C’è un’azienda finlandese che da oltre dieci anni lavora per offrire una terza via nel mondo degli smartphone. Si chiama Jolla, e il suo sistema operativo (Sailfish OS, basato su Linux) non ha mai smesso di evolvere nonostante vicissitudini piuttosto complicate. Oggi quella stessa azienda torna sul mercato con un nuovo dispositivo che porta lo stesso nome del suo celebre predecessore: Jolla Phone. Ma con quali caratteristiche?

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Una storia complessa che ha portato a un rilancio convinto del progetto

Come abbiamo anticipato, il percorso di Jolla verso questo lancio è stato tutt’altro che lineare. Dopo il successo relativo del primo dispositivo e le difficoltà legate al suo tablet del 2015, l’azienda aveva sfiorato il fallimento, riconvertendosi nella distribuzione in licenza di Sailfish OS a case automobilistiche e governi. Tra i clienti figurava anche la Russia, per un rapporto interrotto dopo l’invasione dell’Ucraina. Una successiva ristrutturazione ha portato alla nascita di una nuova entità, Jollyboys, che ha rilevato gli asset dell’azienda originale.

Il ritorno all’hardware era già cominciato nel 2024 con il Jolla C2, sviluppato in collaborazione con un partner turco. Un’esperienza che, al di là dei risultati specifici, ha convinto il management che valesse la pena scommettere su un prodotto interamente made in Finland. Il nuovo Jolla Phone viene infatti assemblato a Salo, la stessa città dove Nokia produceva i propri telefoni fino a circa un decennio fa.

La scelta di Linux

A costituire uno degli elementi di maggiore interesse della proposta di Jolla non è l’hardware, ma il sistema operativo. Sailfish OS si distingue bene da altri approcci che hanno cercato l’indipendenza da Google, come GrapheneOS o /e/OS, perché non deriva dall’Android Open Source Project: è infatti costruito direttamente su Linux, abbattendo così ogni legame strutturale con Google.

Naturalmente, è possibile eseguire applicazioni Android, anche se la compatibilità non è garantita al cento per cento. Inoltre, per facilitare la transizione degli utenti meno tecnici, durante la configurazione iniziale il telefono propone l’installazione di microG, un progetto open source che replica i servizi Google senza richiedere il Play Store.

Va però detto che Sailfish OS presenta anche dei limiti evidenti. Rispetto a soluzioni come GrapheneOS, che isola ogni applicazione in una sandbox dedicata, il sistema di Jolla offre un livello di compartimentazione inferiore.

Hardware di buon livello, con un’anima finlandese

Il nuovo Jolla Phone costa 649 euro e al Mobile World Congress 2026 di Barcellona sono stati resi noti tutti i dettagli tecnici.

In particolare, il processore è un MediaTek Dimensity 7100 5G di fascia media, affiancato da 8 o 12 GB di RAM prodotti dalla sudcoreana SK Hynix e da 256 GB di memoria interna. Lo schermo AMOLED da 6,36 pollici con risoluzione Full HD offre una buona qualità visiva. Le fotocamere posteriori montano sensori Sony da 50 e 13 megapixel, mentre quella frontale arriva a 32 megapixel. La batteria da 5.500 mAh è generosa; la connettività si ferma al Wi-Fi 6 e al Bluetooth 5.4, senza supporto Wi-Fi 7.

Uno degli elementi più originali del dispositivo è poi il ritorno delle cosiddette The Other Half, cover intercambiabili dotate di connettori fisici che permettono di espandere le funzionalità del telefono. Nel modello originale erano già presenti, e la community di utenti le aveva usate per creare accessori particolari come display secondari o tastiere fisiche.

Oggi le cover possono essere co-progettate e stampate in 3D attraverso il programma di innovation dell’azienda. Peraltro, una cover removibile rende la batteria sostituibile dall’utente, per quella che è una caratteristica quasi scomparsa nel mercato attuale degli smartphone.

Un prodotto di nicchia

Il presidente di Jolla Group, Antti Saarnio, rimane comunque realista sulle prospettive: il Jolla Phone resterà un prodotto rivolto a una minoranza di utenti consapevoli e motivati. Chi usa Android o iOS da anni difficilmente cambierà in massa. Ma Saarnio vede questo lancio come un primo passo, in attesa che nuovi fattori di forma, legati anche all’intelligenza artificiale, rimescolino le carte nel settore mobile.

In questo senso, Jolla sta già lavorando su Mind2, un dispositivo AI orientato alla privacy che elabora i dati in locale senza ricorrere al cloud, interfacciandosi con email e calendario attraverso un’interfaccia conversazionale. Il nuovo telefono non includerà funzionalità AI al lancio, ma l’integrazione è prevista entro fine anno.

A proposito di tendenze, non sfugge nemmeno come altre aziende si stiano muovendo in direzioni non dissimili. La francese Murena propone /e/OS, il canadese GrapheneOS ha recentemente stretto una partnership con Motorola, e la svizzera Punkt ha presentato al CES 2026 una collaborazione con ApostrophyOS. In questo scenario, uno smartphone finlandese che gira su Linux, assemblato nella città che fu sede di Nokia e venduto senza un account obbligatorio, non passa certo inosservato.