Un nuovo report internazionale riapre il dibattito sulla durata e riparabilità degli smartphone, mettendo sotto accusa due dei principali produttori mondiali: Samsung e Apple. Secondo lo studio “Failing the Fix 2026”, pubblicato dalla US PIRG Education Fund, i dispositivi delle due aziende risultano tra i meno riparabili sul mercato.
Nel dettaglio, Apple ottiene un punteggio D-, il più basso tra i brand analizzati, mentre Samsung si ferma poco sopra con un D. Si tratta di risultati che collocano i due colossi in fondo alla classifica, ben distanti da concorrenti come Motorola, che guida la graduatoria con un B+, e Google, che si posiziona a metà con un C-.
Il report si basa su un nuovo sistema di valutazione introdotto dall’Unione Europea, che punta a misurare in modo più realistico quanto sia semplice riparare uno smartphone nella vita quotidiana.
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Il nuovo sistema EPREL cambia le regole del gioco


Alla base della valutazione c’è il sistema EPREL, il registro europeo che raccoglie informazioni su efficienza e sostenibilità dei prodotti. Rispetto ai metodi precedenti, come l’indice francese di riparabilità, EPREL introduce criteri più severi e dettagliati.
Tra i fattori presi in considerazione troviamo la facilità di smontaggio, l’utilizzo di strumenti standard, la disponibilità dei pezzi di ricambio, l’accesso alla documentazione tecnica e la durata del supporto software. In particolare, la facilità di apertura del dispositivo ha un peso determinante nel punteggio finale.
Proprio questo cambio di metodologia sembra aver penalizzato soprattutto Samsung e Apple. Uno degli aspetti più critici riguarda la comunicazione del supporto software: nonostante entrambe le aziende offrano aggiornamenti per periodi più lunghi, nei dati ufficiali dichiarano solo il minimo richiesto dalla normativa europea, pari a cinque anni. Questo comportamento si traduce automaticamente nel punteggio più basso per quella categoria.
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Quello che pesa è anche il comportamento delle aziende
Il report non si limita ad analizzare gli aspetti tecnici dei dispositivi, ma prende in considerazione anche il comportamento delle aziende nel contesto più ampio del diritto alla riparazione. In particolare, vengono penalizzati i produttori che fanno parte di associazioni industriali contrarie alle normative sul “Right to Repair”.
Sotto questo aspetto, sia Apple che Samsung perdono ulteriori punti, contribuendo al risultato finale negativo. Si tratta di un elemento sempre più centrale nel dibattito tecnologico globale, con consumatori e istituzioni che chiedono maggiore trasparenza e accesso alle riparazioni.
Non mancano però alcune criticità nel report. Il campione analizzato non è uniforme: Samsung, ad esempio, è stata valutata su un numero ridotto di dispositivi, mentre per Google sono stati considerati solo i modelli più recenti. Inoltre, il sistema EPREL non tiene conto del costo dei pezzi di ricambio, un fattore decisivo per molti utenti quando si tratta di scegliere tra riparare o sostituire uno smartphone.
Nonostante i limiti, il report rappresenta un segnale importante per l’intero settore. La crescente attenzione verso sostenibilità e riparabilità potrebbe spingere i produttori a rivedere le proprie strategie, migliorando l’accessibilità alle riparazioni e la durata dei dispositivi.
Per aziende come Samsung e Apple, da anni leader del mercato globale, si tratta di una vera e propria sfida: mantenere elevati standard di design e innovazione senza compromettere la possibilità di intervenire facilmente sui dispositivi.
Il tema della riparabilità è destinato a diventare sempre più importante, soprattutto in Europa, dove normative e sistemi di valutazione come EPREL stanno ridefinendo le regole del mercato. E i consumatori, sempre più consapevoli, potrebbero iniziare a scegliere i brand che sapranno offrire prodotti non solo performanti, ma anche più sostenibili e longevi.

