Per anni, uno dei più grandi vantaggi di Android rispetto alla “concorrenza” è stata la libertà di installare applicazioni al di fuori del Google Play Store in modo rapido e indolore. Mentre da un lato la “concorrenza” (leggasi Apple) sta un po’ allentando la presa, complici le pressioni dell’UE, dall’altro lato sta avvenendo un fenomeno praticamente opposto e, a partire dal prossimo settembre, la libertà degli utenti circa l’installazione di app provenienti da fonti terze subirà un colpo durissimo.

Google ha infatti deciso di cambiare radicalmente le regole del gioco per quanto concerne il sideloading, trasformando l’installazione di app da sviluppatori “non verificati” in un’operazione intenzionalmente lenta e frustrante. Questo nuovo paradigma, a detta del colosso di Mountain View, è messo in piedi per la necessità di proteggere gli utenti meno esperti da frodi e malware. Gli utenti di primo pelo del Robottino verde, tutta via, vedono questa mossa come una vera e propria “Apple-izzazione” del sistema operativo. Prima di entrare più nel dettaglio, va però detto che l’installazione manuale dei file APK non sparirà del tutto: la procedura verrà semplicemente resa più complessa e “frustrante” per gli utenti.

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Sta per cambiare il sideload su Android

Fino ad oggi, per scaricare e installare manualmente un’applicazione tramite file APK bastava concedere i permessi richiesti al browser o al file manager. Con l’introduzione del così chiamato “Flusso avanzato”, la musica è destinata a cambiare.

Se un utente vuole installare un’applicazione proveniente da terze parti che non è registrata nei server di Google, dovrà necessariamente affrontare un processo lungo e “tortuoso” a partire dall’attivazione delle opzioni sviluppatore e dell’opzione per l’installazione di pacchetti non verificati.

A questo punto, provando a installare il pacchetto APK, partirà un processo in quattro fasi, che possiamo definire come il muro delle 24 ore:

  1. Il sistema chiederà all’utente di confermare che l’operazione sia una sua iniziativa e non qualcosa richiesto da un potenziale truffatore.
  2. Il sistema chiederà all’utente di riavviare lo smartphone ed effettuare nuovamente l’autenticazione.
  3. Partirà un conto alla rovescia obbligatorio di ben 24 ore, necessarie per ulteriori verifiche.
  4. Passate le 24 ore, l’utente dovrà confermare la propria identità (tramite autenticazione biometrica o PIN) prima di potere procedere con l’effettiva installazione.

Google sideloading

L’obiettivo è colpire gli sviluppatori

Google sta fondamentalmente dividendo le app per Android in due macro-categorie. Da una parte, ci sono le app provenienti dagli sviluppatori “verificati” (e questo processo di verifica è stato già implementato), ovvero quegli sviluppatori che decidono di pagare la tassa di registrazione al colosso di Mountain View e inviare un documento d’identità, che saranno ancora disponibili per l’installazione “tradizionale” anche al di fuori del Play Store.

Dall’altra parte ci le app provenienti dai piccoli sviluppatori, quelli che sviluppano per hobby e quelli che mettono a punto progetti open-source gratuiti. Chi non vorrà o non potrà inviare i propri documenti a Big G, metterà gli utenti di fronte al muro delle 24 ore.

Google ha però previsto la creazione di account particolari per la “distribuzione limitata”: questi account sono gratuiti, pensati per progetti amatoriali o universitari, ma impongono un limite severissimo circa la diffusione dell’app stessa che potrà essere condivisa su un massimo di 20 dispositivi.

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Maggiore sicurezza per Android o “Apple-izzazione”?

Come dicevamo poco sopra, la motivazione ufficiale fornita da Google dietro tutti questi cambiamenti è la sicurezza degli utenti: Big G punta a fermare quelle truffe telefoniche in cui i malintenzionati mettono fretta alle vittime, convincendole a disattivare le protezioni dallo smartphone e a installare malware che gli consentano di rubare i dati bancari. Il muro delle 24 ore dovrebbe risolvere questo problema, spezzando il clima di “emergenza” creato dai truffatori.

La reazione dell’intera community, tuttavia, è stata molto negativa. Già a fine ottobre 2025, F-Droid (noto repository open source alternativo), parlava di fake news diffusa da Google relativamente al fatto che il sideloading non sarebbe morto su Android.

Tutti temono che Google voglia chiudere Android all’interno di quella “gabbia dorata” che per tanti anni ha racchiuso l’ecosistema di Apple, diventando lo “sceriffo” anche per l’installazione delle app che provengono da fuori rispetto al Play Store.

Richiedere i documenti agli sviluppatori minaccia l’anonimato, vitale per attivisti e giornalisti sotto regimi autoritari. In più, c’è chi sospetta che queste barriere servano principalmente a far sparire e/o ostacolare app indipendenti che consentono di aggirare gli abbonamenti (sempre più diffusi) ai servizi premium della stessa Google.

L’unica “consolazione”, se vogliamo così dire, è che l’installazione manuale da PC tramite ADB non subirà limitazioni: questo, probabilmente, perché Big G dà così parvenza che per gli utenti più esperti e pienamente consapevoli non cambi effettivamente nulla.

Quando entrerà in vigore questa novità?

Come anticipato, queste modifiche entreranno in vigore nel mese di settembre. Già da aprile è disponibile il nuovo processo di verifica degli sviluppatori, mentre nel corso del mese di giugno verrà introdotto l’accesso anticipato agli account per la distribuzione limitata (quelli dedicati a studenti e appassionati).

Nel mese di agosto 2026, gli account per la distribuzione limitata passeranno alla seconda fase (il lancio effettivo, seppur limitato), mentre avverrà il lancio a livello globale della versione avanzata del flusso di lavoro per gli utenti esperti.

Entro il 30 settembre 2026, le app dovranno essere registrate e provenire da sviluppatori verificati per potere essere installate senza il muro delle 24 ore sui dispositivi Android certificati: si partirà da Brasile, Indonesia, Singapore e Thailandia. Le restanti app, potranno essere installate manualmente tramite ADB o con il flusso avanzato.

Questa nuova procedura di sideload delle app verrà estesa a livello globale a partire dal prossimo anno. Di conseguenza, noi siamo ancora “salvi” per un po’. Mancano in ogni caso pochi mesi a questo storico cambiamento di Android.