OpenAI si appresta a muovere i primi passi concreti nel mondo dell’hardware. Dopo mesi di silenzio in seguito alla collaborazione con l’iconico ex chief designer di Apple Jony Ive, il CEO Sam Altman ha confermato che l’azienda ha completato i primi prototipi dei suoi dispositivi fisici basati sull’intelligenza artificiale di ChatGPT.

Il progetto, che si preannuncia come una delle mosse più ambiziose nella storia recente della società, dovrebbe essere svelato entro due anni o meno. Scopriamone i dettagli.

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I primi prototipi del dispositivo hardware di OpenAI sono pronti

Finalmente abbiamo i primi prototipi”, ha dichiarato Altman durante un evento organizzato da Emerson Collective, fondato da Laurene Powell Jobs, moglie del compianto Steve Jobs. “Non riesco a credere a quanto siano straordinari i risultati e a quanto sia eccitante questo lavoro”.

L’annuncio arriva a sei mesi dall’acquisizione da parte di OpenAI della startup io, fondata proprio da Ive, per un valore di 6,4 miliardi di dollari in azioni. Da allora, sia OpenAI che Ive avevano mantenuto il massimo riserbo sui dettagli del progetto, alimentando la curiosità del settore tecnologico.

Un progetto dal design “calmo”

Jony Ive ha spiegato che lo sviluppo di un prodotto hardware basato sull’AI è un processo “profondamente imprevedibile”, ma ha assicurato che l’obiettivo è chiaro: creare un dispositivo che offra un’esperienza meno frenetica rispetto agli smartphone moderni.

Altman ha rifiutato di rispondere a una domanda su cosa stia esattamente costruendo OpenAI, ma ha affermato che l’azienda punta a creare un’atmosfera più tranquilla con il suo hardware rispetto agli smartphone, che ha paragonato a una visione con una metafora evocativa:

“Non vogliamo qualcosa che sembri camminare per Times Square, pieno di distrazioni. Vogliamo un’esperienza più simile a stare in una baita di montagna, circondati dalla pace e dalla calma.”

L’idea è quella di un dispositivo che agisca come assistente personale permanente, capace di conoscere in profondità l’utente, “tutto ciò che ha letto, detto o pensato”, come ha spiegato Altman, e di filtrare le informazioni nel tempo, notificando solo ciò che è veramente rilevante.

Il progetto di OpenAI rappresenta un potenziale punto di svolta per il settore dell’hardware AI. Finora, colossi come Amazon, Google e Meta hanno sperimentato dispositivi intelligenti, dagli smart speaker agli occhiali AR, senza però riuscire a cambiare realmente le abitudini dei consumatori.

Secondo gli analisti, un eventuale successo di OpenAI nel campo hardware potrebbe mettere pressione ad Apple, che al momento non dispone ancora di un prodotto pensato specificamente per l’intelligenza artificiale. L’azienda di Cupertino ha rimandato al 2026 il rilascio delle nuove versioni di Siri, rallentando la propria corsa nel settore.

OpenAI ha recentemente siglato un accordo con Foxconn, il colosso taiwanese noto per la produzione di dispositivi Apple, per collaborare allo sviluppo di infrastrutture AI. Anche se l’intesa non riguarda direttamente la produzione di hardware, il coinvolgimento di Foxconn suggerisce che le basi industriali per la produzione dei futuri dispositivi potrebbero già essere in costruzione.

Per ora, Altman non ha fornito dettagli su forma, funzioni o categoria del dispositivo né se sarà indossabile, domestico o portatile. Tuttavia, le parole di Ive fanno pensare a un oggetto dal design minimalista, che si differenzia dagli smartphone non solo per l’aspetto ma per “il rapporto emotivo e cognitivo” che instaura con l’utente.

OpenAI entra in una nuova era

Con l’arrivo del suo primo prodotto fisico, OpenAI si prepara a compiere un passo generazionale nell’hardware consumer per portare l’intelligenza artificiale fuori dallo schermo di un computer o smartphone ma renderla parte integrante della vita quotidiana.

Se la promessa sarà mantenuta, il primo dispositivo firmato da OpenAI e Jony Ive potrebbe inaugurare una nuova generazione di prodotti “calmi”, intelligenti e profondamente personali, che si discostano dall’attuale paradigma tecnologico per puntare a ridefinire la relazione con la tecnologia in ottica più umana.