Il 2026 si sta rivelando un anno complicato per Google sul fronte europeo. Solo tre settimane fa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva confermato in via definitiva la multa da 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante legato ad Android, mettendo fine a una battaglia legale iniziata nel 2018.
Ora arriva un nuovo, pesante colpo, questa volta sul fronte del Digital Markets Act: la Commissione Europea ha inflitto a Google due sanzioni distinte per un totale di 890 milioni di euro.
Indice:
Segui TuttoAndroid su Google Discover

Due violazioni, due multe separate
La Commissione ha adottato oggi due decisioni che accertano il mancato rispetto del DMA da parte di Google, riguardanti rispettivamente l’autopreferenza dei propri servizi su Google Search e le restrizioni imposte alle aziende che volevano indirizzare i consumatori verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici, su Google Play.
Per queste due violazioni, Bruxelles ha inflitto a Google una multa da 460 milioni di euro e una da 430 milioni di euro rispettivamente.
Autopreferenza in Google Search
Secondo il DMA, i gatekeeper non possono trattare i propri servizi in modo più favorevole rispetto a quelli di terze parti nel ranking dei risultati, e devono applicare condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie.
La Commissione ha accertato che Google concede un trattamento preferenziale ai propri servizi, inclusi shopping, hotel, trasporti e risultati sportivi, rispetto a quelli di terze parti su Google Search, violando così i propri obblighi previsti dal DMA.
Google mostra i propri servizi in modo più prominente nei risultati di ricerca, per esempio posizionandoli in cima alla pagina o utilizzando elementi visivi e filtri arricchiti, mentre servizi di terze parti simili non godono della stessa visibilità.
Anti-steering su Google Play
Secondo il DMA, gli sviluppatori di app che distribuiscono i propri prodotti tramite Google Play dovrebbero poter informare gratuitamente i clienti su offerte alternative, spesso più economiche, e indirizzarli verso quelle offerte per completare l’acquisto, per esempio su siti web o store alternativi. La Commissione ha accertato che Google non ha rispettato questo obbligo.
In particolare, Google impedisce agli sviluppatori di comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte, e di concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di propria scelta, inclusi store di app di terze parti.
Bruxelles riconosce che Google possa ricevere una commissione per aver facilitato l’acquisizione iniziale di un nuovo cliente da parte di uno sviluppatore tramite Google Play, ma il livello delle commissioni legate allo steering applicate da Google e la durata del periodo di addebito di queste commissioni sono andati oltre quanto considerato conforme al DMA.
Segui Google su Telegram, ricevi news e offerte per primo
Cosa deve fare ora Google
Nell’ambito delle due decisioni odierne, la Commissione ha ordinato a Google di porre fine alla non conformità. In particolare, l’azienda dovrà trattare i servizi di terze parti presenti nei risultati di ricerca di Google in modo equo e non discriminatorio rispetto ai propri servizi, e permettere agli sviluppatori che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di comunicare liberamente, sia dal punto di vista tecnico che contrattuale, di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti non solo all’interno ma anche al di fuori dello store Google Play.
La Commissione riconosce che, dopo un dialogo costruttivo, Google ha proposto e iniziato a testare modifiche al modo in cui presenta i propri servizi su Google Search per servizi gratuiti come shopping, hotel e voli, e continuerà a monitorare l’implementazione di queste soluzioni, che rappresentano progressi sostanziali verso la conformità.
La Commissione prende inoltre atto delle proposte di Google su come intende applicare i principi della decisione ad AI Overviews e AI Mode, un dialogo destinato a proseguire alla luce della decisione odierna, un tema che si intreccia peraltro con le proteste sollevate proprio in questi giorni da Google sulle nuove regole UE relative all’interoperabilità dell’intelligenza artificiale con Android.
Le multe imposte oggi tengono conto della gravità e della durata delle violazioni. Google è tenuta a conformarsi alle decisioni della Commissione entro 60 giorni, pena il rischio di penalità periodiche fino al 5% del proprio fatturato mondiale complessivo.
Cresce la tensione tra Bruxelles e le big tech
La sanzione di oggi rientra nel quadro dove il DMA sta progressivamente colpendo tutti i grandi gatekeeper digitali: nell’aprile 2025 la Commissione aveva già multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per 200 milioni, sempre per violazioni della stessa normativa, mentre ora Google diventa la terza grande azienda sanzionata, con la multa complessiva più alta finora comminata sotto il DMA.
“Google non ha rispettato la legge sui mercati digitali, e oggi abbiamo adottato misure di applicazione decisive ma equilibrate per sanzionare queste violazioni“, ha dichiarato Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea per la Transizione Pulita, Giusta e Competitiva.
“I migliori prodotti dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché sono di proprietà della società che gestisce il motore di ricerca.
E i consumatori europei hanno il diritto di essere informati dagli sviluppatori di app su dove iscriversi alle migliori offerte, anche quando il proprietario dello store non ottiene una commissione.
Questa è la promessa del DMA: proteggere equità, scelta e innovazione nei mercati digitali a beneficio di tutti i cittadini europei”.
Google era stata designata gatekeeper nel settembre 2023 per il proprio motore di ricerca Google Search. Il 25 marzo 2024 la Commissione aveva aperto le indagini per non conformità sulle misure di Google contro l’autopreferenza e sulle proprie regole di steering, mentre il 19 marzo 2025 aveva informato Google della propria valutazione preliminare secondo cui l’azienda violava il DMA. Google potrebbe ora decidere di presentare ricorso contro le decisioni odierne.
