Google continua a integrare sempre più profondamente l’intelligenza artificiale all’interno dei propri servizi e, come spesso accade quando vengono introdotte nuove funzionalità IA, emergono anche importanti novità legate alla gestione dei dati degli utenti. Nelle ultime settimane l’azienda di Mountain View ha infatti iniziato a distribuire una nuova impostazione per i servizi di ricerca che permette di conservare nella cronologia dell’account non soltanto le tradizionali ricerche testuali, ma anche immagini, screenshot, registrazioni audio e altri file utilizzati durante le interazioni con la Ricerca Google.

Si tratta di una modifica annunciata già nel mese di maggio ma che soltanto ora sta iniziando a comparire concretamente sui dispositivi degli utenti tramite un nuovo messaggio informativo. La novità interessa numerosi strumenti dell’ecosistema Google e potrebbe avere implicazioni importanti sia per l’esperienza d’uso sia per la privacy degli utenti.

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Google amplia la cronologia delle ricerche ai contenuti multimediali

Diversi utenti Android stanno iniziando a visualizzare un pop-up durante l’utilizzo di alcune funzionalità di ricerca avanzate, in particolare Cerchia e cerca; il messaggio informa che i contenuti multimediali utilizzati nelle interazioni con Google Ricerca verranno salvati nella cosiddetta Cronologia dei servizi di ricerca, una sezione dedicata del proprio account Google.

La novità va ben oltre il salvataggio delle semplici query testuali, Google intende infatti conservare immagini caricate tramite Lens, screenshot acquisiti attraverso Cerchia e cerca, registrazioni vocali utilizzate per le ricerche audio e persino documenti caricati per essere tradotti o analizzati dai servizi dell’azienda.

Nel caso di Cerchia e cerca, per esempio, tutto ciò che compare sullo schermo e viene utilizzato per avviare una ricerca potrebbe essere memorizzato come screenshot all’interno della cronologia; lo stesso principio si applica alle immagini inviate a Google Lens per ottenere informazioni su un oggetto, a una registrazione vocale utilizzata per una ricerca o a una canzone identificata tramite gli strumenti di riconoscimento musicale di Google.

L’obbiettivo dichiarato dall’azienda è quello di offrire un’esperienza più completa e personalizzata, consentendo agli utenti di recuperare facilmente contenuti utilizzati in passato e riprendere attività già avviate.

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Perché Google vuole conservare questi dati

Secondo quanto spiegato dalla società, il salvataggio dei contenuti multimediali serve sia a migliorare l’esperienza individuale degli utenti sia a perfezionare le tecnologie che alimentano i suoi servizi.

Ad esempio, conservare immagini e file caricati permette a Google di mostrare rapidamente le ricerche effettuate in precedenza tramite Lens oppure di continuare una conversazione avviata con strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Chi utilizza frequentemente la funzionalità di ricerca visiva potrebbe quindi beneficiare di una maggiore continuità tra una sessione e l’altra.

Parallelamente, Google conferma che i contenuti salvati possono essere utilizzati per sviluppare e migliorare i propri modelli di intelligenza artificiale; l’azienda spiega che immagini, file audio e documenti contribuiscono ad addestrare sistemi sempre più avanzati nella comprensione del linguaggio, delle immagini e del contesto delle richieste degli utenti.

In altre parole, le informazioni raccolte aiutano Google a rendere più precisi strumenti come il riconoscimento vocale, la ricerca visuale e le nuove esperienze conversazionali basate sull’IA. Un dettaglio che non passa inosservato riguarda il periodo di conservazione dei dati: Google afferma infatti che tali contenuti possono essere mantenuti per un massimo di quattro anni.

Le funzionalità coinvolte dalla nuova politica

La modifica interessa diversi servizi ormai centrali nell’ecosistema Google, tra questi troviamo Google Lens (sempre più utilizzato per effettuare ricerche tramite immagini), Traduttore (quando vengono caricati documenti o immagini da tradurre), ricerca vocale e audio, Ricerca Live, Cerchia e cerca e la nuova AI Mode, destinata a rappresentare il futuro dell’esperienza di ricerca secondo la visione dell’azienda.

Si tratta di strumenti che fanno un uso intensivo dell’intelligenza artificiale e che necessitano di grandi quantità di dati per migliorare continuamente le proprie prestazioni. Non sorprende quindi che Google stia cercando di creare una cronologia più ricca e dettagliata rispetto al passato.

Alcuni utenti potrebbero apprezzare questa integrazione più profonda, soprattutto coloro che utilizzano frequentemente le funzionalità IA e desiderano ritrovare rapidamente contenuti già elaborati; altri invece, potrebbero vedere con maggiore preoccupazione l’ulteriore ampliamento della quantità di dati conservati all’interno del proprio account.

Come disattivare il salvataggio di immagini e audio

Fortunatamente Google non ha reso obbligatoria questa impostazione e lascia agli utenti la possibilità di scegliere. Quando viene visualizzato il messaggio informativo, è possibile selezionare l’opzione dedicata alla gestione delle impostazioni e accedere alla pagina che descrive nel dettaglio il funzionamento della nuova cronologia multimediale. Da qui è presente un pulsante che consente di disattivare completamente il salvataggio dei contenuti caricati.

In alternativa è possibile intervenire manualmente accedendo alla pagina Le mie attività del proprio account Google e raggiungendo la sezione dedicata alla Cronologia dei servizi di ricerca, all’interno delle impostazioni è presente l’opzione Salva file multimediali, che può essere disattivata in qualsiasi momento. Una volta rimossa la spunta, immagini, screenshot, registrazioni audio e documenti utilizzati durante le ricerche non verranno più archiviati nella cronologia personale.

Naturalmente, questa scelta comporta anche alcune rinunce, Google evidenzia infatti che determinate funzionalità potrebbero risultare meno efficaci o meno personalizzate. Ad esempio, potrebbe non essere più possibile chiedere a Gemini informazioni relative a contenuti analizzati in precedenza oppure riprendere con la stessa facilità alcune attività avviate nei giorni precedenti.

Più trasparenza, ma il tema privacy resta centrale

La nuova impostazione evidenzia ancora una volta il delicato equilibrio tra innovazione e tutela della privacy. Da una parte Google punta a offrire servizi sempre più intelligenti, contestualizzati e personalizzati; dall’altra aumenta inevitabilmente la quantità di informazioni che vengono archiviate e potenzialmente utilizzate per migliorare i modelli di intelligenza artificiale.

Rispetto al passato tuttavia, l’azienda sembra voler offrire un controllo più granulare agli utenti, oltre alla possibilità di disattivare completamente il salvataggio dei contenuti multimediali, è infatti possibile eliminare singoli elementi già memorizzati oppure configurare regole di eliminazione automatica senza dover cancellare l’intera cronologia delle attività.

Molti utenti probabilmente accetteranno il compromesso pur di beneficiare di funzionalità IA più avanzate e personalizzate, altri invece, potrebbero preferire limitare la raccolta dei propri dati e rinunciare a parte delle comodità offerte da questi strumenti. In ogni caso, con l’intelligenza artificiale destinata a occupare un ruolo sempre più centrale nell’ecosistema Google, è probabile che discussioni di questo tipo diventino sempre più frequenti nei prossimi mesi.