Un altro, clamoroso, colpo di scena potrebbe presto scuotere il mercato degli smartphone dopo la vicenda legata a OnePlus. Stando a un report proveniente dall’India, anche Nothing potrebbe salutare l’Europa e altre zone del mondo.

L’impennata dei costi (a causa della crisi delle memorie), l’assenza di un successore per CMF Phone 2 Pro, prodotti in generale più deboli e vendite ridotte all’osso potrebbero costringere l’azienda londinese a dover rivedere sensibilmente la propria struttura, ridimensionandosi su scala globale. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.

Segui TuttoAndroid su Google Discover

Pubblicità-30%HONOR Magic V6, 16GB+512GB
HiHonor
🎟 Fino 5 omaggi + Coupon -700€: AATG700
1.599€2.299€

Dopo OnePlus, anche Nothing ai titoli di coda?

Il mercato globale degli smartphone sta attraversando una profonda fase di trasformazione spinta da dinamiche economiche complesse e da un generale aumento dei costi di produzione causata dalla così chiamata “crisi delle memorie”.

Vi abbiamo recentemente raccontato della riorganizzazione avvenuta all’interno del gruppo OPPO, con l’addio del marchio OnePlus ai mercati occidentali e la convergenza di realme verso ColorOS. Come anticipato in apertura, un’altra realtà si trova costretta a tirare bruscamente il freno a mano.

Stando a un report proveniente dall’IndiaNothing, l’azienda londinese guidata da Carl Pei (curiosamente uno dei due storici fondatori di OnePlus), sta per affrontare un drastico piano di ridimensionamento.

Nel competitivo e spietato settore della telefonia, che ultimamente è caratterizzato da sempre meno spazio per le novità e prezzi sempre più alti, l’azienda potrebbe essere costretta a enormi sacrifici pur di restare a galla, nonostante un’immagine curata e un marketing per certi versi aggressivo.

Da Nothing a niente è un attimo

Dietro la facciata di un’azienda giovane, pronta a sposare i cambiamenti e in rapida ascesa, si nascondono in realtà dati di vendita preoccupanti: nonostante un’ottima crescita del 105% su base annua registrata sul mercato indiano, trainata dal successo della serie Phone (4a) e da forti sponsorizzazioni locali, il quadro globale è ben diverso.

Le spedizioni di nuovi modelli sono infatti lontanissime dai numeri registrati nel 2025 quando furono spedite 2 milioni di unità. Il modello più recente dell’azienda, ovvero Nothing Phone (4b), dovrebbe aver raggiunto appena 20.000 unità spedite in tutto il mondo; Phone (4a) e Phone (4a) Pro, invece, avrebbero totalizzato 150.000 unità spedite in totale.

A pesare in modo decisivo su questo crollo è stato il vertiginoso aumento dei prezzi delle memorie, quadruplicati rispetto a fine 2025, che ha costretto i produttori ad alzare i listini (anche dei modelli già esistenti) con il conseguente calo delle vendite nella fascia media del mercato.

Il marchio CMF è rimasto senza un modello di punta

All’interno del panorama Nothing, questi aumenti hanno avuto impatto anche e soprattutto sul brand economico dell’azienda londinese, ovvero CMF, nato per offrire agli utenti dispositivi dal design ricercato ma che al contempo fossero allettanti dal punto di vista del prezzo.

In apertura abbiamo citato l’assenza di un successore per CMF Phone 2 Pro: i rincari degli ultimi mesi hanno reso economicamente insostenibile il lancio del successore (inizialmente previsto dall’azienda); il “mai nato” CMF Phone 3 Pro è poi diventato Nothing Phone (4b).

Il risultato di questa operazione è semplice: il brand CMF non ha un prodotto di punta per il 2026. Recentemente, poi, il brand ha perso il dirigente Himanshu Tandon (che ne aveva guidato il successo iniziale).

Cosa dovrebbe succedere prossimamente

Per far fronte alla situazione e “sopravvivere”, sempre con riferimento al report sopra-citato, l’azienda avrebbe varato un piano di emergenza severissimo che prevede la chiusura dei battenti in almeno 12 Paesi nel corso delle prossime settimane.

I mercati scelti per questa strategia dovrebbero essere Giappone, Medio Oriente e, ironia della sorte (dato che l’azienda è comunque londinese e quindi praticamente in Europa), proprio alcune aree dell’Europa.

La “ritirata” da questi 12 Paesi non sarà però l’unica conseguenza del piano di emergenza: l’azienda dovrebbe infatti essere costretta a mettere in atto un taglio del 40% della forza lavoro globale. Il report suggerisce che anche il reparto di Ricerca e Sviluppo, suddiviso tra Londra e la Cina, dovrebbe subire un taglio importante, stimato tra il 30% e il 50% del personale.

L’obiettivo della dirigenza sembra essere uno solo: concentrare le poche risorse rimaste su un numero ristretto di mercati che fanno registrare profitto, come quello indiano, per provare a superare la crisi globale con una struttura aziendale ridotta all’osso.

Mancano le dichiarazioni ufficiali

Come spesso avviene in situazioni del genere, è doveroso prendere tutto con le pinze fino a quando gli attori coinvolti, in questo caso i dirigenti di Nothing, non parleranno per spiegare effettivamente come stanno le cose.

Siamo chiaramente scottati dalla recente situazione legata al gruppo OPPO dove le prime voci, dopo alcune timide smentite, sono diventate sempre più insistenti fino ad esplodere in faccia a tutti e diventare verità. Non ci resta che aspettare e capire se passeremo da avere in mano un Nothing ad avere in mano niente.