Dopo aver introdotto il tasto Segui e nuovi contenuti da Instagram, X e YouTube e sperimentato un feed più simile a quello di un social network, Google continua a ridisegnare l’esperienza di Discover. L’ultima novità non riguarda più soltanto il modo in cui i contenuti vengono mostrati, ma introduce l’intelligenza artificiale come intermediaria tra l’utente e gli articoli originali. Una scelta che, inevitabilmente, ripropone un problema mai del tutto risolto sulle conseguenze che un approccio di questo tipo ha su chi crea i contenuti che Google Discover mostra.
Segui TuttoAndroid su Google Discover
Segui Google su Telegram, ricevi news e offerte per primo
Cos’è Dive Deeper e come funziona
Today we're experimenting with a new way to make exploring a topic and discovering related web content easier in Discover.
By tapping “Dive deeper,” you’ll see a short topic overview with prominent links to related stories, community reactions & original reporting. We’ll test… pic.twitter.com/V9cyB1Ygli
— Robby Stein (@rmstein) September 18, 2026
Invece di portare l’utente direttamente alla pagina dell’editore o al video mostrato nel feed, il pulsante Dive Deeper aprirebbe una schermata con un riassunto generato dall’intelligenza artificiale sull’argomento, con un funzionamento simile a quello delle AI Overview in Ricerca Google. La pagina generata includerebbe comunque i link a notizie correlate, alle reazioni della community e alla stessa fonte originale, così da lasciare la possibilità di approfondire ulteriormente l’argomento. Secondo quanto riportato, il test starebbe partendo dai contenuti video, con l’intenzione di estendere in seguito la sperimentazione ad altri formati e a nuove interfacce grafiche nelle prossime settimane.
Le preoccupazioni degli editori
Se da un lato la novità promette di rendere più comoda e immediata l’esplorazione di un argomento senza dover passare da una pagina all’altra, dall’altro riaccende un dibattito che aveva già coinvolto Google Discover con la funzione basata sull’intelligenza artificiale per i titoli degli articoli aveva sollevato le prime perplessità nel mondo dell’informazione per il timore di un calo del traffico verso i siti di notizia e delle relative entrate pubblicitarie.
Il rischio principale, denunciato più volte dagli editori, è che l’utente si accontenti del riassunto proposto dall’intelligenza artificiale senza più raggiungere l’articolo o il video originale, una dinamica che avrebbe già ridotto in modo sensibile il traffico verso le testate da quando sono arrivate tutte le novità AI nella ricerca di Google.
A questo si aggiunge il timore che una sintesi generata automaticamente possa risultare incompleta o inaccurata, restituendo agli utenti una visione parziale o distorta della notizia. Google di per sé non elimina del tutto gli editori dall’esperienza di Discover, dal momento che i link alle fonti restano comunque disponibili, ma di fatto introduce un passaggio ulteriore prima che l’utente raggiunga il contenuto originale. Il problema è ben chiaro a Google che mesi fa ha provato a tamponarlo migliorando la visibilità dei link delle fonti all’interno di AI Overview e AI Mode. Ma il problema rimane perché al di là della dimensione tecnica c’è quella culturale con un pubblico che nella stragrande maggioranza dei casi si accontenta delle sintesi prodotte dall’AI senza interrogarsi se questa mediazione sia stata corretta o no. Ma è un problema a monte, presente anche quando la stessa stragrande maggioranza di utenti si accontentava di cliccare sul primo risultato nella SERP o, peggio, di fermarsi al titolo dell’articolo.
L’intelligenza artificiale sta esasperando un problema serio, ma già esistente la cui soluzione, molto probabilmente, va cercata altrove, non contro l’AI (al netto che sia possibile oggi pensare una tecnologia senza di essa).
