Google sta lavorando a una delle funzioni di accessibilità più ambiziose mai viste su Gboard, la possibilità di tradurre in tempo reale i gesti della lingua dei segni in testo scritto, sfruttando la fotocamera dello smartphone. La scoperta arriva da un’analisi del codice della beta 17.8.3.939743344-arm64-v8a dell’app, condotta dal team di Android Authority, che ha individuato i primi riferimenti a una funzione chiamata Sign-to-Text.

Per chi si stesse domandando da dove abbia origine l’idea, ricordiamo che già lo scorso anno Google DeepMind aveva presentato SignGemma, un modello di intelligenza artificiale pensato proprio per interpretare la lingua dei segni. Quello che sembra emergere ora dalla beta di Gboard potrebbe essere una delle prime applicazioni concrete di quella tecnologia, portata direttamente sulla tastiera che milioni di persone usano ogni giorno per scrivere.

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Come funzionerebbe il sistema

Dalle schermate recuperate durante l’analisi, emerge un funzionamento basato su un approccio ibrido, diviso tra elaborazione locale e cloud. Il video della persona che comunica a gesti verrebbe analizzato direttamente sul dispositivo, che si occuperebbe di estrarre i movimenti essenziali senza mai inviare le immagini vere e proprie ai server di Google. Solo questi dati grezzi sui gesti verrebbero poi trasmessi al cloud, dove l’intelligenza artificiale di Google li tradurrebbe nelle parole corrispondenti.

L’architettura, per quanto possa sembrare più complessa rispetto a un invio diretto del video, porta con sé un vantaggio non da poco sul fronte della privacy: nessuna immagine della persona che sta segnando lascerebbe mai il telefono, un dettaglio che potrebbe rivelarsi rassicurante per chi è preoccupato di condividere contenuti visivi sensibili. Resta però da capire se questa funzione sarà disponibile su tutti gli smartphone o se Google deciderà di limitarla a determinati modelli, magari quelli con hardware più recente o potente.

Tra i file dell’app sono state trovate anche stringhe di testo pensate per guidare l’utente durante l’utilizzo della funzione, come avvisi relativi a condizioni di scarsa illuminazione che potrebbero compromettere il riconoscimento dei gesti da parte della fotocamera. Il dettaglio suggerisce dunque quanto il sistema dipenda dalla qualità dell’inquadratura per funzionare correttamente.

sign to text

Alcune domande rimangono ancora senza risposta

Nonostante l’entusiasmo per questa novità, restano diversi punti da chiarire. Il più immediato riguarda quali lingue dei segni verranno effettivamente supportate. È ragionevole immaginare che Google parta dalla lingua dei segni americana (ASL), ma non è affatto scontato che vengano incluse fin da subito varianti come quella britannica o le decine di altre lingue dei segni utilizzate nel mondo, ognuna con le proprie regole e sfumature.

Va inoltre ricordato che si tratta, per il momento, solo di codice individuato all’interno di una versione beta dell’app, non ancora attivo né testabile. Come spesso accade con questo tipo di scoperte, non c’è alcuna garanzia che la funzione venga effettivamente rilasciata al pubblico nella sua forma attuale, né che i tempi di lancio siano brevi.

Al di là delle incognite tecniche, l’idea alla base resta di grande interesse. Gli smartphone, con le loro fotocamere sempre più sofisticate e la crescente potenza di calcolo dedicata all’intelligenza artificiale, sembrano lo strumento ideale per rendere possibile un’interazione di questo tipo. Se Google riuscirà a portare Sign-to-Text sul mercato, si aprirà una nuova strada di comunicazione per chi si affida alla lingua dei segni nella vita di tutti i giorni, semplificando lo scambio con chi non la conosce. Non resta che attendere ulteriori sviluppi, con la speranza di vedere presto questa funzione in azione.

Non solo lingua dei segni: in arrivo anche uno spazio “su richiesta”

Il lavoro del team di Android Authority sulla beta di Gboard non si è fermato però alla scoperta di Sign-to-Text, considerato che nello stesso giro di analisi del codice è emerso un secondo intervento, decisamente più piccolo nell’impatto ma potenzialmente utile a una platea di utenti molto più ampia: la possibilità di disattivare l’inserimento automatico dello spazio dopo aver toccato un suggerimento di correzione automatica.

Chiunque utilizzi Gboard conosce bene questo comportamento. Ogni volta che si seleziona una parola suggerita dalla barra di autocorrezione, la tastiera aggiunge automaticamente uno spazio subito dopo. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’utile scorciatoia, pensata per chi sta continuando a scrivere una frase. Il problema si presenta però quando si vuole invece inserire un segno di punteggiatura o attaccare direttamente qualcos’altro alla parola appena scelta. In quei casi lo spazio in più diventa un fastidio che costringe a tornare indietro e cancellarlo manualmente.

Proprio per rispondere a questa esigenza, Google starebbe testando un nuovo interruttore chiamato Auto-space after suggestions, individuato all’interno delle impostazioni dedicate a correzioni e suggerimenti dell’app. Il team di Android Authority è riuscito ad attivarlo manualmente durante l’analisi della beta, verificandone anche il funzionamento: disattivando l’opzione, Gboard smette effettivamente di aggiungere lo spazio automatico, mentre lasciandola attiva il comportamento della tastiera resta quello attuale.

Anche in questo caso si tratta di una funzione non ancora disponibile pubblicamente, e come sempre in questi casi non c’è alcuna certezza che venga rilasciata così com’è, né tantomeno che accada a breve. Si tratta però di una modifica semplice, quasi banale nella sua concezione, ma che risponde a un fastidio reale segnalato da molti utenti. Proprio per questo appare probabile che, prima o poi, trovi spazio in una versione stabile dell’app, magari proprio insieme al debutto di Sign-to-Text o in uno degli aggiornamenti successivi.