienza possibile. L’azienda si vede quindi costretta a ricorrere in appello contro la decisione presa dall’Autorità.”

Fonte: Tomshw
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