Il mondo della sicurezza Android potrebbe essere appena entrato in una nuova fase, i ricercatori di ESET hanno infatti individuato quella che viene descritta come la prima famiglia di malware Android nota a integrare un modello di intelligenza artificiale generativa direttamente nel proprio flusso di esecuzione.
Il nome della minaccia è PromptSpy e, stando a quanto emerso, sfrutta il modello Google Gemini per adattare dinamicamente il proprio comportamento in base al dispositivo infetto; non si tratta dunque solo di malware con codice predefinito, ma di un software malevolo capace di interrogare un LLM per decidere come agire.
Un salto concettuale non da poco, anche se, come vedremo, al momento il rischio concreto per gli utenti sembra piuttosto limitato.
Indice:
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Come funziona PromptSpy
Secondo il report, PromptSpy rappresenta il primo esempio noto di malware Android che utilizza un modello di intelligenza artificiale generativa durante l’esecuzione, e non solo in fase di sviluppo o per creare contenuti di phishing.
Nel dettaglio, il malware:
- invia a Gemini un prompt testuale
- allega un dump XML della schermata corrente (con elementi UI visibili, etichette di testo, classi e coordinate)
- riceve in risposta istruzioni strutturate in formato JSON
- esegue le azioni suggerite tramite il servizio di accessibilità di Android
- ripete il ciclo finché l’obbiettivo non viene raggiunto
L’obbiettivo, in questo caso, è ottenere la persistenza bloccando l’app nell’elenco delle applicazioni recenti; su molti dispositivi Android infatti, è possibile fissare un’app in memoria per evitarne la chiusura durante la pulizia della RAM o quando si utilizza il comando Cancella tutto.
Il problema per gli autori di malware è che la procedura varia da produttore a produttore: menù differenti, etichette diverse, percorsi non uniformi; ed è qui che entra in gioco l’IA, anziché affidarsi a script rigidi che funzionano solo su determinati modelli, PromptSpy chiede direttamente a Gemini come interagire con l’interfaccia visualizzata. In pratica, il malware si adatta in tempo reale al dispositivo su cui gira.
Non solo IA, PromptSpy è anche uno spyware completo
Al di là della componente futuristica, PromptSpy è a tutti gli effetti uno spyware, include infatti un modulo VNC integrato che consente agli attaccanti di ottenere accesso remoto al dispositivo, a patto che vengano concesse le autorizzazioni di accessibilità.
Secondo quanto riportato, il malware può:
- caricare l’elenco delle app installate
- intercettare PIN o password della schermata di blocco
- registrare la schermata di blocco con pattern
- catturare screenshot su richiesta
- registrare l’attività dello schermo e i gesti dell’utente
- monitorare quale app sia in primo piano
Per rendere più complessa la rimozione, quando l’utente tenta di disinstallare l’app o revocare le autorizzazioni, il malware sovrappone rettangoli trasparenti e invisibili sui pulsanti, intercettando i tocchi e impedendo l’operazione.
In caso di infezione, i ricercatori spiegano che l’unico modo per rimuoverlo è riavviare il dispositivo in modalità provvisoria, così da disabilitare temporaneamente le app di terze parti.
È una minaccia reale?
ESET ha dichiarato di non aver ancora osservato PromptSpy o il suo dropper nella propria telemetria, questo potrebbe significare che si tratta di un proof-of-concept, oppure di una campagna estremamente limitata.
Tuttavia, alcuni campioni sarebbero stati distribuiti tramite domini dedicati e attraverso un sito che impersonava JPMorgan Chase, elemento che lascia aperta la possibilità di utilizzo in attacchi reali.
Nel frattempo, Google ha rilasciato una dichiarazione ufficiale chiarendo che:
In base alle nostre attuali rilevazioni, su Google Play non è stata rilevata alcuna app contenente questo malware. Gli utenti Android sono automaticamente protetti dalle versioni note di questo malware da Google Play Protect, attivo di default sui dispositivi Android con Google Play Services. Google Play Protect può avvisare gli utenti o bloccare le app che notoriamente mostrano comportamenti dannosi, anche quando provengono da fonti esterne a Play.
Al momento dunque, il rischio per l’utente medio appare molto basso.
Perché questo caso è comunque importante
Al di là della diffusione effettiva, PromptSpy segna un punto di svolta concettuale: l’intelligenza artificiale generativa non viene più utilizzata soltanto per scrivere email di phishing o creare siti fraudolenti, ma inizia a influenzare direttamente il comportamento del malware in tempo reale.
Questo significa attacchi potenzialmente più dinamici, meno prevedibili e più difficili da contrastare con firme statiche. Se finora i malware Android si basavano su logiche hardcoded, l’integrazione di un LLM consente agli attaccanti di delegare parte del processo decisionale a un sistema capace di interpretare il contesto.
Non è dunque chiaro quanto rapidamente questo approccio verrà adottato su larga scala, ma il precedente è stato creato.
Cosa devono fare gli utenti Android
Come spesso ripetiamo, soprattutto in casi come questo, è sempre bene installare app solo da fonti affidabili (preferibilmente il Google Play Store), non concedere permessi di accessibilità ad app sospette, mantenere sempre attivo Google Play Protect, e aggiornare regolarmente il sistema operativo e le app.
Molti di voi potrebbero pensare che si tratti di uno scenario da film di fantascienza, e in parte lo è, ma rappresenta anche un’evoluzione naturale del panorama delle minacce; se l’IA diventa sempre più accessibile, è inevitabile che venga sfruttata anche in ambito malevolo.
Per ora PromptSpy sembra un caso isolato e a diffusione limitata, ma dimostra che la sicurezza Android sta entrando in una nuova fase; sarà interessante capire come Google e l’intero ecosistema reagiranno a questa nuova generazione di malware assistiti dall’intelligenza artificiale.
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