Di un dispositivo fisico da parte di OpenAI, l’azienda madre di ChatGPT, se ne parla da tempo. Dai primi prototipi dei dispositivi fisici basati sull’intelligenza artificiale all’anticipazione che si sarebbe trattato di uno smart speaker fino all’ipotesi di una soluzione ibrida tra smart speaker e robot, molte cose sono cambiate. Ora un nuovo report firmato da Mark Gurman per Bloomberg aggiunge diversi dettagli inediti su forma, funzioni e prezzo del dispositivo, delineando un quadro più preciso di quello che sarà il debutto di OpenAI nel mercato dell’hardware di consumo.

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Un design a forma di ciambella

Secondo quanto riportato, il primo dispositivo hardware di OpenAI sarebbe uno smart speaker portatile alimentato a batteria e privo di display. Una caratteristica che lo distinguerebbe subito dalle proposte di concorrenti come Google, Apple e Amazon. Un’altra differenza rispetto a Google Home Speaker, HomePod mini ed Echo Dot sarebbe nella forma. Invece che richiamare la forma dei diffusori smart già in commercio, il prodotto di OpenAI avrebbe la forma di una ciambella e dimensioni paragonabili a quelle di un disco da hockey (che ha un diametro di 7,6 centimetri), pensate per renderlo facilmente trasportabile con una mano da una stanza all’altra della casa.

OpenAI vorrebbe che il dispositivo trasmettesse una sensazione di compagnia più che di semplice altoparlante intelligente. Per questo motivo il prodotto includerebbe alcune parti meccaniche in movimento, capaci di animarsi durante l’interazione con l’utente, insieme a griglie per lo speaker, microfoni e luci che segnalano quando il dispositivo sta ascoltando. Non mancherebbe inoltre un sistema di fotocamere e sensori aggiuntivi, con il compito di fornire al modello di intelligenza artificiale informazioni di contesto sull’ambiente circostante.

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A cosa servirà

Il dispositivo punterebbe a offrire conversazioni naturali, sulla falsariga di quanto già avviene con la modalità vocale di ChatGPT. OpenAI utilizzerebbe modelli di intelligenza artificiale più avanzati, capaci di apprendere progressivamente informazioni sull’utente per rendere le conversazioni più personalizzate nel tempo.

Il progetto vedrebbe la collaborazione con LoveFrom, lo studio di design fondato da Jony Ive, lo storico designer che ha guidato la creazione di prodotti come gli iPhone durante gli anni in Apple e che più di recente ha firmato, insieme a Marc Newson, gli interni e il linguaggio stilistico della Ferrari Luce, la (discussa) prima vettura completamente elettrica del marchio di Maranello. Per lo smart speaker di OpenAI l’obiettivo sarebbe quello di puntare su un aspetto premium, con materiali metallici di qualità elevata, e su un prezzo compreso tra 300 e 400 dollari. Un prezzo che collocherebbe il dispositivo in una fascia superiore rispetto alla maggior parte degli smart speaker attualmente in commercio.

Parallelamente anche Apple starebbe lavorando a un proprio dispositivo smart per la casa dotato di display e forma squadrata, oltre a un robot da tavolo con un braccio motorizzato pensato per muoversi insieme all’utente, la cui uscita non sarebbe però prevista prima del 2027.

Lancio previsto nel 2027, tra cause legali e nuovi progetti

Secondo il report, OpenAI punterebbe a un lancio sul mercato nel corso del 2027, dopo una presentazione ufficiale ipotizzata già entro la fine di quest’anno. Le tempistiche resterebbero però soggette a possibili variazioni, anche in virtù della causa legale in corso con Apple, che accusa OpenAI di aver sfruttato segreti commerciali sottratti da ex dipendenti Apple per accelerare lo sviluppo dei propri dispositivi. OpenAI ha respinto le accuse, sostenendo che il proprio hardware non abbia nulla a che vedere, per aspetto e funzionamento, con i prodotti Apple o con quelli in fase di sviluppo dell’azienda di Cupertino.

Lo smart speaker rappresenterebbe soltanto il primo passo di una strategia più ampia. OpenAI, secondo quanto riportato, starebbe lavorando a una intera famiglia di dispositivi basati sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo dichiarato di arrivare col tempo a proporre prodotti capaci di sostituire lo smartphone come principale punto di accesso ai servizi digitali.